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Conte: “5G non sia ostacolo a indagini su mafia e terrorismo”

Il Presidente del Consiglio riceve il Procuratore nazionale antimafia per esaminare l’eventuale impatto che la nuova tecnologia può avere sulle inchieste: “Attenzione a che l’accertamento dei reati non risulti depotenziato”

Pubblicato il 14 Giu 2019

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Il 5G non sia di ostacolo alle indagini su mafia e terrorismo. Il monito è arrivato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha incontrato il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, “acquisendo – si legge in una nota di Palazzo Chigi – elementi di interesse sulle rilevanti problematiche poste dalla nuova tecnologia 5G e sul considerevole impatto che essa rischia di avere sulle indagini penali”.

Dal colloquio sono scaturiti spunti di riflessione interessanti che saranno oggetto di approfondimento con i ministeri di Giustizia, Interno e dello Sviluppo Economico e con il necessario coinvolgimento degli operatori del settore delle telecomunicazioni, allo scopo di completare il quadro delle misure legislative a tutela degli interessi nazionali connessi alla tecnologia 5G che, pur rappresentando una grande opportunità per il Paese, necessita di specifiche attenzioni per garantire che il quadro delle tutele dei diritti e degli strumenti per l’accertamento dei reati non risulti depotenziato.

Al termine dell’incontro il Presidente del Consiglio ha ricordato che la lotta alla criminalità organizzata anche transnazionale e al terrorismo rappresenta un impegno ineludibile nei confronti dei cittadini e della comunità internazionale. 

L’incontro fa parte di una serie di interlocuzioni avviate da Palazzo Chigi e volte, spiega la nota, “ad individuare tutti i profili connessi alla nuova tecnologia 5G, oggetto di costante attenzione del Presidente del Consiglio, sia sul piano legislativo (completamento della direttiva NIS sulla sicurezza cibernetica) che delle opportunità di progresso e sviluppo sociale ed economico”.

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