5G, la guerra dei “poteri” comunali italiani sintomo di arretratezza e visione mediocre - CorCom

L'EDITORIALE

5G, la guerra dei “poteri” comunali italiani sintomo di arretratezza e visione mediocre

Mentre l’Anci accende i riflettori sull’importanza della quinta generazione mobile per lo sviluppo dei territori, l’Anpci (associazione dei piccoli comuni) si schiera contro le misure del Decreto Semplificazioni sbandierandone l’incostituzionalità. Il tutto mentre l’Italia ha urgente bisogno di connessioni veloci e di ripresa dalla crisi. Ennesimo paradosso tricolore

31 Lug 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Si spacca il fronte dei Comuni italiani. E diventa il 5G la posta in gioco. Se da un lato l’Anci ha acceso i riflettori sulla necessità di accelerare la posa delle nuove antenne sgombrando il campo dalle fake news legate agli impatti sulla salute umana (non ci sono evidenze scientifiche) e mettendo a punto una guida informativa dettagliata a servizio delle amministrazioni comunali, l’Anpci (l’associazione che rappresenta i piccoli Comuni) non ha mandato giù le misure previste dal Decreto Semplificazioni votate ad abbattere la burocrazia e a spegnere il fuoco delle ordinanze anti-antenne richiamando all’ordine le amministrazioni evidenziando la natura di “servizio pubblico” delle reti di Tlc.

Secondo l’Anpci – la presidente Franca Biglio ha motivato la protesta in audizione al Senato-l‘articolo 38 del decreto Semplificazioni (quello dedicato alle Misure di semplificazione per l’installazione degli impianti di Tlc), sarebbe incostituzionale poiché inciderebbe sui poteri previsti dal Testo unico degli enti locali senza una norma primaria di riferimento. E in sostanza toglierebbe ai Comuni il “potere” di decidere questioni relative alla salute dei cittadini legate all’installazione degli impianti di Tlc (potere che è in realtà in capo allo Stato) impedendo ai sindaci di emanare ordinanze in tal senso.

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“Limitare la possibilità per l’autorità pubblica locale di intervenire a tutela della salute qualora, ade esempio, dovessero essere disponibili future informazioni che danno la certezza della dannosità del 5G è una disposizione palesemente incostituzionale”, ha detto davanti alle Commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici la presidente Biglio. La presidente dimentica però che in merito alla eventuale pericolosità delle emissioni elettromagnetiche da telefonia mobile, incluso il 5G, si siano pronunciati Oms, Commissione Ue, enti di controllo e verifica internazionali a partire dall’Icnirp, Ministero della Salute e Istituto superiore di Sanità i quali “all’unanimità” hanno deliberato assicurando che non ci sono evidenze scientifiche a riguardo e che dunque la situazione è pienamente sotto controllo. In Italia poi ancor di più considerato che i nostri limiti sono fra i più stringenti al mondo.

Peraltro non c’è scritto da nessuna parte nel Decreto Semplificazioni che se si dovessero verificare situazioni di pericolo o se fossero disponibili le “future informazioni” a cui fa riferimento la presidente, si operi senza prestare attenzione agli impatti sulla salute. Di fatto l’Anpci vorrebbe avere mano libera innescando allarmismi ad oggi ingiustificati e rimandando chissà a quando eventuali decisioni in materia: quanti anni sono necessari secondo Ancpi per capire se il 5G sia dannoso? Lo sa l’associazione che a livello mondiale si lavora già alla sesta generazione mobile? E lo sa l’associazione che il 5G così come più in generale le infrastrutture digitali sono considerate – anche nell’ambito del Recovery Fund – pilastri portanti per la ripresa economica e per arginare la dura crisi prodotta dall’emergenza Coronavirus?

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