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IL REPORT

5G, le stime di Etno: in Europa 140 milioni di connessioni nel 2025

E’ quanto emerge dal rapporto “State of digital communications” dell’associazione che riunisce le principali telco dell’area Ue. Il nuovo standard mobile sarà la chiave di volta per il miglioramento produttivo in tutta la catena del valore. E le connessioni IoT raggiungeranno il valore di 5,2 miliardi di euro

31 Gen 2019

Patrizia Licata

giornalista

Le grandi telco d’Europa hanno creato un valore aggiunto annuale di 139,4 miliardi di euro e pagato oltre 42 miliardi di euro di tasse nel 2017, investendo per creare i grandi abilitatori della società digitale: l’Europa ha raggiunto il 97% di copertura di ultra-banda larga, con connettività Internet a velocità superiori alla media globale (70.5 Mb per il fisso, 34.9 Mb per il mobile) e una sana concorrenza in ambito infrastrutturale. E’ quanto si legge nello studio “State of Digital Communications presentato dall’Etno, l’associazione che rappresenta le grandi aziende telecom europee, e realizzato dalla società di ricerche Analysys Mason.

Lo studio definisce i fornitori europei di reti e servizi digitali “un motore di crescita economica e sociale” ma sottolinea le trasformazioni epocali innescate da 5G e IoT e la necessità per l’Europa di affrontare le grandi sfide strategiche connesse con l’accresciuta necessità di investimenti di rete, il mutamento delle condizioni di mercato, la disponibilità di frequenze mobili e un quadro regolatorio capace di interpretare i cambiamenti.

Lo studio mostra che in Europa l’investimento pro capite per le reti (83,2 euro) è inferiore a quello che si registra in Giappone (188,5 euro) e negli Stati Uniti (135,3 euro). Inoltre il nostro continente usa meno e spende meno per i servizi telecom: la spesa pro capite europea è di  30,1 euro contro più di 70 euro negli Usa e 52 euro in Giappone. “Un settore più sano sarebbe in grado di procedere più velocemente con i roll-out di rete e questo è nell’interesse strategico dell’Europa, ora che il 5G sta diventando  il nuovo motore della trasformazione industriale”.

Secondo gli analisti nel 2025 saranno 138 milioni le connezzioni 5G nei Paesi dell’Unione europea, e proprio sul 5G lo studio sottolinea che l’implementazione è in corso e promette sia enormi miglioramenti nelle prestazioni delle reti di banda larga sia nuove collaborazioni network-based. Il 5G sarà la chiave di volta per il miglioramento produttivo in tutta la catena del valore e lo studio afferma che le aziende telecom stanno proponendo diverse offerte che includono cloud, sicurezza e servizi enterprise. Anche le entrate dalla IoT continuano a crescere e raggiungeranno nel 2025 un valore stimato di 5,2 miliardi di euro.

Lo studio suona tuttavia un campanello d’allarme sulla questione della disponibilità delle frequenze: lo spettro è un “abilitatore cruciale” per la componente mobile delle reti 5G. Ma oggi, dicono i dati di Analysys Mason, solo sei paesi europei hanno concluso le aste per la banda dei 700MHz, solo due per le frequenze millimetriche (mmWave) e solo sette per la C-Band.

Inoltre, le telco sono preoccupate da alcuni termini delle licenze – dallo spectrum reservation al roaming nazionale – che possono incidere sul modello di business. Lo studio dell’Etno afferma che questo quadro porta a “incertezza legale” che a sua volta crea “distorsioni del mercato e chilling effect sugli investimenti”. Si sottolinea anche il timore che le aste del 5G siano solo una macchina da soldi per casse pubbliche bisognose di contanti. Lo studio evidenzia che le telco europee hanno già speso un totale di 147,6 miliardi di euro nelle aste dello spettro per il 3G e il 4G; per il 5G, che è solo alle prime gare, hanno già sborsato 12,4 miliardi.

Le telco sottolineano anche il mutato scenario competitivo, auspicando un nuovo atteggiamento da parte dei decisori politici. Oggi le aziende di telecomunicazione competono su tre livelli: “on the top” (è la concorrenza delle Internet companies); “on the side” (la concorrenza di operatori alternativi); e “below”, da nuove imprese che investono solo nella fibra e si aggiungono alla concorrenza infrastrutturale. Per l’Etno, “Questa realtà dovrebbe essere attentamente presa in considerazione da politici e regolatori perché è di rilevanza strategica per assicurare all’Europa competitività nel mondo digitally-enabled”.

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