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Golden Power 5G, Santangelo: “Il governo non insisterà per la conversione in legge”

A una sola settimana dalla pubblicazione in Gazzetta del decreto di riforma dell’esercizio dei poteri speciali per rafforzare la sicurezza delle reti, si cambia strategia. Le tempistiche di notifica da parte delle telco e quelle per il via libera ai lavori le maggiori criticità

18 Lug 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Non ha fatto in tempo a vedere la luce che sul nuovo decreto legge sul Golden Power – quello che disciplina tempi e modalità di notifica degli acquisti e dei contratti fra telco e fornitori extra-Ue – si sono già accese le ombre. Ombre che punta a oscurarlo definitivamente. O, almeno, è quanto auspica una parte del governo. Ieri, nel corso della seduta della sesta Commissione Finanze del Senato – in cui per l’appunto è stata presa in esame la conversione in legge del decreto-legge 11 luglio 2019 (il decreto deve passare infatti al vaglio del Parlamento ed essere approvato entro 60 giorni dalla pubblicazione in GU, pena la decadenza” – il Sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento Vincenzo Santangelo, “ha comunicato che il Governo non intende insistere per la conversione in legge, anche in considerazione del fatto che prossimamente sarà sottoposto all’esame del Consiglio dei ministri un disegno di legge per disciplinare in modo più organico la materia della sicurezza informatica nazionale”, si legge nel resoconto della seduta.

Quel che si vorrebbe fare – secondo quanto si apprende – è dunque far confluire i contenuti del decreto nel disegno di legge sul cosiddetto perimetro cibernetico, per dare vita ad un unico testo organico ed integrato che disponga le misure in materia di tutela di sicurezza delle infrastrutture, incluse quelle 5G.Ma fra il dire e il fare c’è il Parlamento: il decreto sarà davvero lasciato “morire” o si prefigura una dura battaglia a colpi di emendamenti? La maggioranza Lega-5Stelle è compatta sulla questione? E all’interno dei 5Stelle ci sono posizioni divergenti?

Intanto ieri in seduta la relatrice Laura Botici (M5S) ha precisato che “il termine per l’esercizio dei poteri decorre dalla data in cui la notifica risulta completa e viene esteso da quindici a quarantacinque giorni. Il Governo, ha proseguito la relatrice può, nel corso di tale periodo, formulare delle richieste istruttorie, sia alla società che a terzi, i quali rispondono entro trenta giorni, mentre in precedenza avevano a disposizione dieci giorni”, si legge sempre sul resoconto. E, ancora, “solo la prima richiesta istruttoria però sospende i quarantacinque giorni per l’esercizio del potere e con riferimento alla tecnologia 5G, viene ampliato l’oggetto di alcuni poteri speciali, uniformando la disciplina applicabile ai diversi settori. Con riferimento al potere di veto da parte dell’Esecutivo, esso viene esteso anche all’adozione di atti o operazioni da parte delle società che detengono gli asset strategici nei settori legati a difesa e sicurezza. Con riferimento alle delibere, atti e operazioni aventi ad oggetto le cessioni di diritti reali o di utilizzo, relative a beni materiali o immateriali o l’assunzione di vincoli che ne condizionino l’impiego, viene specificato che tali diritti o vincoli possono sussistere anche in ragione della sottoposizione dell’impresa a procedure concorsuali”.

Fra le partecipazioni oggetto dei poteri speciali, vengono incluse inoltre “quelle detenute da soggetti terzi i quali abbiano conferito la propria delega di voto al soggetto che ha notificato l’acquisto”.

La relatrice ha concluso specificando che il decreto-legge “prevede che le modifiche introdotte si applicano anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore dello stesso decreto (12 luglio 2019). Di conseguenza, i termini non ancora decorsi, sono prorogati fino al raggiungimento della durata stabilita in base alle nuove disposizioni applicabili”.

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