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L'EVENTO

Il 5G trasformerà il mercato in un “ecosistema”, parola di Qualcomm

In occasione di “Future of 5G”, ciclo di workshop e demo nel quartier generale di San Diego, il chipmaker ha fatto toccare con mano le soluzioni che garantiranno stabilità alle connessioni necessarie ad abilitare nuovi modelli di business. La bussola sarà la convergenza

30 Set 2019

Domenico Aliperto

“Giudicare i meriti di chi sta contribuendo allo sviluppo del 5G in base ai brevetti depositati o agli standard imposti è come giudicare il valore artistico di un pittore dal numero di quadri che dipinge”. E se a dirlo è Lorenzo Casaccia, Vice President Technical Standards di Qualcomm, c’è da crederci. L’affermazione può suonare come una forma di understatement, se si considera che arriva da uno degli assoluti protagonisti a livello globale della corsa alla tecnologia che rivoluzionerà il concetto stesso di connettività mobile. Ma in realtà testimonia la consapevolezza di Qualcomm che i vari attori in gioco potranno vincere questa sfida solo lavorando con un approccio collaborativo all’interno di un ecosistema internazionale. CorCom ha incontrato Casaccia e molti altri manager del colosso dei chipset in occasione di “Future of 5G”, ciclo di workshop e demo dedicato alla stampa specializzata che si è tenuto la scorsa settimana nel quartier generale di Qualcomm, a San Diego. Un’occasione per entrare in contatto con i temi e i progetti che l’azienda sta sviluppando per accompagnare i consumatori e – sempre di più – le imprese nell’universo dei servizi a cui darà vita il 5G.

Se infatti processori e antenne per smartphone, visori e wearable rimarranno il core business del gruppo, aumenteranno esponenzialmente le opportunità per espandersi nel mondo dell’automotive, grazie all’introduzione dei veicoli a guida autonoma, nel settore manifatturiero, facendo leva sull’Industry 4.0 e sull’utilizzo dello spettro di frequenze non licenziate, e in quello delle soluzioni per la connettività in ufficio. Senza dimenticare il peso crescente dell’Edge Cloud, modello ibrido per l’integrazione di Cloud ed Edge computing, indispensabile secondo Jim Thompson, Executive Vice Presidente, Engineering & Cto di Qualcomm, per gestire volumi di dati sempre maggiori ed elaborazioni sempre più impegnative in hub fisicamente vicini agli oggetti connessi. “L’Edge cloud offrirà le stesse capacità computazionali del cloud tradizionale, ma trovandosi più vicino ai dispositivi aggiungerà le specifiche di latenza per abilitare qualsiasi tipo di applicazione. Non solo: risulterà più efficace anche rispetto alla tutela della privacy. Sappiamo bene che non tutti i dati possono andare in cloud”, ha detto Thompson aprendo i lavori.

La convergenza tra 5G e Wi-Fi 6

Una delle evidenze emerse durante i demo tour organizzati da Qualcomm per la stampa è che il 5G cambierà davvero le carte in tavola per la progettazione non solo dell’hardware, ma anche degli spazi e delle strutture in cui opereranno gli oggetti connessi. La differenza sostanziale con le reti Lte e con il 4G in particolare è che la connettività di quinta generazione abilita servizi che non possono permettersi cali di prestazione in termini di banda e soprattutto di latenza: basti pensare ai robot connessi all’interno di un impianto produttivo o all’infrastruttura necessaria alle automobili per rimanere sempre in contatto tra loro e con il contesto in cui si muovono, o ancora ai droni che per volare in sicurezza devono poter contare su connessioni a prova di black-out. Ma anche il mondo della collaboration aziendale, una volta assaggiata l’esperienza d’uso offerta dal 5G, innalzerà inevitabilmente le proprie aspettative. È per questo necessario prevedere sistemi ridondanti e piattaforme che, soprattutto in ambienti indoor, consentano alle diverse emissioni 5G di funzionare in maniera interoperabile e complementare con quelle Wi-Fi 6, per garantire non solo continuità di servizio, ma anche stabilità rispetto a performance molto elevate. “Qualcomm lavora sullo sviluppo del Wi-Fi dal 2004, a cavallo di acquisizioni e attività di R&D. Negli ultimi anni, inoltre, abbiamo investito circa sette miliardi di dollari in progetti che ci sono valsi la leadership nelle soluzioni per lo sfruttamento della banda non licenziata. Dal 2015 a oggi abbiamo prodotto quattro miliardi di chip per Wi-Fi”, ha precisato Rahul Patel, Senior Vice President & General Manager, Connectivity. “La sfida ora è offrire un’esperienza seamless tra Wi-Fi e 5G, premessa imprescindibile per la creazione di nuovi modelli di business. Capacità, scalabilità e flessibilità delle architetture di ultima generazione dipendono sempre meno dall’hardware, e sempre più da come si orchestra l’intero ecosistema”.

Riprogettare dispositivi e spazi per garantire connettività ad alte prestazioni

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Lo studio dei materiali con cui saranno realizzati i nuovi edifici dovrà per esempio tener conto della loro capacità di riflettere le microonde, e allo stesso tempo i device dovranno diventare ancora più intelligenti per interagire in tempo reale con lo spazio circostante e con gli altri dispositivi, in modo da ottimizzare costantemente lo scambio di dati e quindi la user experience. Qualcomm sta per esempio testando sistemi capaci di orientare la ricezione del segnale all’interno del telefono in funzione degli ostacoli vicini e lontani che diminuiscono l’intensità delle trasmissioni. Che siano le dita della mano attorno allo smartphone o una barriera architettonica che smorza il segnale in una determinata direzione, il telefono punterà l’antenna interna sempre verso la fonte migliore. Al tempo stesso, il network di stazioni radio disposte nell’area triangolerà la posizione degli utenti effettivamente attivi sulla rete, raggiungendoli con raggi specificamente indirizzati, dando la priorità ai servizi critici o a maggior consumo di banda e settando di volta in volta le caratteristiche dell’architettura per soddisfare nella maniera più efficace i requisiti di ciascun tipo di applicazione.

Diffusione dei device e coperture: opportunità e rischi della fase uno

“Ogni regione, specie nella prima fase del rollout, avrà una propria modalità di implementazione dei network”, ha precisato Durga Malladi, Senior Vice President & General Manager, 4G/5G, sottolineando quanto in ogni caso sia rapido lo sviluppo del 5G rispetto a quello che caratterizzò le prime mosse del 4G. “Negli ultimi sei mesi, a livello globale, si sono registrati oltre 30 lanci di servizi di nuova generazione, mentre all’epoca del 4G c’erano in tutto il mondo solo quattro operatori Tlc e tre produttori di device pronti a partire”. Malladi ha spiegato che la copertura del 5G sia nelle frequenze sub-6 GHz che sulle onde millimetriche continuerà a crescere, grazie alla banda resa disponibile attraverso le aste e la condivisione dinamica dello spettro (Dynamic Spectrum Sharing, Dss) tra i vari carrier. “Con il Dss vedremo non solo una copertura del 5G ancora più ampia nelle bande inferiori, ma anche l’attivazione della migrazione diretta dalle reti non standalone di oggi alle reti standalone”. E in quest’ottica il 5G Nr (New Radio) giocherà un ruolo fondamentale non solo nella gestione dello spettro condiviso per i servizi ai clienti delle Tlc, ma anche per le funzionalità avanzate dei sistemi IoT e per le comunicazioni V2x (Vehicle to everything).

Naturalmente non tutto sarà così semplice. Esistono diversi elementi di potenziale criticità per una rapida affermazione dei modelli di business basati sulle reti di nuova generazione. A parlarne con CorCom è stato Dino Flore, Vice President Technology di Qualcomm, basato a Barcellona e quindi con un’ottima visuale sul mercato europeo. “Ci sono già sei telefoni in commercio in Europa equipaggiati con il nostro chipset per il 5G, il che significa che la diffusione dei nuovi servizi non sarà frenata dall’assenza di device: sono anzi in arrivo anche smartphone di fascia economica, annunciati all’Ifa e, sempre l’anno prossimo, introdurremo il nostro nuovo chipset. La querelle tra Trump e Huawei? Non credo che avrà un impatto sulla crescita del parco dispositivi. Se anche Huawei non riuscisse a commercializzare i suoi telefoni con Android, il marketshare finirebbe nelle mani di qualche altro produttore”, ha detto Flore, secondo cui, nei primi tempi potrebbe invece esserci qualche problema rispetto alla capillarità del segnale. “Qui sta alle telco farsi bene i conti e valutare la situazione, ma una cosa è certa: se paragoniamo il numero di installazioni europee a quelle della Corea del Sud o della Cina, dove sono già state attivate decine di migliaia di stazioni, noi risultiamo parecchio indietro. Di buono c’è che i modelli di sfruttamento della banda adottati in Europa sembrano essere più efficaci di quelli per esempio in vigore negli Stati Uniti, e in particolare l’approccio italiano è considerato dall’Ofcom (l’autorità britannica per le comunicazioni, ndr) come uno dei più validi. Bisognerà poi vedere come gli operatori Tlc se la giocheranno sul piano delle offerte dei servizi: Vodafone ha introdotto piani con traffico dati illimitato e da qui, è evidente, non si torna più indietro”.

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