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LO STANDARD DEL FUTURO

Casagni (Huawei): “5G, per l’Italia priorità frequenze”

Il numero uno del regolatorio wireless dell’azienda per la regione Emea: “L’introduzione del nuovo standard varrà 100 miliardi l’anno per l’Europa. Le sperimentazioni del governo pongono il nostro Paese all’avanguardia: ma non ci sono ancora certezze su come e quando sarà reso disponibile lo spettro necessario”. Serve subito “un tavolo di lavoro per definire la road map”

05 Mag 2017

Roberta Chiti

“Automotive, salute, trasporti, energia: i benefici derivanti dall’introduzione del 5G supereranno i 100 miliardi di euro l’anno per l’Europa con importanti impatti sull’occupazione. Le revenues su scala mondiale supereranno i 200 miliardi di dollari nel 2025. Ma serve creare condizioni adatte a favorire gli investimenti. Le sperimentazioni in Italia la pongono all’avanguardia in Europa, ma vanno ancorate alla messa a disposizione delle frequenze nella banda 3400-3800 MHz. Tutti gli attori coinvolti dovrebbero essere riuniti attorno ad un tavolo di lavoro in modo tale da definire una roadmap italiana per questa banda”. Parla Alessandro Casagni, Director Wireless Regulatory Policy Emea, Huawei Wireless Network Product.

Il tempo stringe sul 5G, ha detto il commissario Ue Andrus Ansip. Perché tutta questa fretta?

Non parlerei di “fretta” ma di una giustificata esigenza di pianificazione. Il 5G sarà uno degli elementi chiave nel processo di trasformazione digitale che sta investendo molti settori: dopo la profonda trasformazione avvenuta nelle abitudini di ognuno di noi grazie alle applicazioni degli smarphone abilitati dalla tecnologia 4G, si sta preparando la trasformazione di molti altri ambiti della società. Il 4G e la sua evoluzione stanno già offrendo un contributo in molti scenari applicativi (e.g. NBIoT per il machine-to-machine, LTE V2x per gli intelligent transport systems). Il processo di standardizzazione del 5G è in corso e sta tenendo conto di requisiti che vanno al di là del mobile broadband di oggi; la prima versione completa dello standard è attesa nella metà del 2018. La Commissione europea ha compreso per tempo il potenziale del 5G e con il suo 5G Action Plan ha proposto un piano strategico ed una roadmap rivolti al settore pubblico e privato ed alle piccole e grandi imprese di tutti gli stati membri. Le parole del Commissario Ansip si collegano al piano della Commissione che prevede trial 5G nel 2018, primi lanci commerciali nel 2020 (almeno una città per paese) e la copertura estesa in tutte le principali città e vie di comunicazione entro il 2025.

E’ tanto importante il 5G per l’Europa, perché?

Un studio della Commissione Ue (Identification and quantification of key socioeconomic data to support strategic planning for the introduction of 5G in Europe) ha stimato che i benefici socio-economici derivanti dall’introduzione del 5G nei settori dell’automotive, salute, trasporti ed energia supereranno i 100 miliardi di euro per anno con importanti impatti sull’occupazione.

Quali sono i rischi di un ritardo, italiano ed europeo?

E’ una questione economica e sociale: lo studio di ABI research citato dalla Commissione stima che le revenues su scala mondiale dal 5G supereranno i 200 miliardi di dollari nel 2025. E’ una questione di competitità e leadership industriale su scala globale: Cina, Corea del Sud, Giappone, Qatar, Emirati Arabi e Russia hanno annunciato lanci commerciali entro il 2020; i primi lanci negli Stati Uniti sono attesi già nel 2018.

Quali sono gli ostacoli principali, dal suo punto di vista?

La Commissione stima che l’introduzione del 5G comporterà investimenti per circa 60 miliardi di euro entro il 2025 (in aggiunta agli investimenti per la fibra). Nel contesto economico in cui ci troviamo bisogna evitare mosse azzardate, gli investimenti devono basarsi su piani industriali solidi, roadmap affidabili e quadri regolamentari stabili che incoraggino gli investimenti. La creazione delle condizioni che favoriscano gli investimenti e lo sviluppo basato sull’innovazione rappresenta la sfida più grande per il successo del 5G Action Plan.

Fronte frequenze: l’Italia secondo lei sta procedendo nel modo giusto?

A regime il 5G utilizzerà frequenze “alte”, per alcuni scenari di utilizzo che richiedono altissima capacità, “medie” per la maggior parte degli scenari e “basse” per consentire ampie coperture anche indoor. Per quanto riguarda le alte frequenze, riteniamo si possano cogliere delle opportunità nella banda 26GHz (24.25-27.5 GHz, una delle tre “bande pioniere” per il 5G in Europa) e nella banda 42GHz (40.5-43.5 GHz) attualmente poco utilizzata e con prospettive concrete per un ampio ecosistema. Tra le basse frequenze, la banda 700MHz avrà un ruolo nel 5G ma dopo il 2020 in Italia per i motivi ben noti ai lettori.

Quali sono le frequenze più “urgenti”?

E’ chiaro che, specialmente nei primi anni, la banda 3400-3800 MHz sarà la banda più importante per il 5G, capace di offrire alte capacità (sfruttando larghezze di canale sino a 100MHz) e buone coperture (migliorate dall’utilizzo di nuove tecnologie quali il Massive MIMO). Il quadro in Italia su quest’ultima banda non è ancora chiaro: ci sono segnali contrastanti al momento. Da una parte è stato lanciato un bando per sperimentazioni 5G in 5 città italiane a partire dal gennaio 2018 con disponibilità di un canale da 100MHz nella banda 3700-3800 MHz. Le proposte saranno presentate tra qualche settimana ed abbiamo riscontrato molto interesse tra gli attori nell’industria, noi tra questi ovviamente. Questo piano pone l’Italia all’avanguardia in Europa per quanto riguarda l’esecuzione concreta del 5G Action Plan, ottimo. Dall’altra parte, non ci sono ancora certezze su come e quando saranno resi disponibili un numero adeguato di canali sufficientemente larghi nella banda 3400-3800 MHz. Mi spiego meglio: le attuali assegnazioni nella banda 3400-3600 MHz risultano frammentate in canali da 21MHz con assegnazioni regionali, parte della banda non è ancora stata assegnata. Le attuali linee guida per l’assegnazione e l’utilizzo delle frequenze 3600-3800 MHz, essendo state definite nel 2015, non tengono conto del fattore 5G e ci pare necessitino di una profonda revisione, con urgenza.

Quali sono le priorità, in Italia, da tenere presente?

Ovviamente, il tema più ampio dell’industria 4.0 è una priorità, alla base dello sviluppo del Paese nei prossimi anni, 5G incluso. Per quanto riguarda il 5G, è necessario ancorare le sperimentazioni al piano per la messa a disposizione delle frequenze nella banda 3400-3800 MHz. In termini molto chiari: auspichiamo che la banda 3400-3600 MHz venga riorganizzata in modo da rendere disponibile un nuovo blocco da 80/100 MHz ed auspichiamo l’assegnazione di diritti d’uso su scala nazionale per due canali da 100MHz nella banda 3600-3800 MHz. Tutti gli attori coinvolti dovrebbero essere riuniti attorno ad un tavolo di lavoro in modo tale da definire una roadmap italiana per questa banda.

Secondo lei le frequenze andrebbero rilasciate “a rate” (3,4-3,8Ghz, poi 700Mhz ecc) o tutte insieme “stile Germania”?

Abbiamo letto che la banda 700MHz non sarà disponibile in Italia prima del 2022, l’assegnazione delle frequenze nella banda 3400-3800 MHz non può attendere così a lungo.

Ha qualche altro messaggio da lanciare allo Stato?

Il 5G porterà benefici economici e sociali, contribuendo in modo sostanziale al processo di digital trasformation in corso. Il 5G offre opportunità per investimenti importanti anche in Italia: l’industria sta ora predisponendo gli investimenti necessari alle sperimentazioni nelle 5 città italiane con l’aspettativa di trovare condizioni favorevoli per ulteriori investimenti verso i primi lanci commerciali attesi già per il 2019-2020. Chiunque stia realizzando dei piani industriali per il lancio del 5G nel 2019-2020 sa bene che non si può prescindere dalla disponibilità di canali ampi (i.e. sino a 100MHz) nella banda 3400-3800 MHz.

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