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TRADE WAR

Vodafone Uk dice addio agli smartphone Huawei. Il fuggi fuggi parte dal Regno Unito

Anche l’ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi interviene sul caso cinese: “Trump vuole uccidere l’azienda che sul 5G è più veloce dei concorrenti. Ma l’attacco è alla Cina, questione politica”

22 Mag 2019

Enzo Lima

Vodafone Uk sospende gli acquisti di telefoni 5G di Huawei. Questa una delle notizie del giorno che coinvolge la società cinese a seguito del ban Usa. “Sospendiamo gli acquisti di Huawei Mate 20X nel Regno Unito”, ha detto un portavoce di Vodafone, spiegando che si tratta di una misura temporanea dovuta alle incertezze sui nuovi modelli Huawei.

E nel Regno Unito si è mosso anche l’operatore EE che lancerà la sua rete 5G entro la fine del mese, con il pre-ordine di smartphone compatibili della maggior parte dei grandi marchi ad esclusione di Huawei. Il direttore generale di EE Marc Allera ha dichiarato al Financial Times di aver sospeso il lancio di un apparecchio mobile Huawei compatibile con 5G, già previsto la settimana scorsa, perché non è garantita la possibilità di fornire su questi apparecchi tutti i servizi.

Anche Arm sospende la collaborazione con Huawei. Secondo la Bbc, Arm ha fatto circolare tra i suoi dipendenti un memo spiegando che i suoi prodotti contengono tecnologia realizzata in Usa. Per questo ha detto al suo staff di non fornire più supporto e tecnologia (software, codici e altri aggiornamenti) a Huawei e di non farsi più coinvolgere in discussioni tecniche con il gruppo cinese. Huawei è “fiduciosa” di potere risolvere la situazione “spiacevole”.

“Diamo valore alle nostre relazioni strette con i nostri partner ma comprendiamo che alcuni di loro siano messi sotto pressione come conseguenza di decisioni di tipo politico”, ha dichiarato un portavoce di Huawei. Come Apple e Qualcomm, l’azienda cinese utilizza i prodotti di Arm per sviluppare i microprocesori usati nei suoi smartphone.

Due importanti operatori giapponesi delle telecomunicazioni, Kddi e la SoftBank hanno annunciato il posticipo del lancio di nuovi smartphone con marchio Huawei, in seguito alla decisione di Washington di inserire il gigante cinese in una blacklist, vietandone alle compagnie statunitensi la collaborazione. Kddi e la SoftBank, rispettivamente il secondo e il terzo maggiore operatore giapponese, hanno spiegato la loro scelta con la necessità di valutare l’impatto delle sanzioni americane.

Romano Prodi: “Ban a Huawei mossa politica”

Il ban a Huawei? Il segno dell’inasprimento Usa-Cina, una mossa politica. Questo in sintesi il pensiero di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ed ex premier che in occasione della presentazione del libro “Lezioni cinesi” di Francesco Grillo nella sede di Nomisma a Bologna è intervenuto sul “caso Huawei” evidenziando le conseguenze e i rischi sulla crescita e sull’economia mondiale. “La Cina cresce fortissimo, per questo Trump ha accelerato l’attacco a Huawei. È un’impresa arrivata a 70 miliardi di fatturato in pochissimi anni. I tempi sono stati accelerati perché Trump vuole tenere il sistema contro la Cina, con conseguenze sulla crescita e sull’economia mondiale”. Secondo Prodi “Huawei improvvisamente sembra in grado di produrre il 5G con più velocità rispetto ad altri concorrenti. E Trump ha deciso di ucciderla. È già troppo grande o è ancora in tempo? È un interrogativo politico”. “La grande forza di Trump – ha concluso Prodi – è che tutta l’opinione pubblica americana ritiene la Cina un avversario”.

Il piano B di Huawei: il sistema operativo Hongmeng

All’indomani della decisione di Google di “ottemperare alle disposizioni” – alias al “ban” del Dipartimento del Commercio Usa nei confronti dell’azienda cinese e di 70 affiliate – attraverso la sospensione dell’utilizzo del sistema Android sugli smartphone, che secondo indiscrezioni si tradurrebbe nella revoca della licenza dopo la “tregua” di 90 giorni (la deadline è fissata al 19 agosto), Huawei ha annunciato un Piano B. L’azienda, a quanto si apprende, starebbe lavorando già dal 2012 a un proprio sistema operativo, il sistema Hongmeng.

“Gli Stati Uniti sottovalutano le nostre capacità”, ha detto il fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, assicurando che “la società è in grado di continuare a fornire prodotti e servizi” e che “le sanzioni statunitensi non danneggeranno il core business aziendale”. Riguardo agli smartphone ai tablet in circolazione l’azienda ha precisato che “continueranno a essere aggiornati”, e che gli aggiornamenti riguarderanno anche i dispositivi in vendita e in consegna. “Sarà garantita la fornitura di aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti i telefonini e tablet Huawei e Honor esistenti, coprendo sia quelli già venduti sia quelli in stock a livello globale”.

In arrivo 35 milioni per il Paris OpenLab

Huawei ha annunciato che stanzierà 35 milioni di euro per il suo Paris OpenLab in Francia nel corso dei prossimi cinque anni. Ken Hu, Deputy Chairman di Huawei, ha sottolineato che il piano di investimento – che promuoverà la collaborazione con clienti e partner per la creazione di un ecosistema – “conferma come la Francia si stia avviando a diventare un hub globale nel campo dell’innovazione”.

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