5G in Italia al 95%. Ma è ancora una versione “light”

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Il 5G in Italia al 95%. Ma è ancora una versione “light”

Secondo i dati di EY la copertura territoriale è quasi completata. Ma è bene chiarire che siamo ancora lontani dalla “rivoluzione”, quella che arriverà con le reti standalone, le uniche in grado di garantire latenza bassissima e velocità altissima, indispensabili per la vera svolta

07 Ott 2021

Mila Fiordalisi

Direttore

La copertura 5G ha raggiunto il 95% della popolazione italiana e oltre 7.500 comuni italiani: questo il dato annunciato da EY nel corso dell’annuale Digital Summit in cui sono state svelate in dettaglio anche le coperture regionali. Un dato più che sorprendente se si considera il 5G, quello “vero” è ancora tutto da fare.

Le gare per la core network – la parte centrale della rete di quinta generazione – devono ancora essere aggiudicate. E dunque siamo ancora nella fase embrionale. Il 5G che oggi raggiunge il 95% della popolazione italiana è una versione “light” frutto da un lato del potenziamento delle attuali reti 4G e dall’altro dell’uso delle cosiddette frequenze midband, quelle “preziosissime” della banda 3,5 Ghz (sono state pagate a caro prezzo ai tempi della gara lacrime e sangue). In quest’ultimo caso il roll out delle reti, ad esempio da parte di Tim e Vodafone è partito dalle grandi città per poi andare a scendere in quelle di medie dimensioni e a macchia di leopardo in varie aree del territorio nazionale.

L’altra via, quella del cosiddetto Dynamic spectrum sharing (Dds), riguarda invece l’upgrade delle attuali reti a 4G che integrano in parte la tecnologia 5G e per questa ragione consentono di aumentare le performance, come nel caso della Top quality network di WindTre. In dettaglio il Dds, o condivisione dinamica dello spettro, permette a una telco di usare lo spettro di frequenze del 4G e di farlo funzionare anche per il 5G attraverso la modulazione e la rimodulazione in tenpo reale delle connessioni 5G e 4G in base alle esigenze specifiche.

Aumentare sì ma non garantire i livelli che saranno possibili con il 5G standalone, l’unico in grado di mettere in moto la rivoluzione: è sulla bassissima latenza, quella da “real time” che si gioca la vera partita in termini di applicazioni e servizi che possono garantire una svolta. E per le reti standalone c’è ancora tempo. Gli operatori di Tlc ci stanno lavorando ma prima di un anno sarà difficile parlare di un giro di boa. Per toccare con mano i benefici del 5G applicato all’industria, ai trasporti e alla sanità – per citare i settori che più di altri necessitano di una latenza in grado di abilitare servizi quali la robotica, la guida assistita, la comunicazione vehicle-to-vehicle e gli interventi chirurgici a distanza – la strada dunque è ancora lunga. Per ora bisogna accontentarsi di un po’ di velocità in più e di una migliorata latenza: non poco ma non abbastanza almeno per quel che riguarda la partita business. Per i consumatori invece le offerte cominciano a farsi accattivanti considerato l’uso crescente dei video su smartphone e tablet sull’onda del boom dello streaming legato all’entertainment – dal videogaming alle serie tv fino al calcio. Anche se a fare la differenza a livello domestico è la fibra: senza connessioni ad alta capacità diventa pressocché impossibile garantirsi una qualità del servizio di connettività in grado di gestire enormi moli di dati.

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