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LA DECISIONE

La War Trade si allarga all’Australia, Huawei e Zte banditi dal 5G

Il governo federale esclude le aziende dal processo di installazione della rete. Ma i cinesi non ci stanno: “Decisione deludente per i consumatori”. Pechino all’attacco: “Mossa che lede la concorrenza”

23 Ago 2018

Federica Meta

Giornalista

Zte e Huawei fuori dal 5G in Australia. I colossi cinesi delle telecomunicazioni sono stati esclusi dal processo di installazione della rete di quinta generazione mobile del Paese, dopo che il governo ha evidenziato i rischi per la sicurezza che potrebbero derivare dal coinvolgimento di aziende legate a governi stranieri.

I possibili legami tra Huawei e Pechino, la cui esistenza viene contestata dalla stessa azienda, sono stati messi sotto esame in diversi Paesi, tra cui l’Australia e gli Stati Uniti.

Il governo federale australiano ha ora emesso un comunicato per affermare che “il coinvolgimento di venditori probabilmente soggetti a indicazioni extragiudiziali da parte di un governo straniero che confliggano con la legge australiana” pone un rischio di sicurezza. Dal canto suo Huawei Australia ha scelto Twitter per definire la decisione “un risultato estremamente deludente per i consumatori”.

Il ministero degli Esteri di Pechino ha commentato, dicendo che l’Australia non dovrebbe usare la scusa della sicurezza nazionale per erigere artificialmente barriere commerciali e mettere in atto pratiche discriminatorie. “Esortiamo il governo australiano ad abbandonare i pregiudizi ideologici e assicurare un contesto competitivo leale per le attività delle compagnie cinesi”, ha detto il portavoce del ministero Lu Kang.

Il ministero del commercio ha dichiarato in una dichiarazione separata che l’Australia aveva preso una decisione sbagliata che avrebbe avuto un impatto negativo sulle aziende cinesi e australiane.

La decisione arriva qualche dopo quella degli Usa che con il Defence Authorization Act – il programma da 716 miliardi di dollari è stato voluto per rafforzare la difesa e la sicurezza interne – hanno stabilito che le agenzie governative americane non potranno più utilizzare tecnologia made in China.

Il governo di fatto non potrà acquistare dalle aziende cinesi componenti hardware e strumentazioni considerate “essenziali” o “critiche” – fra questi i sistemi di videosorveglianza – ossia che abbiano a che fare con le infrastrutture strategiche e che anche lontanamente possano mettere a rischio la sicurezza nazionale. Huawei e Zte le aziende più colpite dalle nuove misure ma anche molte agenzie americane non saranno esenti da contraccolpi: non sono poche, infatti, quelle che utilizzano la tecnologia Huawei e Zte e anche se la legge prevede lo stanziamento di fondi per aiutare gli appaltatori a sostituire le strumentazioni bisognerà fare i conti con l’impatto in termini di operatività ed efficienza nonché coi tempi necessari per rimpiazzare i sistemi.

In una nota Huawei aveva fatto di sapere di sostiene gli obiettivi del governo degli Stati Uniti per una maggiore sicurezza, ma che le nuove misure sono inefficaci, fuorvianti e incostituzionali. “Non si fa nulla per identificare i reali rischi per la sicurezza o migliorare la sicurezza della supply chain – spiegava Hauwei – e servirà solo a soffocare l’innovazione aumentando i costi per i consumatori e le imprese statunitensi”, aggiunge la società.

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