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LO STUDIO

5G, ecco le chiavi del successo per le telco. Senza regalare tutti i vantaggi agli Over the top

Strand Consult delinea le strategie per gli operatori. Contro il rischio dumb pipe che remunera Apple e gli Ott, bisognerà fare “ecosistema”, cambiare business model e cercare il consolidamento. Sferzata al regolatore Ue: con Gdpr, roaming e net neutrality accumulati cinque anni di ritardo per il 5G europeo

09 Ott 2018

Patrizia Licata

giornalista

Il 5G è molto più che un’infrastruttura per le telecomunicazioni mobili: per il successo commerciale non basta che gli operatori di Tlc costruiscano la rete; i volumi di traffico e, soprattutto, i nuovi guadagni promessi dalle alte velocità e basse latenze delle comunicazioni 5G non arriveranno automaticamente. Lo scrive Strand Consult nel nuovo studio intitolato “How to maximize 5G: Best practices for infrastructure, regulation and business models”. Occorre “evitare la situazione in cui l’iPhone si prende, di nuovo, tutto il guadagno“, ammoniscono gli analisti.

No dunque a un nuovo 3G o 4G, sbandierati come forieri di una nuova era delle comunicazioni mobili che però non hanno generato crescita delle revenue per le telco, tanto che l’Arpu medio è in calo da 18 anni. Per riuscire a incrementare i guadagni e dare senso all’investimento nelle reti 5G le strategie delle telco dovranno tener presenti 10 fattori che sono garanzia di successo.

Il primo è l’ecosistema: il 5G è una rete di parti interconnesse – fornitori, reti, servizi, device, clienti e così via. E’ l’interazione dei vari elementi che crea valore: Strand Consult ricorda che ad oggi le telco hanno costruito le reti, ma sono i device e i servizi che generano il guadagno. Col 5G si potrebbe riportare in equilibrio il peso dei diversi elementi sulla creazione di valore.

Secondo fattore (collegato al primo): le telco devono scegliere quale ruolo giocano nella value chain. Costruiranno le reti per Apple, Amazon e gli Over the top come Google, Facebook, Netflix, che si prendono tutti i gudagni senza partecipare ai costi di roll-out? I servizi del 5G devono essere più “intelligenti”: le telco potrebbero fornire loro servizi e contenuti o fare da aggregatori.

Terzo punto è il business model: anche questo deve essere intelligente o “creativo” per evitare il rischio “dumb pipe”.

Quarto, la concorrenza: nel breve e nel medio termine il 5G avrà un impatto sul mercato della banda larga fissa, che i consumatori potrebbero in parte abbandonare a favore di connessioni wireless, ammonisce Strand Consult. Ne dovranno tenere conto le telco ma anche i regolatori, modificando la definizione di banda larga.

Quinto fattore è proprio la regulation: il successo del 5G sarà “mediato” dal livello e dalla qualità della normativa, che dividerà i paesi in due blocchi, quelli che danno sostegno al 5G e quelli che non lo danno. Cina, Sud Corea e Giappone si sono già messi nel primo blocco. L’Ue, secondo Strand Consult, scivola sempre più nel secondo aggiungendo regole su regolenet neutrality, roaming, Gdpr, eccetera – “causando un ritardo sulla roadmap di cinque anni“. Negli Stati Uniti, la Fcc ha fatto del 5G una priorità col programma “FAST”.

Sesto fattore chiave: lo spettro, che il 5G può sfruttare in modo più efficiente. Si tratta di un’opportunità importante per gestire la complessità delle reti.

Settimo: l’implementazione dell’infrastruttura. E’ il costo più alto per gli operatori mobili e in un caso su cinque, stima Strand Consult, le difficoltà sono peggiorate dalle trafile burocratiche per le autorizzazioni all’utilizzo o all’affitto di terreni. Mettere le autorizzazioni sulla corsia veloce può ridurre del 20% per le telco mobili i costi di affitto connessi con il deployment del 5G.

Ottavo elemento cruciale per il successo del 5G è il consolidamento. Un’altra sferzata di Strand Consult alle politiche antitrust europee: il 5G è un’opportunità di aggiornare la normativa e consentire più operazioni di fusione e acquisizione come mezzo per ottenere aumentata efficienza delle reti e di conseguenza migliore copertura e prezzi più bassi per gli utenti. Se i paesi vogliono che gli operatori investano miliardi di dollari in spettro e infrastrutture dovranno essere più flessibili sulle operazioni di mercato che consolidano asset complentari.

Nono punto segnalato da Strand Consult sono le nuove tipologie di network ownership rese possibili dal 5G. Il nuovo standard mobile potrebbe portare alcuni operatori mobili a dividere le operazioni retail a quelle per il mercato business dando vita a dei “carrier dei carrier”. Oppure operatori della fibra ottica Ftth potrebbero estendere la loro rete con il 5G e impattare la concorrenza sul mercato mobile. L’Italia, insieme a Norvegia e Danimarca, è considerata un mercato da “osservare” per questo genere di evoluzioni.

Decimo fattore: gli operatori dovranno costruire una distribuzione ottimizzata e cost-effective che rende tutti i segmenti di mercato profittevoli. Occorrerà tagliare sui costi di marketing e vendita.

Bene oggi investire per spettro, tecnologie e infrastrutture 5G, conclude Strand Consult. Ma ora gli operatori mobili devono adottare strategie mirate e ben ponderate per ottimizzare i benefici attesi con le nuove reti mobili, trovando nuovi partner, nuovi modelli di business, risposte più efficaci alle sfide regolatorie ed estrarre quel valore che finora è finito nelle tasche di aziende non telecom.

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