L'INTERVISTA

Infrastrutture critiche, Di Genova: “5G e fibra fondamentali, i sensori da soli non bastano”

Dai ponti ai viadotti, passando per migliaia di opere civili: la messa in sicurezza del territorio non può prescindere dalle nuove tecnologie. Ma è il monitoraggio in real time a rappresentare la sfida più importante. L’Enterprise Officer di Fastweb: “Le telco hanno il know how necessario per gestire una partita molto complessa”

23 Gen 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Il tema del monitoraggio delle infrastrutture critiche è diventato di stretta attualità. Dal crollo del Ponte Morandi è tornato alla ribalta e l’attuale “impasse” dei viadotti sull’autostrada A14 dimostra quanto sia ormai stringente passare all’azione. Le tecnologie sul mercato non mancano, soprattutto se parliamo di sensoristica. Ma l‘installazione di sensori deve essere necessariamente accompagnata dalla loro messa in “rete”. Le telco sono i soggetti più idonei a gestire la partita? Abbiamo approfondito il tema con Augusto Di Genova, Enterprise Officer di Fastweb. “I sensori da soli non bastano: i dati generati devono essere formattati, trasportati in sicurezza, raccolti e analizzati su piattaforme elastiche e flessibili, basate su Cloud Computing ed Edge Computing, e poi puliti, storicizzati ed elaborati attraverso delle suite che li rendano facili da leggere ed analizzare per chi è deputato a farlo. Non dimentichiamo inoltre che c’è anche un tema amministrativo”.

E dunque?

E dunque Fastweb, come altre telco, ha l’insieme delle competenze necessarie per far funzionare una piattaforma di monitoraggio che è complessa e ha bisogno dell’integrazione di più tecnologie – cloud, sensoristica, 5G – in una soluzione organica. Molte delle infrastrutture civili nel paese, soprattutto quelle realizzate in cemento armato alla fine degli anni ’50, sono in una situazione critica ed è per questo che si rende necessario un monitoraggio sistematico, che faccia leva sulle nuove tecnologie. E per fare in modo che le tecnologie siano adottate facilmente in modo particolare dagli enti pubblici, abbiamo studiato una soluzione in linea con le strategie e gli strumenti amministrativi disponibili, tra cui non ultimo il Mercato Elettronico per la PA.

Quali sono le maggiori criticità nella gestione da remoto delle infrastrutture?

La dislocazione remota di alcune delle infrastrutture da monitorare rappresenta una criticità. Spesso sono in luoghi difficili da “connettere” perché all’epoca della loro realizzazione non si progettava anche la loro digitalizzazione. Poi ci sono altri fattori: per essere efficace la sensoristica deve essere posizionata sull’opera in punti adeguati alla rilevazione dei parametri necessari, che potrebbe essere lungo un pilone del viadotto, o la base dello stesso che potrebbe essere immerso in acqua, e così via… quindi con evidenti complicazioni per l’alimentazione, connessione e manutenzione. In certi casi utilizziamo un sensore passivo – cioè non alimentato – per risolvere alcune di queste criticità.

Il 5G può rappresentare la chiave di volta considerata la bassa latenza?

Il 5G sarà fondamentale non solo per la latenza ma anche per la banda e per la capacità di supportare un numero molto alto di sensori. Certamente ci sono delle situazioni nelle quali la latenza potrebbe essere un parametro critico, soprattutto quando si potrebbe ipotizzare un effetto di reazione automatica al verificarsi di un fenomeno pericoloso. Mi riferisco alla possibilità di impedire il transito di un viadotto al superamento di adeguate soglie di sicurezza. In questo esempio ci si aspetta una reazione immediata al fenomeno di sovraccarico dell’infrastruttura, e magari anche una risposta automatica senza la necessità dell’intervento decisionale umano.

E la fibra ottica? Quanto conta in progetti di questo tipo?

Moltissimo, e non solo per il tema immediatamente evidente legato alla connettività ed al trasporto dei dati: nelle applicazioni che stiamo mettendo in campo per il monitoraggio la fibra è utilizzata come sensore passivo e distribuito sull’infrastruttura stessa. Questo rende la soluzione semplice nella posa, nella gestione e manutenzione continuativa nel tempo (la fibra non si ossida, non arrugginisce, non si degrada con il tempo, è insensibile all’umidità ed alla temperatura). L’utilizzo della fibra come sensore passivo permette di eliminare molti problemi senza sacrificare la precisione e l’affidabilità della soluzione.

Fastweb ha già in portfolio una soluzione ad hoc per il monitoraggio e la diagnostica delle infrastrutture: come nasce la soluzione e cosa consente nello specifico?

Fastweb in collaborazione con partner tecnologici innovativi, ha realizzato e industrializzato una piattaforma certificata, robusta, aperta all’integrazione con diversa sensoristica, che consente di monitorare proattivamente qualsiasi tipo di infrastruttura (opere civili, edifici scolastici), impianti industriali (come ad esempio tubature del gas e acquedotti), mezzi di trasporto (es. treni o navi) o edifici di rilievo storico o artistico.  Una soluzione che consente a  enti pubblici e ad aziende di tenere sotto controllo lo “stato di salute” delle proprie infrastrutture, fornendo informazioni molto utili agli uffici tecnici competenti, nonché notifiche di alert in caso di superamento di soglie prestabilite. Tutto questo attraverso un semplice cruscotto da cui “leggere” lo stato di salute delle infrastrutture e cominciare a pianificare azioni sulla base di una aggiornata e solida base informativa. Uno degli elementi più innovativi è il fatto di utilizzare fibre ottiche dotate di sensori passivi: una soluzione facile da installare e da manutenere e adatta anche in situazioni con poco spazio.

I sensori posizionati nella fibra rilevano in automatico e in tempo reale i parametri infrastrutturali delle opere (deformazioni, cedimenti, variazioni di umidità, temperatura, inclinazioni, perdite) e inviano a piattaforme dedicate segnali che – opportunamente elaborati e correlati grazie all’utilizzo di algoritmi basati sull’Intelligenza Artificiale – sono in grado di fornire alert e notifiche tempestive in caso di anomalie. Tutto ciò supera i limiti degli attuali sistemi di monitoraggio, che necessitano di verifiche e interventi umani costosi e spesso tardivi.

La soluzione è già utilizzata sul territorio?

Si, grazie alla preziosa collaborazione di alcune amministrazioni disponibili alla sperimentazione, abbiamo realizzato diverse attività in campo per la validazione e la certificazione della soluzione su alcuni “viadotti tipo”, industrializzando quindi la soluzione per permetterne l’estesa e rapida applicazione. Le sperimentazioni ci hanno permesso di valutare diverse tecnologie e individuare le più idonee per ciascun contesto applicativo, integrando piattaforme e sensoristica con telecamere, accelerometri, etc. L’integrazione di più componenti ci ha fatto scoprire applicazioni all’inizio non previste, quale il monitoraggio della deformazione di opere d’arte: statue o pitture (murali, pale in legno, tela, etc) così come di meccanica di precisione (il rilevamento di precisione della dilatazione dei collettori di scarico di motori termici)  o infine il rilevamento immediato del peso dei singoli mezzi in transito e la direzione di marcia dei stessi.

Utilizzate la soluzione anche “in casa”?

Al momento non abbiamo in produzione applicazioni “in casa”, ma stiamo comunque valutando alcuni casi in cui potrebbe rivelarsi molto utile, come il monitoraggio dei nostri asset sul territorio.

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