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L'INTERVISTA

5G, Mazzocchini: “Italia modello vincente. Ma l’Europa non ci ha visto lungo”

Il numero uno di Nokia Italia punta il dito contro la frammentazione continentale: “Si rischia di arrivare per ultimi nella sfida con Usa e Cina. Un paradosso oltre che un danno per l’economia”. La creazione di un ecosistema comunitario avrebbe fatto la differenza “come l’ha fatta nel nostro Paese”. L’azienda pronta a battezzare entro l’anno a Vimercate un competence center dedicato agli analytics per la sfida dei big data mobili

17 Set 2018

Mila Fiordalisi

Direttore

“L’Europa rischia di arrivare in coda alla classifica dei continenti 5G. Il che non solo sarebbe paradossale viste le sperimentazioni avviate e alcune prima degli altri, ma sarebbe un treno perso in termini di avanzamento tecnologico e dell’impatto sull’economia tutta”. È un alert che sa quasi di allarme rosso quello di Massimo Mazzocchini, Ad di Nokia Italia.

Mazzocchini, insomma“Siamo partiti bene ma l’Europa rischia di perdere il vantaggio”.

Purtroppo sì. La frammentazione europea non favorisce lo sviluppo del 5G. Non c’è una linea comune sul fronte dell’allocazione degli spettri frequenziali, della regolamentazione, del time-to-market. Insomma ognun per sé. Eppure si parla di Digital single market. Ma non esiste mercato unico digitale se non si passa dalle promesse a un’ottica di sviluppo reale. E soprattutto non è con la logica della frammentazione che si può pretendere di competere con le grandi potenze. Nokia sta lavorando con gli Usa, la Cina, il Giappone, la Corea del Sud. In questi Paesi c’è grande compattezza d’azione. L’Europa dovrebbe fare altrettanto.

Secondo lei c’è un modello replicabile?

Sì e ce l’abbiamo in casa. È quello italiano. Il Mise è stato pioniere nell’avvio delle 5 sperimentazioni. Siamo il Paese che ne conta di più. Ma soprattutto ci ha saputo vedere lungo nell’ideare un modello di lavoro basato sulla cooperazione fra i vari attori in campo ai fini di accelerare le sperimentazioni e creare quell’ecosistema necessario a testare i potenziali servizi. È un modello che in Italia sta funzionando benissimo e che ancor di più l’Europa potrebbe fare suo. Anche perché il 5G diversamente dalle precedenti tecnologie necessita dell’impegno di più soggetti in campo contemporaneamente. È una questione di target.

Cioè?

Cioè mentre i precedenti standard mobili sono stati progettati e ideati per arrivare in primis sui cellulari e quindi sugli utenti finali, il 5G parte dall’automotive, l’industria 4.0, dalla città intelligente.

Secondo lei quale sarà il Paese europeo a traguardare per primo il 5G?

Nokia è coinvolta nel progetto a San Marino con Tim e l’obiettivo del progetto è proprio fare di San Marino il primo stato 5G d’Europa. Stiamo lavorando inoltre sul progetto di Milano con Vodafone dove a luglio è stata effettuata la prima chiamata dati 5g non stand alone. Il 5G è la prima tecnologia che ha la latenza e il throughput necessari per l’interazione uomo-macchina e per garantire l’affidabilità di rete in grado di sostituire il cavo.

Vuole dire che una fabbrica potrebbe persino fare a meno della fibra?

Per i nuovi siti industriali si può andare tranquillamente in modalità wireless only. E si può optare per il wireless anche ad esempio nel caso di spostamenti di singole linee di produzione: intervenire sul cablaggio sarebbe oneroso e complicato, il 5G garantisce il segnale a massima performance evitando le complicazioni.

Cosa sta emergendo dai test sul campo? Ci sono criticità inaspettate?

In realtà ci aspettavamo una fase di startup della tecnologia molto più lunga. E invece rispetto a quanto accaduto con i precedenti standard mobili, la messa a punto della tecnologia migliore sta procedendo più velocemente. E questo anche grazie all’ecosistema di cui sopra.

In Italia avete un team di lavoro dedicato?

In Italia abbiamo due gruppi di ricerca e sviluppo a Vimercate in cui sono impegnate complessivamente oltre 350 persone: un team lavora sugli apparati di trasporto ottico e l’altro sui ponti radio. E si tratta di due ambiti tecnologici che fanno parte del portafoglio end-to-end relativo al 5G.- Entro il 2018 avvieremo inoltre un Centro di Competenza di circa 80 persone– sempre a Vimercate – dedicato allo studio dei Big Data e delle tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale. Le nuove tecnologie e la sensoristica stanno generando una mole di dati enorme che deve essere interpretata. I dati poi possono essere messi a disposizione degli operatori ma anche delle industrie o reintrodotti nelle reti per ottimizzarne le prestazioni. Nokia è in questo momento l’unica azienda a poter garantire il 5G end-to-end: dall’accesso radio al trasporto, dall’Ip alla piattaforma sensoristica, dai big data agli analytics.

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