L’ingegnere del futuro è “Telco-IT”: imprese e università alleate sulle competenze - CorCom

FORMAZIONE

L’ingegnere del futuro è “Telco-IT”: imprese e università alleate sulle competenze

Con il 5G e l’implementazione sempre più capillare delle reti di nuova generazione emerge la necessità di colmare il gap di competenze e spingere sulla formazione delle professioni del futuro. Politecnico di Milano, Adva e Iway presentano il loro modello di partnership al Dcrn 2021

06 Mag 2021

Antonello Salerno

“Ci sarà sempre più bisogno di una convergenza tra il 5G e il mondo dell’enterprise network, e un ruolo centrale sarà giocato dall’affidabilità delle reti. In un gran numero di settori, come i campus, l’industria e i siti di produzione, i negozi, le facilities, le stazioni ferroviarie, saranno sempre più richieste prestazioni time sensitive, di location tracking e con bassa latenza, e per assicurarle sarà necessaria una sincronizzazione molto accurata, nel contesto di un core network che sappia adattarsi alle esigenze degli utenti anche grazie al network slicing, e ottimizzando l’architettura grazie alla programmabilità. È necessario inoltre – nel caso si verifichino dei malfunzionamenti – correre velocemente ai ripari, grazie alla possibilità di localizzare velocemente il guasto grazie al monitoraggio in tempo reale della fibra. Tutto questo in un contesto in cui soluzioni aperte e interoperabili, compatibili con gli standard O-Ran, possono essere particolarmente utili per l’adozione nel mercato enterprise”. A parlare è Anthony Magee, senior director per il business development di Adva, società nata in Germania nel 1994 e presente in Italia dal 2003 con una serie di partnership di primo piano, attiva nelle tecnologie di Cloud interconnection, cloud access ed edge computing, con l’obiettivo di sviluppare tecnologie innovative per le reti di nuova generazione attraverso soluzioni di open optical networking, carrier ethernet, network function virtualization e synchronization delivery.

L’occasione dell’intervento di Magee è stato il primo workshop del Drcn 2021, la 17esima edizione della conferenza internazionale sul design di reti di comunicazioni affidabili, che per il secondo anno è stata organizzata, seppure in versione digitale a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia, dal Politecnico di Milano. A presiedere i lavori della conferenza, che si è svolta dal 19 al 22 aprile, sono stati Guido Maier, professore associato presso il dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (Deib) del Politecnico di Milano, e il suo collega dell’università di Tokyo Kohei Shiomoto.

La necessità di innovare i corsi di ingegneria nell’insegnamento delle reti e delle telecomunicazioni, aprendo alle nuove tecnologie e all’informatica è stata ribadita anche dal Professor Nick McKeown nel suo keynote speech che ha concluso Drcn 2021. McKeown, professore all’Università di Stanford e membro della US National Academy of Engineering, è co-fondatore della start-up Barefoot, e del Open Networking Forum (ONF).

Per tornare al workshop numero uno, all’appuntamento hanno partecipato, come rappresentanti del mondo delle imprese impegnate nella formazione degli studenti per le professioni del futuro Adva e Iway, con uno spazio che è stato dedicato anche alle testimonianze di due studenti coinvolti e all’illustrazione di alcune case history di successo, che nello specifico hanno riguardato Colt, la municipalizzata milanese Atm e Open Fiber.

L’obiettivo del workshop è stato di dimostrare come la virtualizzazione sia sempre più presa in considerazione nel mondo delle imprese, che si tratti di implementare servizi in ottica 5G o delle reti aziendali, per ridurre la complessità e i problemi di manutenzione delle reti quando nello stesso campo operano diversi player, ognuno per la sua sfera di competenza. E di evidenziare come siano sempre più richieste figure professionali nuove, che integrino le più avanzate competenze in campo telco e IT, par accompagnare le aziende verso il nuovo modello di sviluppo abilitato dalle reti di nuova generazione. Questo anche alla luce dell’ultimo indice Desi, in cui l’Italia nel 2020 risultava ancora quartultima in Europa se si parla in generale di digitalizzazione, nonché ultima se si restringe la visuale alle competenze. Per recuperare questo gap il digitale è uno dei pilastri principali del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza, con una importante quantità di risorse indirizzate proprio al campo delle skill.

“Adva ha avviato ormai da tempo una partnership con il Politecnico di Milano – spiega Marcello Forti, vice presidente Sales Italy di Adva – Collaboriamo principalmente all’introduzione di nuovi corsi sulla network functions virtualization e sul software defined network, partendo dal concetto che le reti stanno cambiando, e che c’è sempre più bisogno di nuove competenze per accompagnare questo cambiamento: i corsi di ingegneria sulle telecomunicazioni saranno da qui in avanti sempre più indirizzati verso le tecnologie emergenti. Questo è il primo anno in cui collaboriamo a Drcn, anche con colleghi che vengono dalla Germania: l’anno scorso avevamo iniziato ad organizzarci ma poi la pandemia ci ha costretto a rinunciare al progetto. E poi abbiamo dato vita a una parte più ‘pratica’, che si appoggia sulle tecnologie Adva, per consentire agli studenti di fare pratica e di sviluppare direttamente applicazioni di rete per facilitare in modalità ‘open source like’ nuove funzionalità”.

Nel suo intervento il professor Guido Maier ha parlato della sfida delle competenze, sottolineando come “oggi stiamo vivendo un momento di rapido cambiamento rispetto alle modalità in cui vengono gestite le reti, che devono rispondere alla richiesta del mercato di diventare sempre più smart e sempre meno costose”.  Un percorso, spiega Maier, partito con l’integrazione tra IT e telecomunicazioni, l’Ict, grazie alla spinta del Cloud. Questo ha portato all’introduzione del software defined networking e del network functions virtualization. Fino ad arrivare con il tempo al distributed cloud computing. “in questo quadro, che richiederà uno sviluppo sempre più forte di collaborazioni tra i diversi player impegnati sul versante delle reti, che si tratti di operatori, vendor, service provider o system integrator, sarà sempre più importante anche un collegamento diretto con il mondo della ricerca, nell’ottica della diffusione del know-how e della formazione delle professionalità del futuro. Da questa esigenza – prosegue Maier – è nata la collaborazione tra il Politecnico di Milano, Adva e Iway. Con il programma People@Deib promuoviamo l’integrazione tra l’università e le aziende nei corsi, come dimostra quello in ‘smart networks and service orchestration’ che abbiamo organizzato insieme lo scorso anno. Grazie alle interconnessioni attraverso Vpn il corso ha potuto proseguire a distanza anche durante l’emergenza Covid-19 con un’esperienza per gli studenti paragonabile a quella in presenza”. “Lo scorso anno – prosegue Maier – abbiamo contato su 21 studenti, per la maggior parte della Laurea Specialistica in Ingegneria delle Telecomunicazioni, con un tasso di partecipazione superiore al 95% e brillanti risultati. Anche per questo la collaborazione continua nell’anno in corso e proseguirà nel 2022 sulla network automation”.

A spiegare la loro esperienza sono stati Fabio Carminati e Giulia Nava, due studenti del corso, che hanno illustrato i progetti realizzato lo scorso anno.

“Oggi siamo impegnati in una sfida – spiega Davide Botto, Ceo di Iway – I service provider sono alla ricerca di una soluzione per tenere sotto controllo i costi, e per ottenere una maggiore agilità e scalabilità delle loro reti. L’Sdn e l’Nfv sono ormai considerati elementi centrali per raggiungere questi risultati. Ma il successo di questa sfida dipende in maniera diretta dalla disponibilità di ingegneri ed esperti di sistemi IT e di reti, e oggi si registra una carenza di questo genere di competenze sul mercato. L’università può contribuire in modo decisivo a colmare questo gap, formando ingegneri che abbiano un background nel networking e nell’IT, e la collaborazione con il Politecnico di Milano può essere una grande occasione in questo senso”.

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