LA ROADMAP 2020

Politica industriale, Breton: “Europa può conquistare leadership sul B2B digitale”

Il Commissario Ue al Mercato Interno: “Prossimi 5 anni critici per data economy. Sul 5G non siamo indietro, abbiamo competenze e potenzialità enormi”. Rafforzamento delle regole per contrastare strapotere e responsabilità dei Gafa: non esclusa revisione della direttiva e-commerce. Presto un “cassetto degli attrezzi europeo” a garanzia della cybersecurity continentale

13 Gen 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

L’Europa è senza dubbio, tra le maggiori economie, quella con la base industriale più diversificata e solida, con le maggiori competenze. L’industria rappresenta il 20% dell’attività economica lì. È una grande risorsa. Fino ad ora, tuttavia, non esiste una vera politica industriale per il nostro continente. E questa sarà una delle mie missioni di qui ai prossimi mesi. Come ci ha ricordato Ursula von der Leyen, questa politica terrà conto del contesto geopolitico, della lotta ai cambiamenti climatici con il Patto verde, dell’elaborazione dei dati digitali, della fornitura di materie prime essenziali e del nostro mix energetico. In altre parole, la nostra specificità e la nostra sovranità”: in un’intervista al quotidiano francese Les Echos il commissario Ue al Mercato Interno Thierry Breton traccia la roadmap per un’Europa più “forte”. Ed è sulle politiche del digitale che sono puntati i riflettori.

5 anni critici per data economy

“I prossimi 5 anni saranno critici. Oggi il volume globale di dati che elaboriamo è pari a 35 zeta byte, vale a dire 35.000 miliardi di miliardi di dati. Un volume che raddoppia ogni 18 mesi e che raggiungerà 175 zeta byte in cinque anni”. I dati – evidenzia il commissario – “sono la materia prima essenziale per lo sviluppo di nuovi usi, servizi, prodotti attraverso l’intelligenza artificiale”. Tuttavia, la principale fonte di dati futura è nel settore e nelle applicazioni B2B. “Oggi viene archiviato l’80% dei dati creati nei data center o nel cloud. E il 20% si trova alla ‘periferia’, ossia in smartphone, veicoli connessi, oggetti comunicanti, ecc. Questa proporzione si invertirà in cinque anni, passando all’80% dei dati che saranno ovunque, in tutti gli oggetti collegati”. Determinante l’avvento del 5G che “svolgerà un ruolo decisivo”. “La mia responsabilità è applicare le regole che consentiranno all’Europa dei dati di svilupparsi e prosperare. L’Europa deve stabilire i propri criteri per lo sfruttamento e l’archiviazione dell’enorme mole di dati futura”.

5G, ritardo dell’Europa? Solo nella prima ondata

Riguardo al ritardo tecnologico dell’Europa su Cina e Stati Uniti il commissario Ue non si dice d’accordo: “L’Europa non registra il ritardo che alcuni stanno cercando di attribuirle. Abbiamo sia le competenze sia un enorme potenziale. Ad esempio, deteniamo il 55% dei brevetti relativi al 5G. È vero che per l’attuale generazione di servizi, basata su dati personali, gli Stati Uniti e la Cina sono in vantaggio. Le piattaforme sono state in grado di beneficiare di vasti mercati locali per dati strutturati, anche recuperando dati altrove e in condizioni che stanno iniziando a essere dibattute. America e Cina hanno colto la prima ondata. In sostanza, quello dei dati personali. Ora dobbiamo concentrarci sulla seconda ondata che emergerà dal business to business con un chiaro principio: gli europei devono possedere i propri dati e questi devono essere elaborati in Europa, secondo le nostre regole e i nostri valori”.

I Gafa devono assumersi le loro responsabilità

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La responsabilità delle grandi piattaforme continua a essere al centro del dibattito. C’è in ballo una revisione della direttiva sul commercio elettronico del 2002? A questa domanda Breton ha risposto che “d’ora in poi le piattaforme devono affrontare le loro responsabilità. Il mondo è cambiato ed anche l’opinione pubblica. Non possiamo continuare a vivere in un mondo in cui cinque o sei player conservano l’80% dei dati del pianeta senza assumersi la responsabilità degli usi che ne vengono fatti. La direttiva sul commercio elettronico ha funzionato a lungo, ma il contesto e gli usi sono cambiati notevolmente dalla sua adozione. Lo vediamo tanto con l’ascesa di contenuti illegali e dell’hate speach quanto con le fake news e, più in generale, dal potenziale impatto delle piattaforme sulla democrazia. Il mio obiettivo è rafforzare, rapidamente, la responsabilità delle grandi piattaforme. Preferirei farlo nel quadro della direttiva sul commercio elettronico, ma vedremo se bisognerà andare oltre”.

I Gafa (Google, Amazon, Facebook e Apple, ndr) dovrebbero essere “smantellati”? “Esistono regole di concorrenza e, come tutti gli attori economici, i Gafa devono rispettarle. La domanda è se esista un abuso di posizione dominante. In tal caso, le sanzioni saranno graduali e proporzionate. E in ultima analisi non si esclude lo “spezzatino”. A mio avviso, la priorità è darci la capacità di accelerare l’esame dei file che ci vengono inviati, al fine di attenerci alla realtà di questo settore in rapida evoluzione”.

Massima attenzione alla cybersecurity ma nessun pregiudizio sulle aziende in campo

Sul fronte 5G bisognerà “prestare estrema attenzione alla criticità delle reti, come hanno sottolineato tutte le istituzioni europee. Deve essere fatto, anche tenendo conto dei nuovi usi (città intelligente, sanità, trasporti, ecc.), molti dei quali riguardano la responsabilità diretta e la sovranità degli Stati. È questa criticità e l’interconnessione delle reti europee che hanno, inoltre, spinto gli Stati membri dell’UE a voler sviluppare un approccio coordinato su questi temi. Il lavoro è in corso e le misure saranno presto svelate, in particolare attraverso una “cassetta degli attrezzi” approvata a livello degli Stati membri. Cosa ne sarà di Huawei? A questa domanda il Commissario Ue non solo puntualizza di non aver mai menzionato questa o quella compagnia ma evidenzia che “non ci sarà mai ostracismo nel mio giudizio. L’Europa ha le sue regole. Saranno sempre più specifiche e tutti dovranno accettarle per l’accesso al mercato”.

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