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50 anni di storia “spaziale” in mostra all’Ara Pacis

05 Ott 2011

Telespazio nell’'ambito delle iniziative promosse per
celebrare i 50 anni dalla fondazione della società, presenta al
Museo dell’'Ara Pacis di Roma, dal 19 al 21 ottobre 2011, la
mostra "“Telespazio –50 Anni di Storia Spaziale"”.

La mostra, ideata e curata da Telespazio, ripercorrerà – con
l'’ausilio di immagini d’'epoca, di installazioni e di un
documentario realizzato da Rai Storia – le tappe più significative
dei 50 anni di vita della società, costituita il 18 ottobre 1961
grazie alla lungimiranza di Italcable e Rai per aprire
all'’Italia le porte dello Spazio, e far così partecipare il
nostro Paese alle sperimentazioni di nuove forme di
telecomunicazioni attraverso i satelliti artificiali.

Quando nella Piana del Fucino, in Abruzzo, furono poste nel 1962 le
fondamenta di quello che sarebbe diventato il centro spaziale più
grande al mondo, gli ingegneri di Telespazio, guidati da Piero
Fanti, già intuivano le possibilità straordinarie offerte dalle
moderne comunicazioni, che grazie ai satelliti potevano
materializzare prospettive e sogni indicati nel 1945 dallo
scienziato e scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke. Tre
satelliti in orbita intorno alla Terra sul piano equatoriale e
distanziati di 120 gradi – aveva calcolato Clarke – avrebbero reso
la comunicazione globale e istantanea. Ed è quello che è
accaduto.

L’'evoluzione delle telecomunicazioni dagli anni ’60 ad oggi
ha avuto, infatti, enormi ricadute sulla vita di milioni di
persone. Basti pensare alla televisione, che con l’'avvio
delle trasmissioni via satellite in mondovisione ha avvicinato i
continenti consentendo la visione contemporanea di avvenimenti
sportivi – come le Olimpiadi del ’'68 e i Mondiali di Calcio
nel ’'70 – o eventi epocali, come lo sbarco sulla Luna il 20
luglio 1969. Ed è curioso ricordare – –a testimonianza del grande
impatto avuto sull’'opinione pubblica dalle nuove
comunicazioni satellitari – che il pallone usato dalla Fifa per i
mondiali messicani del ’70 fu chiamato appunto “Telstar”,
ispirato nel nome e nei colori dal satellite lanciato nel 1962 e
che offrì l’'opportunità storica di effettuare le prime
trasmissioni telefoniche e televisive tra Europa e Stati Uniti.

Tutto ciò viene raccontato all'’Ara Pacis con un percorso
che, attraverso cinque sezioni rappresentative ognuna di un
decennio di storia spaziale, si snoda lungo due binari paralleli:
da un lato si racconteranno le tappe principali della crescita di
Telespazio e dell’'industria spaziale italiana, con il
progressivo sviluppo di tecnologie e competenze sempre più
complesse dettate dall’'evoluzione del mondo delle
telecomunicazioni e dei servizi spaziali. Dall'’altro lato si
rappresenteranno i momenti salienti della storia della conquista
dello spazio: dal primo volo di Gagarin allo sbarco sulla Luna,
dalla Stazione Spaziale Internazionale alle nuove costellazioni
satellitari Cosmo-SkyMed e Galileo, fino alla futura conquista di
Marte.

Una sezione della mostra dell’'Ara Pacis sarà dedicata
all’osservazione della Terra, con l’'installazione video
“Love Planet Earth” – gentilmente concessa per l’'occasione
dal Comitato Italia 150 ed è attualmente visibile anche presso la
mostra "Stazione Futuro. Qui si rifà l'Italia"
presso le Officine Grandi Riparazioni a Torino. Realizzata con
immagini satellitari ad altissima risoluzione,
l'’installazione consente un volo virtuale che partendo dallo
spazio porterà i visitatori ad esplorare alcuni dei luoghi più
spettacolari del nostro pianeta, sorvolando con l’'occhio dei
satelliti oceani, fiumi, deserti, foreste e città.

Ognuna delle grandi immagini presentate introduce una tematica di
interesse ambientale, che grazie alla tecnologia spaziale oggi è
possibile monitorare, studiare e controllare. Alla bellezza delle
immagini satellitari della Terra si contrappone la drammaticità di
alcuni dei temi affrontati: la desertificazione, l'uso
intensivo delle risorse, lo scioglimento dei ghiacciai,
l’'espansione delle megalopoli, la deforestazione, l'’uso
del territorio e i danni irreversibili che provoca al paesaggio.