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L'EDITORIALE

Legame fra 5G e Coronavirus? Ecco come fare danni senza evidenze

Il clamoroso tweet di Gunter Pauli, il consigliere economico di Giuseppe Conte: ipotizzata correlazione fra la diffusione del virus a Wuhan e in Nord Italia a causa delle antenne di nuova generazione mobile. Il tutto proprio mentre si chiede agli operatori di telecomunicazioni di potenziare la connettività a sostegno del Paese. Un cortocircuito che rischia effetti devastanti

22 Mar 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Ha a dir poco dell’inverosimile il tweet di Gunter Pauli, il consigliere economico di Giuseppe Conte che ha fatto intendere a chiare lettere che potrebbe esserci un legame fra la diffusione del Coronavirus e la tecnologia 5G.

“La scienza deve dimostrare e spiegare la causa e l’effetto. Ma la scienza prima osserva le correlazioni: fenomeni che sono apparentemente associati. Applichiamo la logica della scienza. Qual è stata la prima città al mondo coperta dal 5G? Wuhan! E quale la prima regione 5G d’Europa? Il Nord Italia”: questo il messaggio postato oggi su Twitter da Pauli. Un messaggio buttato in pasto alla rete che ha inevitabilmente provocato inevitabili reazioni e allarmismi. Una teoria senza alcuna evidenza scientifica e, cosa ancor più grave, veicolata non da un pinco pallino qualunque ma dalla persona scelta dal Presidente del Consiglio in qualità di consigliere economico.

Il tutto mentre si chiede alle compagnie di telecomunicazioni di potenziare le reti per sostenere l’impennata di traffico che si è registrata in questi giorni e che continuerà a registrarsi visto il crescente ricorso dello smart working da parte delle aziende e delle attività di didattica online. Il tutto mentre un decreto, quello di qualche giorno fa, ha messo nero su bianco la necessità di spingere qualsiasi attività legata all’accelerazione dei cantieri e dei lavori per la banda ultralarga. Decreto che ha sortito l’immediata discesa in campo dell’Agcom, con il pieno supporto del Mise, con un pacchetto di misure volte ad agevolare le telco da un punto di vista regolatorio per accompagnarle e sostenerle in questa delicata missione. Il tutto mentre il ministro dell’Innovazione Paola Pisano si spende da giorni per chiedere alle aziende del digitale di sostenere la produttività-Paese con soluzioni da mettere a disposizione della comunità.

Last but not least tutto dopo le conclusioni a cui è giunta a febbraio la Food and Drug Administration: “Nonostante molte specifiche del 5G rimangano poco definite, è noto che i telefoni cellulari 5G useranno le stesse frequenze per le quali valgono le linee guida della Fcc (300 kHz-100 GHz)”. Dunque le conclusioni “raggiunte sulla base dell’attuale corpus di prove scientifiche coprono anche queste frequenze”. E non c’è dunque alcuna correlazione fra smartphone e tumori. E appena qualche giorno fa l’Icnrip (International commission on non‐ionizing radiation protection) ha affermato di non aver raccolto alcuna prova che suggerisce che le tecnologie 5G rappresentino un rischio per la salute umana. La decisione arriva dopo uno studio scientifico durato sette anni. E proprio a tal proposito il Commissario Agcom Antonio Nicita a commento della vicenda scrive su Twitter: “Chiederò ad Agcom di predisporre un documento di divulgazione che illustra le conclusioni Icnirp nonché l’infondatezza di certe correlazioni”.

Immediata la protesta della Lega: “Pauli non è nuovo a queste assurdità, ma è delinquenziale giocare con i social mentre ogni giorno in Italia contiamo centinaia di morti – sottolinea il deputato Massimiliano Capitanio -. Conte lo cacci subito da Palazzo Chigi e il ministro Pisano intervenga per spiegare che se fossimo stati meno arretrati dal punto di vista tecnologico, forse avremmo supportato meglio smart working, e-learning e forse anche il tracking del virus. Abbiamo un ministro all’Innovazione che dice di usare internet con parsimonia e un consulente che dipinge il 5G come la peste: c’è davvero da preoccuparsi”.

E tempestivo anche l’intervento di Asstel: “Non possiamo non esprimere grande rammarico e dissenso per una tesi fantascientifica priva di alcun fondamento. Tutte le tecnologie delle telecomunicazioni, incluso il 5G, sono soggette a scrupoloso scrutinio da parte della comunita’ scientifica internazionale a tutela della salute delle persone e in nessun caso e’ stato neanche in ipotesi azzardato un nesso cosi’ grave con la pandemia. In questa fase di acuta criticita’ sanitaria e sociale per il Paese, le reti di telecomunicazioni e tutte le persone che vi lavorano stanno esprimendo il massimo sforzo possibile per venire incontro alle necessita’ di comunicazione per il lavoro, le istituzioni e le famiglie. Auspichiamo che questo lavoro possa essere proseguito senza la turbativa di espressioni cosi’ palesemente infondate”.

E ci si augura che il Governo intervenga con un chiarimento sulla questione che rischia un effetto boomerang senza precedenti.

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