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IL REPORT

Il venture capital batte la “bolla” delle dotcom: nel 2018 investiti 131 miliardi di dollari

Crescono i mega-deal oltre 100 milioni mentre il mercato dell’exit vale 122 miliardi, un altro record. Nel 2019 il venture capital americano ha ancora molte risorse da spendere, ma le incertezze politiche e le fluttuazioni in Borsa possono rendere gli investitori più cauti e limitare le Ipo

10 Gen 2019

Patrizia Licata

giornalista

L’industria americana del venture capital ha toccato un nuovo record nel 2018  spendendo 130,9 miliardi di dollari per le start-up con sede negli Stati Uniti, secondo i dati pubblicati da Pitchbook e la National venture capital association. Il massimo storico finora ineguagliato si era registrato nel 2000 con 100 miliardi di dollari di investimenti di venture capital.

La spesa del venture capital nel 2018 supera di ben il 57% quella del 2017 (83 miliardi di dollari); l’attività di venture fundraising è ai massimi storici a quota 55,5 miliardi di dollari. A crescere è il valore delle transazioni, non il loro numero, che è in flessione (8.949  deal nel 2018, 9.400 deal nel 2017). Le transazioni di valore superiore ai 100 milioni sono, però, aumentate di oltre il 91% per un totale di 199.

Le dimensioni medie di ciascun deal e le valutazioni sono aumentate su tutte le fasi di investimento.  Gli accordi angel & seed e early stage sono cresciuti rispettivamente del 15% e del 22,9% in valore. La parte del leone la fanno però gli accordi di late stage, pari al 62,7% del valore totale. Tra i mega-deal ci sono il round da 1,3 miliardi di dollari chiuso da Epic Games e il finanziamento Series F da 871 milioni per Instacart.

“C’è molto denaro in competizione per un numero finito di imprese e questo fa salire i prezzi”, ha osservato Cameron Stanfill, analista di Pitchbook e co-autore dello studio PitchBook-Nvca venture monitor, in un’intervista con Cnbc.com.

La forza del mercato del venture capital negli ultimi anni ha anche portato a un sostenuto mercato dell’exit, che ne 2018 registra un valore totale di 122 miliardi di dollari. Le Ipo hanno restituito oltre il 50% del valore delle exit per il secondo anno consecutivo.

Il report cita alcuni dei contratti che hanno trainato il valore complessivo dell’attività di exit, come l’acquisizione di Github da parte di Microsoft per 7,5 miliardi di dollari, l’acquisizione di Duo Security da parte di Cisco per 2,35 miliardi e l’Ipo di Moderna Therapeutics da 604 milioni di dollari, la più grande quotazione per una società del biotech finora.

In generale le Ipo sostenute dal capitale di ventura hanno registrato un andamento molto positivo nel 2018 e costituiscono più della metà del valore del mercato dell’exit; tuttavia, la volatilità delle Borse degli ultimi mesi può ridurre l’attività sui listini perché gli investitori vogliono essere sicuri dei fondamentali, si legge nello studio.

Inoltre, poiché i capitalisti di ventura spendono così tanto all’inizio per sostenere le start-up, ottenere un ritorno sull’investimento diventa sempre più difficile. Il business su cui i venture capitalist puntano con esborsi così massicci deve poi crescere parecchio per garantire gli stessi profitti che ottenevano una decina di anni fa, nota Stanfill su Cnbc.com.

Il ceo di PitchBook, John Gabbert, sottolinea le preoccupazioni di alcuni investitori che pensano che l’eccesso di capitale gonfi le valutazioni e il valore dei round di finanziamento lasciando temere una correzione nel 2019, soprattutto se il contesto politico e economico sarà meno favorevole. “Ad ogni modo l’attività di investimento proseguirà probabilmente senza sosta”, aggiunge Gabbert; “il venture capital ha molti soldi da investire”.

Il ceo di Silicon Valley Bank, Greg Becker, mette però in guardia dall’eventualità che il sentimento degli investitori passi dall’audace ricerca del guadagno alla paura del futuro. Già lo shutdown in corso nel governo federale significa che l’ente di vigilanza della Borsa, la Securities and exchange commission, è bloccato e le procedure per le quotazioni sono ferme; alcune Ipo previste per gennaio sono rimandate, rivela PitchBook.

Alle incertezze si aggiunge il severo scrutinio imposto dal governo federale sulla presenza di investitori esteri negli Stati Uniti con la nuova legge Firrma (Foreign investment risk review modernization act) che ha aumentato i poteri del Cfius (Committee on foreign investment) e le complessità burocratiche per i fondi di investimento e i processi di finanziamento delle imprese.

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