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#5G360SUMMIT

5G, fatte le reti bisognerà fare i servizi

Il 2019 l’anno del “rodaggio” prima del debutto vero nel 2020: le partnership tra imprese la leva su cui fare forza anche a fine sperimentazioni. Per l’Italia un’occasione per tornare a fare la parte del leone a livello internazionale

13 Dic 2018

Patrizia Licata

giornalista

Fatte le reti 5G occorrerà fare i servizi e qui la chiave di volta saranno le partnership tra imprese: lo ha affermato Antonio Capone, Professore Ordinario di Telecomunicazioni presso il DEIB – Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria, Politecnico di Milano, aprendo la tavola rotonda su “Il traino dei servizi e le tecnologie” all’interno del summit “5G: L’Italia sarà leader?” organizzato oggi a Roma dal gruppo Digital360.

“I servizi commerciali 5G arriveranno nella seconda metà del 2019, ma già oggi con i test ci prepariamo alle sfide prossime della tecnologia, come il network slicing e l’edge computing, che cambia radicalmente l’approccio ai servizi“, ha dichiarato Capone. “Con le sperimentazioni possiamo già lavorare sulle evoluzioni e scrivere il futuro di molte tecnologie legate al 5G, ma intanto quello che serve sono le alleanze e le use case per il livello applicativo”.

Il 5G consente oggi di accedere ad applicazioni quali realtà virtuale, realtà aumentata, modelli 3D, gaming, education e manutenzione in ambito industriale, che fanno leva sulle velocità superiori e la bassissima latenza garantite dal 5G; automotive e Industria 4.0 sono i principali settori su cui si concentrano i casi d’uso. Anche nella Internet of things “le tecnologie e la domanda ci sono, ma il boom non è arrivato perché per fare questo tipo di applicazioni servono partnership e integrazioni di sistema per guidare la crescita del mercato”, ha concluso Capone.

La realtà aumentata, virtuale e mixed reality sono l’ambito applicativo su cui lavora WeAR, come illustrato dal CEO & Founder Emanuele Borasio: “Noi le usiamo come strumento per il trasferimento di competenze dalle figure senior e abbiamo osservato che la realtà aumentata per la formazione funziona anche con gli utenti che non sono nativi digitali. Oggi basta lo  smartphone, in futuro si useranno smart glass e altri dispositivi indossabili. Ma la disponibilità di reti 5G fa già la differenza”, ha aggiunto Borasio: senza la velocità e la bassa latenza del nuovo standard applicazioni così avanzate non sono realmente fruibili. “Il 2019 sarà proprio l’anno delle sperimentazioni e dello sviluppo applicativo“, ha concluso il Ceo di WeAR.

Il 2019 sarà anche l’anno in cui partirà la commercializzazione del 5G in Europa, ha ricordato Serafino Abate Director, Competition Economics, Government and Regulatory Affairs, di Gsma, l’associazione mondiale degli operatori mobili, che rappresenta realtà anche dei paesi asiatici in fase di testing avanzato sul 5G. “Prevediamo che nel 2025 in Europa si arriverà a 204 milioni di connessioni 5G (il 29% del totale); partiamo da una base di mezzo milione”, ha osservato Abate. Negli Usa, però, circa metà delle connessioni sarà 5G nel 2025 e l’Asia probabilmente si porterà ancora più avanti. I fattori competitivi sono la disponibilità di spettro in misura e qualità adeguata, la presenza di imprese con economie di scala, fattori sistemici come capacità di attrarre gli investimenti: “Senza questi fattori è difficile competere”, ha indicato Abate: “L’Italia è una delle maggiori economie d’Europa, deve puntare a essere leader sull’industrializzazione digitale”.

Per Huawei, tra i protagonisti delle sperimentazioni 5G in Italia, l’economia e le tlc crescono se ci sono gli investimenti, ha affermato Luigi De Vecchis, Presidente, Huawei Italia. De Vecchis ha osservato che in Italia c’è un sistema di imprese pubbliche e private che sta realizzando le applicazioni per il 5G: al momento l’adozione non è elevata e occorre ancora spingere sulla domanda, ma investire e sperimentare dà alle imprese italiane la possibilità di tornare globali, di fare business sul mercato internazionale. “Huawei, che in Italia ha anche dei centri di ricerca, dà alle imprese aiuto in forma di tecnologie, competenze e mercato globale”, ha sottolineato De Vecchis. “Huawei è già alla seconda generazione dell’intelligenza artificiale e lavora su due obiettivi: renderne facile l’uso e abbassarne i costi”, ha concluso il top manager del colosso cinese; imprese e governi sono chiamati ora a impegnarsi per studiare le interazioni uomo-macchina e cogliere i vantaggi di efficienza e costi che si possono ottenere.

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