Industria 4.0, la spinta dal 5G ma bisognerà investire nelle reti indoor - CorCom

SCENARI

Industria 4.0, la spinta dal 5G ma bisognerà investire nelle reti indoor

Il manufacturing fra i settori a più elevato potenziale: con la quinta generazione mobile aumenterà l’efficienza operativa e si abbatteranno i costi di manutenzione grazie alle piattaforme predittive. Bisognerà però mettere in campo network dedicati. Focus sulle small cells e la tecnologia Das

18 Nov 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Il 2021 sarà il primo anno di prova per il 5G. E saranno le applicazioni “business” a vedere per prime la luce anche a seguito delle sperimentazioni avviate dal Mise (e non solo) e conclusesi lo scorso mese di giugno, che hanno visto protagonista il nostro Paese.

È sul mondo industriale che sono puntati in particolare i riflettori, oltre che sulla Pubblica amministrazione a partire dalla sanità. Le prospettive in termini di benefici economici e attivazione di servizi innovativi sono enormi e le risorse del Recovery Fund destinate ai progetti di digitalizzazione faranno da volàno alla messa in opera delle nuove reti considerato che la connettività a banda ultralarga rappresenta il pilastro portante di qualsiasi iniziativa dal dna digitale a livello trasversale e diffuso in tutti i settori produttivi, economici e sociali.

Nonostante le stime, tutte al rialzo, relativamente all’extra-gettito sul Pil che si potrà generare con il 5Gin Italia siamo nell’ordine dei 14 miliardi di euro ed entro il 2035 si salirà a 80 miliardi (delle use case parleremo in occasione del convegno CorCom “Il 5G per la ripresa economica” )– ad oggi sono ancora poche le aziende del nostro Paese che si sono attivate con progetti ad hoc, una su cinque secondo lOsservatorio 5G del Politecnico di Milano. Il manifatturiero conta appena il 15% di imprese “ricettive”, solo il 2% di “pioniere” e il 26% dichiara di essere completamente a digiuno in merito alle potenzialità della quinta generazione mobile. E dal report di Nokia “5G Business Readiness Report” emerge che le aziende “5G mature” – ma sono solo il 7% a livello mondiale – stanno crescendo più velocemente e sono l’unico insieme di imprese che ha registrato un incremento netto della produttività (+10%) a seguito dell’esplosione del Covid-19.

La strada, dunque, è ancora in salita e anche da un punto di vista della realizzazione dei nuovi network bisognerà venire al cuore della questione: il 5G non è uguale per tutti. La connettività indoor, in particolare quella nelle grandi strutture come ad esempio gli impianti industriali e produttivi, necessita infatti di una progettazione ad hoc e della messa in campo di apparati e dispositivi in grado di “potenziare” la ricezione del segnale anche in quegli spazi difficilmente raggiungibili dallo stesso a causa di una serie di ostacoli, dai locali interrati alle pareti di grandi spessori fino alla presenza di una quantità elevata di macchinari da connettere e alla presenza di un ampio numero di persone collegate.

La questione della latenza nelle industrie è dirimente: il 5G consentirà di attivare, comandare e gestire da remoto impianti e servizi (Remote Operations and Assistance), a patto però che il segnale sia stabile ed efficace al millesimo di secondo. E per questa ragione sarà indispensabile realizzare reti dedicate, basate sulle cosiddette smal cells e in particolare sulla tecnologia Das (Distributed Antenna System), quest’ultima talmente importante da essere già stata ribattezzata il il “wi-fi del business”.

Già numerose le sperimentazioni e le use case che vedono il Das protagonista nell’ambito della realizzazioni di reti in grandi strutture: dalle industrie agli aeroporti, dai centri commerciali agli stadi, dai grandi hotel alle sedi di uffici, fino agli ospedali e alle grandi strutture della sanità in cui nelle ultime settimane sta crescendo anche nel nostro Paese l’adozione della tecnologia Das “5G-ready” per gestire al meglio l’ampia mole di dati e comunicazioni derivante dall’esplosione della pandemia da Corononavirus e per attivare servizi di telemedicina e teleassistenza da remoto anche e soprattutto in fase post-Covid.

Ma per il grande “salto” economico del Paese, quello necessario per la ripresa e per lo sviluppo di nuovi business è sul mondo dell’impresa e dell’industria che bisognerà andare ad agire per toccare con mano i maggiori benefici derivanti dal 5G. E saranno gli operatori di Tlc e soprattutto le tower company e i network vendor a gestire la partita.

Philip Morris nei giorni scorsi ha annunciato un maxi progetto di copertura indoor con tecnologia Das nel nuovo stabilimento di Valsamoggia, in provincia di Bologna, un impianto da 110.000 mq, il primo al mondo per la produzione su larga scala di prodotti innovativi senza combustione, basati sul riscaldamento elettronico.

Il sistema Das, che sarà realizzato da Inwit, assicurerà da subito un miglioramento delle attuali tecnologie fino al 4G, e sarà predisposto per accogliere le principali evoluzioni tecnologiche in fase di roll out in tutta Italia.

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