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L'INTERVENTO

Una rete 5G di Stato? il Berec gela Trump: “Conseguenze disastrose”

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Johannes Gungl, presidente di turno del gruppo che riunisce i regolatori telecom della Ue, boccia la strategia americana ma invita l’Europa a favorire gli investimenti privati e muoversi più velocemente perché il 5G è una “competizione globale”

02 Feb 2018

Patrizia Licata

giornalista

Rete 5G di Stato in America, sarebbe un “disastro”. Lo ha detto Johannes Gungl, presidente del Berec, l’associazione che riunisce i regolatori telecom dei Paesi Ue. In un’intervista col sito Euractiv, Gungl definisce il progetto al vaglio di Donald Trump come minimo “irrealistico”. Con ogni probabilità sul mercato delle telecomunicazioni degli Stati Uniti si scatenerebbe una guerra dei prezzi, se il governo creerà una rete 5G di proprietà pubblica cui si affianca la rete 5G finanziata dagli operatori privati, argomenta Gungl. “Finirebbe in un disastro”.

L’ipotesi della rete nazionale 5G è stata inviata a Trump dall’ente federale per la sicurezza degli Stati Uniti, il National Security Council, e viene indicata come rimedio efficiente al cyberspionaggio cinese: il rischio che Pechino controlli le comunicazioni telefoniche e online degli enti governativi viene considerato reale dall’intelligence Usa, come riportato da Reuters. Washington potrebbe valutare sia l’acquisto di parte della rete mobile nazionale esistente sia la realizzazione ex novo di una rete ultra-veloce di cui poi “affitterebbe” l’accesso alle telco mobili, anche se l’industria americana delle telecomunicazioni, in una nota emessa dall’associazione di settore Ctia (di cui fanno parte anche At&t e Verizon Communications), ha preso le distanze dall’ipotesi della rete 5G pilotata dal governo.

La notizia del progetto del National Security Council è rimbalzata sulla stampa americana dopo che il sito Axios.com aveva pubblicato una presentazione di un funzionario dell’ente federale per la sicurezza con le opzioni strategiche che vengono vagliate per il lancio delle reti mobili di nuova generazione negli Stati Uniti. Il documento sottolinea come una rete 5G nazionalizzata sarebbe un valido supporto alla competitività degli Usa, che potrebbero superare i concorrenti globali nella corsa al roll-out delle reti 5G e dei servizi connessi: grazie a degli “alleati”, gli Usa porterebbero il 5G nei paesi emergenti fornendo tecnologie Made in America e non Made in China, in un complesso mix di obiettivi politici e commerciali.

Gungl pensa che anche l‘Unione europea dovrebbe “tenere d’occhio la competizione su scala globale nel 5G” e muoversi più velocemente sulla realizzazione delle reti mobili di nuova generazione per battere sul tempo gli altri paesi – ovviamente non con strategie alla Trump. Lo stesso Ajit Pai, presidente della Federal communications commission americana, si è detto contrario al progetto della rete 5G di Stato, sostenendo che sono le telco private a dover pagare per creare l’infrastruttura, non il governo.

Gungl ha una visione simile per l’Ue: Bruxelles dovrebbe concentrarsi sul creare “un ambiente positivo per permettere ai privati di investire nel 5G e fare tutto il possibile perché l’Europa diventi pioniere delle implementazioni” della nuova tecnologia. L’obiettivo della Commissione europea è avere il 5G disponibile in Ue entro il 2020; il costo stimato di realizzazione delle nuove reti è di 56 miliardi di euro. I ministri dei paesi Ue sono allineati col piano di Bruxelles e si sono impegnati al lancio di reti 5G in almeno una città nel 2020 (l’Italia si è portata avanti coinvolgendo 5 città), per arrivare a un roll-out diffuso nel 2025.

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