Fibra e 5G, la Camera: “Ecco come le telco possono uscire dalla trappola ultrabroadband” - CorCom

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Fibra e 5G, la Camera: “Ecco come le telco possono uscire dalla trappola ultrabroadband”

I risultati dell’indagine conoscitiva della Commissione Trasporti e Tlc. Assicurare la sostenibilità economica e aprire a nuovi modelli di business le due principali esigenze emerse. Tre gli interventi che consentirebbero di abbattere i costi. La fibra pilastro portante ma l’Fwa rappresenta la chiave di volta per accelerare

15 Lug 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Riduzione dei bit rate attraverso la compressione video; riduzione di perdita di pacchetti attraverso algoritmi di intelligenza artificiale per la stabilizzazione delle linee; riduzione della latenza (round time trip) con l’edge computing e le tecnologie associate fra cui il caching trasparente: questi, secondo quanto emerge dal documento frutto dell’indagine conoscitiva della Camera dei deputati su 5G e Big Data (qui il documento integrale) – i tre interventi su cui bisogna accendere i riflettori.

“Il principale risultato è che l’azione concertata e correttamente prevista da queste tre misure può consentire agli operatori di telecomunicazioni di uscire dalla trappola dell’ultrabroadband, ovvero quella di investire in rete di accesso per ottenere bit rate nominalmente sempre più elevati senza però riuscire comunque a offrire alla clientela una quantità sufficiente, riconducendo la rete a condizioni che ne assicurino la sostenibilità economica e di aprire, inoltre, a nuovi modelli di business che ne migliorino la monetizzazione”, si legge nelle conclusioni del lungo documento frutto del lavoro della Commissione Trasporti e Tlc iniziato nel 2018.

“La nostra indagine ha spaziato in tutti i campi, dall’integrazione del 5G con la banda ultralarga per superare il digital divide, all’utilizzo di Big data per produrre nuove forme di intelligenza, passando per gli investimenti delle società sulle reti. Abbiamo approfondito i rischi per la sicurezza informatica e gli aspetti legati alla salute. È emerso da subito che, quando parliamo di 5G, non ci limitiamo a descrivere un progresso nelle telecomunicazioni ma ci riferiamo a un cambiamento epocale”, sottolinea il presidente della Commissione Alessandro Morelli.

Superare il dogma Ftth nelle aree bianche

Il quadro che emerge dall’indagine “si colloca in una realtà in continua e tumultuosa trasformazione”, in cui il ruolo della fibra sarà determinante per il decollo del 5g: “Come emerso dalle audizioni i benefici del 5G potranno essere conseguiti sono con un’infrastruttura in fibra ottica completa ed efficiente quanto meno per quanto riguarda la connessione con l’infrastruttura mobile delle antenne 5G”. Ma bisognerà andare oltre il dogma Ftth nelle aree remote “anche avvalendosi di tecnologie come l’Fwa, che potrebbe consentire una significativa riduzione dei costi e dei tempi di realizzazione dell’infrastruttura e di assicurare prestazioni di grande qualità nelle aree remote”. Determinante inoltre spingere nelle aree grigie “presupposto essenziale per evitare che, proprio le realtà imprenditoriali più dinamiche possano subire un’inaccettabile penalizzazione derivante da ritardi infrastrutturali”.

5G, valutare intervento pubblico

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E con riguardo nello specifico al 5G non si esclude un intervento pubblico: “Con riguardo alla realizzazione dell’infrastruttura 5G, è di primaria importanza seguire le dinamiche di mercato e le scelte degli operatori sia nell’ottica di assicurare il conseguimento di un obiettivo di interesse nazionale sia di verificare, come pure richiesto nel corso delle audizioni da parte degli operatori, se le caratteristiche del mercato italiano, caratterizzato da una forte erosione dei margini, possa giustificare e a quali condizioni una qualche forma di sostegno o partecipazione pubblica”.

Evitare inefficienze e duplicazioni

Ma soprattutto dalle risultanze delle audizioni è emersa “l’esigenza di ottimizzare l’uso delle risorse finanziarie disponibili per evitare inefficienze e duplicazioni di investimenti appare ineludibile, ad avviso della Commissione, assumere le necessarie iniziative per favorire la costituzione di una rete unica sul territorio nazionale che possa garantire il raggiungimento degli obiettivi di connessione ultraveloce a prova di futuro previsti a livello europeo e nazionale, mettendo a fattor comune le infrastrutture già esistenti sul territorio”. E con riferimento alle scelte infrastrutturali “diventa essenziale superare quanto prima le criticità legate alla diffusione delle connessioni in fibra ottica, sia con riferimento alla realizzazione della rete sia con riferimento alla promozione dell’utilizzo della stessa”.

Il capitolo elettromsog: stop alla disinformazione

“Nel corso della nostra indagine abbiamo anche dato ampio spazio al tema dell’esposizione alle onde elettromagnetiche e, coerentemente con il principio dell’oggettività, a tutte le voci che hanno evidenziato possibili pericoli per la salute legati alle tecnologie di ultima generazione. Siamo rassicurati dalle rilevazioni dell’Istituto superiore di sanità che esclude l’ipotesi di rischi per i cittadini, invitando a un costante controllo e monitoraggio dei livelli di esposizione elettromagnetica – evidenzia Morelli – Su questi come altri temi comprenderete quanto sia importante, rimanendo comunque attenti alla sensibilità dell’opinione pubblica, essere fedeli al fondamentale ruolo dei giornalisti italiani nell’informare al meglio i cittadini”.

L’introduzione della nuova tecnologia del 5G, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche e nel rispetto dei limiti alle emissioni imposti dalla normativa, “non risulta comunque comportare rischi maggiori di quelli delle altre tecnologie delle telecomunicazioni, oramai in uso da molti anni – si legge nel documento – Occorre in proposito richiamare l’attenzione su una corretta informazione della popolazione, che, in assenza di dati chiari, semplici e precisi relativi alle conoscenze scientifiche sulle emissioni elettromagnetiche, è soggetta a campagne inutilmente allarmistiche che diffondono dati confusi, spesso infondati, ed in alcuni casi vere e proprie fake news. La disinformazione riguarda spesso non solo i cittadini ma – cosa ancor più grave – gli amministratori locali, talora indotti a rallentare i procedimenti relativi alle nuove tecnologie”.

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