L'INTERVISTA

5G, Barsotti (WindTre): “Auspicabile una politica industriale olistica”

Il Ceo Office Director della telco guidata da Jeffrey Hedberg: “Siamo parte attiva del tavolo con il Governo nel definire i corretti strumenti per dare sostegno alla domanda. Ma serviranno grossi investimenti e bisognerà semplificare gli iter autorizzativi”

26 Mag 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

“Le caratteristiche di un settore tipicamente “capital intensive” come quello delle telecomunicazioni, rendono auspicabile una politica industriale olistica che favorisca una fair competition tra tutti gli attori, che sia coerente con le sfide tecnologiche e di sistema Paese e che permetta un adeguato ritorno sugli ingenti investimenti necessari per dare questo decisivo impulso all’evoluzione del Paese”. Questa la “ricetta” di Enrico Barsotti, Ceo Office Director di WindTre che evidenzia gli ostacoli sul cammino della quinta generazione mobile proprio in un momento in cui ci sarebbe bisogno di spingere gli investimenti a sostegno della ripresa dell’economia italiana. “Investire in Italia è molto difficile: i limiti alle emissioni elettromagnetiche sono tra i più stringenti al mondo e non c’è certezza sui tempi di realizzazione degli interventi, a causa della burocrazia”.

L’azienda guidata da Jeffrey Hedberg va avanti con il piano di estensione dei servizi ultra-broadband su tutto il territorio nazionale – grazie a un piano di investimenti da 6 miliardi di euro in cinque anni – e approda progressivamente in nuove città per soddisfare la crescente domanda di connettività. Ma non basta a garantire la sostenibilità. “Il meccanismo per l’assegnazione delle frequenze 5G ne ha inflazionato il valore, comportando oneri per gli operatori di gran lunga più alti che negli altri paesi. Queste scelte hanno creato le condizioni per una forte riduzione della generazione di cassa e della redditività dell’industry, con inevitabili forti ripercussioni sulla riduzione dei costi – sottolinea Barsotti -. Per non parlare poi della burocrazia associata alle autorizzazioni che dipendono da regole che possono variare da regione a regione, da comune a comune. E a tutto ciò si aggiunge l’impatto delle fake news circolate sui social network che correlano il 5G alla diffusione del Coronavirus”.

Barsotti, dunque in Italia non si favoriscono gli investimenti.

Il mercato delle telecomunicazioni in Italia è peculiare, è diverso dal resto d’Europa. Dal punto di vista tecnologico, in Italia, siamo secondi dopo la Spagna ma complessivamente, andando a considerare tutti gli indicatori di contesto, ci posizioniamo al ventesimo posto. Un ritardo dovuto principalmente agli aspetti regolamentari e burocratici che storicamente penalizzano la nostra competitività. E inoltre operiamo in un contesto di iper-competitività che ha generato prezzi al consumo tra i più bassi del continente.

Come si sono comportate le reti di telecomunicazione in questi mesi di emergenza?

Negli ultimi mesi, le reti di telecomunicazioni fisse e mobili sono state uno dei principali strumenti a supporto delle persone e delle aziende, con un contributo fondamentale alla gestione di questa emergenza senza eguali. La fase di lockdown ha evidenziato, quindi, la centralità delle telecomunicazioni consentendo a milioni di Italiani di continuare a comunicare, lavorare e studiare da casa. Questo costituisce un evidente miglioramento nella percezione che i nostri clienti hanno del servizio che gli viene offerto, un superamento di quanto avvenuto degli ultimi anni, durante i quali i servizi di telecomunicazione sono stati dati per scontati, assimilati ad una commodity. All’inizio dell’emergenza, l’aumento del traffico è stato del 70% su rete fissa e del 40% su rete mobile, eppure le infrastrutture di telecomunicazioni hanno mostrato un’elevata resilienza agli choc esterni. Questa resilienza è frutto dei cospicui investimenti effettuati nel recente passato. WindTre, infatti, sta investendo 6 miliardi in 5 anni. L’intero settore ha investito 90 miliardi tra il 2007 e il 2018.

Ed ora che l’emergenza è in parte rientrata, come prevede si evolveranno in futuro le reti di Tlc?

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Con riferimento alla telefonia mobile, la diffusione del 5G rappresenta uno strumento abilitante per il progresso e per la crescita del Paese, sia in termini economici, per i rilevanti investimenti necessari, sia per colmare quel “digital gap” e la conseguente progressiva perdita di competitività di cui soffre storicamente l’Italia nei confronti delle altre economie europee. WindTre è pronta a cogliere questa grande opportunità. La nostra rete è stata certificata “Top Quality” da un ente indipendente e conta circa 20 mila siti “5G Ready”. È il frutto di un processo di investimento sostenuto negli ultimi anni nel quale abbiamo creduto caparbiamente.

E la rete fissa?

L’Italia deve puntare sulla diffusione della tecnologia Ftth, la fibra ottica fino al domicilio dell’utilizzatore, che porterà servizi innovativi ai cittadini, alle imprese e che permetterà la digitalizzazione delle PA. Su questa tecnologia si stanno già allineando gli altri paesi e noi dobbiamo recuperare rapidamente il ritardo. Per questo motivo, WindTre prosegue, anche in un momento così delicato, con il piano di estensione dei servizi ultra-broadband su tutto il territorio nazionale, continuando a raggiungere nuove città per soddisfare la crescente domanda di connettività. E siamo parte attiva del tavolo con il Governo nel definire i corretti strumenti per dare sostegno alla domanda. Ma, anche qui, serviranno grossi investimenti e nuovamente si presenta la questione dello snellimento e della semplificazione dei processi autorizzativi.

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