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L’ANALISI

5G, il nodo dei piani tariffari: le reti “reggeranno” alle offerte flat?

La velocità e la capacità della prossima generazione brucerà bit in maniera rapidissima. Ma se la prospettiva è davvero quella di piani forfettari le infrastrutture avranno la capacità necessaria per sostenerle?

04 Mar 2019

Antonio Dini

Più dati e più velocità: è il sogno di tutti: telco, produttori, aziende, consumatori. Ma adesso che si sta per realizzare con il 5G, bisogna cominciare a fare i conti con la realtà. Sta infatti arrivando il momento di ripensare i pacchetti dati per le tariffe telefoniche, perché con l’arrivo del 5G – che promette non solo velocità elevatissime ma anche alta capacità – il consumo crescerà molto rapidamente e i limiti a 30, 40, addirittura 50 Gigabyte al mese diventeranno presto ridicoli, se davvero vogliamo fare sul serio con i servizi del 5G. E tutto questo pone anche un altro, più profondo problema: l’infrastruttura retrostante sarà in grado di assorbire l’impatto potenzialmente di milioni di tariffe flat che girano a tutta velocità?

Sappiamo dai lavori fatti dagli organi di standardizzazione e dalle presentazioni dei produttori delle tecnologie per il 5G e delle telco, anche più di recente a Barcellona durante il Mwc che gli obiettivi sono davvero molto ambiziosi: il 5G dovrà giocare di squadra con il 4G LTE per consentire una copertura capillare a velocità variabile del territorio e permetterà nuovi servizi inediti sia a privati che alle aziende. Connessione always on, soluzioni alternative a quelle disponibili attualmente per la trasformazione digitale, l’Industria 4.0, l’impresa digitale ma anche i servizi di realtà aumentata, il video 4K, la domotica, le smart city, la smart factory, i veicoli connessi e a guida autonoma, e via dicendo.

Un enorme cambiamento che la velocità e capacità del 5G permetteranno e abiliteranno. Ma la prima domanda è semplice: come si potrà ottenere tutto questo se non rivedendo radicalmente i piani dati degli operatori?

Negli ultimi mesi, ad esempio, l’accelerazione della concorrenza per le tariffe mobili in Italia ha abbassato in maniera sostanziale le tariffe e alzato la quota media di dati disponibili da parte degli operatori per il pubblico privato. Trenta, quaranta giga al mese è diventato il nuovo normale, dopo un lungo periodo in cui la media era attestata attorno a 1-2 giga. Ma domani anche questo nuovo normale sarà poco, troppo poco.

“È semplicissimo – scrive ad esempio Raymond Wong su Mashable – per un’azienda come Huawei dichiarare che il suo telefono pieghevole Mate X sarà ‘il telefono pieghevole 5G più veloce al mondo’ quando verrà lanciato il prossimo giugno, e che il modem Balong 5000 del Mate X sarà in grado di scaricare un film da 1 GB in tre secondi”. 

Una velocità del genere vuol dire che il Mate X supera i 333 Megabyte al secondo per fare il download, un valore altissimo anche se bisognerà aspettare un po’ prima che le reti 5G siano attive e performanti a un buon livello prima di ottenerlo realmente sul campo. “Però – continua Wong – inghiottire così tanti dati così velocemente mangerà la vostra quota dati mensile molto più velocemente di prima. Una quota che adesso negli Usa è di circa 10 Gb. Mettendo da parte la questione di quanto costerà al mese il 5G o la velocità di una connessione 5G, se voglio scaricare un film da 1 GB, con 10 Gb a disposizione utilizzerò un decimo dei miei dati in circa tre secondi”. 

L’offerta che viene con la trasformazione del 5G e che deve supportarla però conta di far pagare il biglietto del futuro con un ricco bouquet di proposte: prodotti e servizi. Film, videogiochi in streaming, realtà aumentata, video ad altissima definizione ripresi dalle video-fotocamere 4K dei nuovi telefoni e da caricare sui vari social, da Instagram e Facebook, anche nei servizi di backup e di streaming per sincronizzare i vari apparecchi dei privati. 

E se anche gli operatori decideranno di “aprire” i rubinetti dei dati nelle tariffe, i problemi non vengono risolti, anzi paradossalmente peggiorano: “Avremo bisogno di un piano dati generoso che supporti queste nuove esigenze. Allo stato attuale, i piani dati esistenti hanno ‘soffitti’ o ‘limitazioni’ (o qualsiasi altro eufemismo si preferisca per chiamarli) e questi non funzioneranno per sostenere il tipo di applicazioni che divorano i dati che il 5G promette di fornire. I piani dati illimitati saranno l’unico modo per chiunque di ottenere la piena esperienza del 5G. E questo è il problema in realtà, perché nessun operatore sembra volerli offrire”.

Wong parla soprattutto per gli Stati Uniti, con i big AT&T e Verizon e Sprint, oltre a T-Mobile, che devono ancora annunciare i profili tariffari per il 5G. Sono in ritardo anche perché “il 5G non è ancora pronto. Il 2019 è un anno in cui molte aziende faranno molto rumore sui telefoni 5G pronti e commercializzabili, ma è tutto soprattutto fumo. Il 5G effettivamente utile alla maggior parte dei consumatori arriverà nel 2020″.

E qui c’è anche la seconda parte della domanda: una volta approntate le torri e preparate le prime tariffe flat, l’infrastruttura retrostante sarà veramente in grado di reggere l’urto di un consumo di dati enorme a ritmi estremamente sostenuti? A questa domanda non è stata ancora offerta una risposta concreta.

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