Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

RETI MOBILI

Rete 5G di Stato negli Usa? Dopo gli allarmismi arrivano gli endorsement

  • Home
  • keyboard_arrow_right
  • Telco
  • keyboard_arrow_right
  • 5G

Analisi dell’Economist favorevole alla proposta Trump. Realizzare i nuovi network è molto costoso e dunque per le telco sarebbe vantaggioso poter contare su un’infrastruttura pubblica accessibile a tutti. La concorrenza? Si farebbe sui servizi

13 Feb 2018

Patrizia Licata

giornalista

Dopo il fuoco di critiche, l’ipotesi di una rete 5G di Stato ventilata dal National Security Council degli Stati Uniti riceve un importante endorsement dall’Economist. “Non sarebbe affatto una cattiva idea”, scrive il quotidiano economico in un commento. “Le reti convidise favoriscono la concorrenza tra i servizi abilitati da quelle reti”.

Un punto di vista di segno esattamente opposto ai dettami della deregulation e della privatizzazione che gli Stati Uniti seguono, nell’industria delle telecomunicazioni, da quando hanno spezzato il monopolio telefonico di At&t nel 1984. Tuttavia, la rete mobile di nuova generazione 5G è molto diversa dalle reti delle generazioni precedenti, osserva l’Economist, in quanto comporta investimenti per le telco così elevati da essere quasi proibitivi. In questo caso, una rete unica, di proprietà dello Stato o costruita comunque col contributo pubblico, e poi condivisa tra gli operatori privati, libererebbe le telco da costi eccessivi e permetterebbe il rapido roll-out dei servizi.

“Finora le reti mobili sono state gestite per lo più in maniera integrata, con l’operatore che fornisce i servizi sulla rete proprietaria, mentre nelle reti fisse il concetto della fornitura wholesale separata dai servizi è più diffuso”, scrive l’Economist. “Tuttavia anche nelle reti mobili lo sharing esiste e il 5G ne beneficerebbe al massimo, perché queste reti sono molto costose da costruire, avranno bisogno di più stazioni base e più antenne”.

Anziché competere sulla rete, i carrier gareggerebbero sui servizi, a tutto vantaggio dello sviluppo di un vivace mercato della Internet of Things; al tempo stesso, sarebbero mitigati i timori sulla fine della net neutrality in America perché, se un’azienda discrimina alcuni contenuti online, i consumatori potranno facilmente passare a un provider diverso.

L’idea della rete 5G di Stato è attualmente in visione alla Casa Bianca: l’ente federale per la sicurezza degli Stati Uniti, il National Security Council, l’ha proposta, insieme ad altre ipotesi, come rimedio efficiente al cyberspionaggio cinese. Donald Trump potrebbe valutare la realizzazione ex novo di una rete ultra-veloce di cui lo Stato “affitterebbe” l’accesso alle telco mobili.

L’industria americana delle telecomunicazioni, in una nota emessa dall’associazione di settore Ctia (di cui fanno parte anche At&t e Verizon Communications), ha per ora preso le distanze dall’ipotesi della rete 5G pilotata dal governo, che considera lesiva della libera concorrenza. In Europa, piena bocciatura è arrivata da Johannes Gungl, presidente del Berec, l’associazione dei regolatori telecom dell’Ue, che, in un’intervista col sito Euractiv, ha definito il progetto “irrealistico” se non “disastroso”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti sono chiusi.

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Google+

Link