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L’INTERVISTA

5G, Spada: “Il Fixed wireless access avrà un ruolo centrale”

Il presidente della coalizione del Fwa: “Le decisioni che Governo e Agcom prenderanno in questi mesi sono strategiche, e ci aspettiamo che abbiano un approccio neutro e pragmatico, tenendo conto anche degli investimenti già fatti. La chiave è nel Fiber to the tower”

15 Dic 2017

Antonello Salerno

giornalista

“Assicurarci che alle aree più remote del Paese non vengano precluse le opportunità di crescita e sviluppo del territorio legate ai servizi di connettività ultra-larga e, in un prossimo futuro, ai servizi 5G, è la nostra sfida quotidiana. In particolare, i servizi 5G dovranno essere abilitati anche in ambito rurale e sub-urbano, e per tale motivo il 5G dovrà basarsi anche sulla tecnologia Fixed wireless access”. Lo dice in un’intervista a CorCom Luca Spada, presidente della Coalizione Fwa, delineando lo scenario del mondo delle telecomunicazioni che scaturirà dall’implementazione del piano banda ultralarga del governo e – in prospettiva – dall’evoluzione delle reti e dei servizi con l’ingresso sul mercato dello standard 5G.

Spada, qual è oggi lo stato di salute, quali sono i numeri e quali le prospettive di crescita del fixed wireless access in Italia?

Il Fwa è una tecnologia in costante e rapida crescita in quanto capace di fornire prestazioni a banda ultra larga ma con costi e tempi di roll-out molto inferiori a simili soluzioni basate su fibra o rame/fibra. Gli operatori Fwa sono stati capaci nel tempo di affermarsi in un mercato delle telecomunicazioni maturo e molto competitivo, abilitando la possibilità di connettere cittadini e imprese – principalmente dei cluster C e D – con connessioni a banda ultra larga. Crescita testimoniata molto chiaramente dai numeri del settore: le linee fixed wireless sono cresciute di 150.000 unità negli ultimi 12 mesi, raggiungendo una market share del 6% nel mercato broadband e quasi del 4% nel mercato ultra-broadband.

Quali sono in generale dal vostro punto di vista le condizioni perché il Fwa possa svilupparsi, o gli ostacoli che oggi ne impediscono una crescita a ritmi più sostenuti?

Le tecnologie fixed wireless possono assicurare un contributo strategico fondamentale nel far fronte alle sfide che il mercato Tlc si trova ad affrontare oggi e dovrà gestire nell’immediato futuro, come i bandi Bul, la riallocazione delle frequenze, industria 4.0, il 5G, l’IoT. Ma per farlo è necessario assicurare dinamismo al mercato delle Tlc, senza distorsioni o limitazioni alla concorrenza. Le decisioni che il governo e l’Agcom prenderanno in questi mesi sono strategiche e determineranno gli sviluppi del Paese per il prossimo decennio. È quindi fondamentale che vengano prese usando un approccio neutro e pragmatico che tenga conto tanto delle peculiarità orografiche che caratterizzano il nostro Paese quanto degli investimenti già fatti sul territorio dagli operatori.

Il Fwa può dare un contributo al raggiungimento degli obiettivi del governo sulla banda ultralarga. C’è consapevolezza della portata della vostra proposta nel campo istituzionale e della PA?

Il convegno annuale della Cfwa svoltosi lo scorso 28 novembre aveva proprio questo scopo: raccontare alle istituzioni che il Fwa non solo ha dato un contributo determinante nel superamento del digital divide ma che oggi può garantire un supporto fondamentale per la realizzazione di un’Italia connessa senza discriminazione territoriale, garantendo a tutti i cittadini l’eguale diritto a partecipare alla grande rivoluzione che sta interessando la nostra epoca: quella digitale. Per farlo una delle parole chiave è l’Fttt, ossia fiber to the tower che consentirà di rilegare le nostre torri con connessioni ad alta capacità, in grado di soddisfare la sempre crescente domanda di banda.

A che punto è oggi il collegamento delle torri con la fibra ottica, e che prospettive aprirebbe per i collegamenti wireless?

Il piano di realizzazione della rete Bul di Infratel prevede il rilegamento in fibra ottica delle torri Fwa, gran parte delle quali si trovano in quelle aree più periferiche del Paese che, da sempre, rappresentano il core business degli operatori Fwa. Si tratta di un cantiere appena aperto dal concessionario Open Fiber, in cui è fondamentale che l’infrastruttura Fiber-to-the-Tower in corso di realizzazione, rileghi la quasi totalità dei siti radio dichiarati dall’industria del wireless fisso. Rappresenta quindi una grossa opportunità per tutto il mercato Fwa, che potrà beneficiare di una rete pubblica Bul per abilitare servizi di connettività sempre più performanti. E’, tuttavia, fondamentale che il piano Bul si inserisca in modo sinergico con i piani di infrastrutturazione degli operatori privati già presenti sul territorio, affinché venga scongiurato rischio di inefficienze e di spiazzamento degli investimenti privati (i.e. duplicazione di rete).

Uno dei dossier ancora aperti è quello delle frequenze, che riguarda sia lo spettro licenziato sia quello non licenziato. Cosa chiedete al Governo per poter dare vita a un nuovo periodo di espansione delle vostre attività?

Il mercato Fwa nasce e si afferma sostanzialmente a seguito del decreto Landolfi con cui nel 2005 vengono liberalizzate le frequenze a 5 GHz (i.e. 5,4 GHz). Grazie a tali frequenze (non licenziate) il Fwa ha iniziato ad offrire servizi in banda larga dove le logiche di mercato avevano escluso gli investimenti dei grandi operatori (cd. cluster C e D). Negli ultimi anni, la disponibilità di connessioni ultra-veloci ha reso possibile la fruizione di servizi e contenuti “bandwidth hungry”, in primis lo streaming video ad alta qualità. Tale domanda crescente di servizi streaming impone, tuttavia, un continuo adeguamento della capacità di banda della propria infrastruttura di rete e quindi la necessità di ulteriori porzioni di spettro, sia licenziato che non. A tale proposito, la nostra proposta è, da un lato, di liberalizzare le restanti bande non licenziate a 5 GHz (i.e. 5.2 e 5.8 GHz) in quanto poco utilizzate e capaci di garantire agli operatori Fwa banda aggiuntiva a costi marginali, e dall’altro, di destinare la banda licenziata 3,8 – 4,2 GHz, anch’essa scarsamente utilizzata, per servizi 5G Fwa, come rimedio pro-competitivo all’allocazione della banda 3,5 GHz per servizi 5G mobili.

Come si integra il servizio che offrite con la prospettiva del 5G? Quale sarà lo spazio a disposizione del Fwa una volta che sarà entrato in vigore il nuovo standard?

Partiamo da una premessa: non esiste una definizione univoca di 5G. Tutti gli organismi internazionali “terzi” (Itu, 3gpp) parlano di 5G come di un nuovo modello Tlc wireless, descrivendolo in termini di prestazioni: più banda trasmissiva all’utente finale, più efficienza nell’uso delle risorse spettrali ed energetiche, minore latenza di trasmissione, funzionalità evolutive di Network Function Virtualization (Nfv) e Software-Defined Networking (Sdn), elevata scalabilità e resilienza, etc. Il 5G non è e non deve essere considerato una mera evoluzione del 4G. Se si commettesse questo errore, si correrebbe il rischio che solo i pochi fortunati che vivono nei grandi centri urbani potranno beneficiarne. Mentre resterebbero tagliati fuori tutti quei piccoli e medi centri che già con estremo ritardo hanno visto arrivare la banda larga, creando le premesse per un nuovo digital divide 5G. Le dirò di più, in USA/Giappone/Europa, i principali operatori e vendor Tlc stanno investendo ed avviando numerose sperimentazioni 5G Fwa, una tecnologica che si pone come candidata ideale per fornire servizi 5G in contesti rurali o in aree scarsamente abitate.

In piena coerenza con la delibera Agcom di due anni fa, la nostra proposta è quella di introdurre il principio dello “sharing geografico” per lo spettro 3.4-3.8 GHz e 26 GHz che consente una gestione ottimale dello spettro ed un livello di efficienza dell’offerta della quale beneficerebbero tanto gli operatori quanto i consumatori e le imprese clienti. Nelle città o nelle zone ad alta densità si potrebbero definire “lotti d’asta”, naturalmente destinati agli operatori mobili, che prevedono meccanismi di gara differenti rispetto a quello previsti per le zone scarsamente popolate, sub-urbane e rurali, la tecnologia fixed wireless rappresenta la soluzione tecnico-economica più appropriata. Tale condivisione di frequenze non mortifica la concorrenza e nel contempo permette un uso efficiente dello spettro.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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