VERSO IL 5G

5G, i phablet la prova del nove

Nati in Corea del Sud, i device extralarge sono strategici in un mercato in cui il contenuto fa la parte del leone nell’utilizzo delle reti telefoniche veloci. E la flessione di tablet e pc spinge le vendite

17 Set 2014

Antonio Dini

Cresce il telefonino. Non c’era bisogno che lo dicesse Apple con la sua nuova generazione di smartphone: in Asia se ne sono accorti da almeno cinque anni e gli apparecchi con schermi da 4,5, 5 e anche 6 pollici che sembravano esagerati fino a un paio di anni fa adesso stanno diventando la norma anche da noi. La febbre del phablet (parola ibrida che indica il matrimonio tra “smart-phone” e “tablet”) nasce con un virus tutto coreano: l’idea di creare telefoni extra-large è venuta per prime infatti alle due grandi Chaebol di Seul: Samsung ed Lg.

Alla base il bisogno di difendersi dall’arrivo dell’iPad, il tablet di Apple lanciato sul mercato nel 2010 con schermo da 9,7 pollici. Nonostante Steve Jobs sostenesse che la misura delle prime cinque generazioni dell’iPhone (tutte 3,5 pollici) e quella dell’iPad fossero “perfette così”, nel 2012 anche Apple ha ridotto il tablet (l’iPad mini, ha uno schermo da 7,9 pollici) e poi aumentato il telefono (l’iPhone 5 e il 5s hanno uno schermo da 4 pollici). Il merito è stato soprattutto di Samsung, che fin dal 2010 ha commercializzato il Galaxy Tab 7.0 con schermo da 7 pollici e capace di telefonare. Mentre Apple ha scelto per anni la strada della divisione netta tra apparecchi telefonici e tablet, i coreani per differenziarsi hanno aperto una terza via in cui i due apparecchi convergono. A cui poi si è aggiunta una “quarta via”, per così dire, con i vari Galaxy Note sia della serie tablet che smartphone. Lg ha una struttura dell’offerta più semplice ma analoga e anche i giapponesi (segnatamente con Sony) e i cinesi e taiwanesi si sono ben presto accodati, producendo anche loro un’ampia teoria di apparecchi dagli schermi compresi tra i 5 e i 7 pollici e con capacità telefonica. Alla lista si è aggiunta anche Nokia, che prima dell’acquisizione da parte di Microsoft aveva messo in produzione una serie di phablet.

L’alluvione di apparecchi dai grandi schermi e capaci di telefonare dipende da tre fattori, spiegano i ricercatori coreani di Samsung. Da un lato il desiderio degli utenti di poter consumare sempre più contenuti di tipo video oppure di giocare. Con un phablet in tasca o nella borsetta (entrambe necessariamente di dimensione sempre più generosa) l’utente medio ha poi risolto i suoi problemi di convergenza degli apparecchi: basta telefoni minuscoli, ultrabook e tablet di grande formato. Si fa tutto su uno schermo unico, magari con l’aiuto anche del pennino, e poi si utilizza il phablet come telecomando per il televisore di casa. Perché l’utilizzo di banda Lte sempre più larga, i processori a quattro, sei o otto core e la memoria abbondante, senza contare gli schermi che costano sempre meno e le batterie sempre più efficienti, consentono di usare il phablet (e lo smartphone) meglio e di più. Ad esempio, come un set-top-box senza fili dello schermo piatto di casa per poter acquistare, registrare e proiettare wireless i programmi televisivi e film preferiti.
Infine, c’è un tema economico. In un momento di flessione sia del mercato tablet che di quello dei Pc, i phablet viaggiano a tutta birra: le vendite dei phablet previste per il 2014, infatti, secondo Bob O’Donnell di Technalysis Research veleggiano attorno ai 175 milioni di pezzi, contro i 165 milioni di tablet. In particolare, in Corea del Sud due terzi dei telefoni venduti sono phablet. Da un lato per il gusto crescente degli utenti di questo paese per i grandi schermi e dall’altro per l’offerta di modelli diversi e le promozioni messe in piedi da Oem e operatori.

Ma i Galaxy Note di Samsung e i G Flex di Lg non si vendono bene solo in Corea. Invece, i mercati che vedono crescere dietro ad Apple i telefoni di grandi dimensioni sono gli asiatici come Cina, Taiwan e Indonesia, ma anche il Brasile e l’Europa dell’Est. I dati di mercato indicano una crescente penetrazione di questo tipo di apparecchi e, se anche i numeri oscillano a seconda dei ritagli fatti dai diversi analisti e basati sul numero dei pollici dello schermo, la tendenza complessiva è decisamente chiara e va in questa direzione.

Anche un’analisi della dimensione media degli schermi degli smartphone indica chiaramente che i phablet si collocano al vertice del mercato in un processo di crescita non rapido ma costante: nel 2010 la dimensione media degli schermi dei telefoni cellulari intelligente era di 3,58 pollici, che a fine 2013 era arrivata poco sotto ai 4,6 pollici. E se la fascia mondiale di mercato occupata dai phablet è del 7% (misure dello schermo comprese tra 5 e 6,9 pollici), in Corea del Sud diventa il 41% del mercato. Nel Paese in cui il contenuto sta diventando il re dell’utilizzo delle reti telefoniche veloci, le dimensioni dello schermo contano.

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