L'INTERVENTO

WindTre, l’Ad Corti: “Senza 5G efficiente a rischio competitività made in Italy” 

È urgente che le istituzioni intervengano. Vanno create le condizioni affinché il comparto possa sostenere gli investimenti necessari alla crescita economica del Paese. L’Iva agevolata potrebbe consentire alle telco di recuperare marginalità. Ma ci sono altri nodi critici da sciogliere, in primis quello dei limiti elettromagnetici

Pubblicato il 19 Gen 2023

Gianluca Corti

Amministratore delegato WindTre

Gianluca Corti

Nel corso del 2021 le esportazioni di beni made in Italy si sono confermate un grande punto di forza del Paese, raggiungendo quota 516 miliardi, in crescita rispetto all’anno precedente e superiore anche al periodo pre-pandemia. Un risultato ottenuto grazie all’impegno e alla creatività di lavoratori e manager delle PMI, dei champions nazionali e dei gruppi internazionali che realizzano prodotti di eccellenza in una grande varietà di settori.

Le imprese manifatturiere prime beneficiarie della diffusione del 5G

Proprio le imprese manifatturiere sono le prime beneficiarie della diffusione del 5G, tecnologia di connettività ultrabroadband in grado di abilitare tutte le altre tecnologie (come macchinari connessi e dispositivi che raccolgono informazioni a beneficio della Big Data Analytics) indispensabili per l’innovazione di prodotto e di processo.

Una rete 5G efficiente conditio sine qua non

La diffusione di una rete di quinta generazione pienamente efficiente è quindi una condizione essenziale per incrementare la produttività delle imprese italiane e migliorare la competitività della nostra economia. Nonostante i progressi di questi anni, sono ancora necessari investimenti per la realizzazione della rete 5G standalone, che richiedono al settore delle telco ingenti risorse private. Questo impegno non può più essere dato per scontato, perché le condizioni del settore sono radicalmente cambiate e non consentono di sostenere nuovi cicli di investimento.

Le istituzioni devono intervenire

È urgente che le istituzioni intervengano per sciogliere i nodi critici che si sono accumulati nel tempo e ripristinare le condizioni che ci consentano di investire e contribuire alla crescita della competitività della nostra economia.

La questione dell’Iva per le Tlc

Prendiamo ad esempio la disparità tra l’Iva applicata alle telecomunicazioni, al 22%, e quella in vigore sulle altre utilities come l’energia al 10%. Nell’ultimo decennio le tariffe delle telecomunicazioni hanno continuato a diminuire (di oltre un terzo), diversamente dai prezzi dell’energia che hanno subito un’impennata. Un intervento del governo che imponesse l’applicazione di un’aliquota Iva agevolata sarebbe una delle manovre attraverso la quale le telco potrebbero recuperare marginalità per ricominciare ad investire adeguatamente nel sistema Paese e contribuire a risolvere temi importanti come il digital divide e la connessione delle aree rurali oltre allo sviluppo capillare della già citata rete 5G

Limiti elettromagnetici il nodo principale

Il nodo principale, tuttavia, resta quello dei limiti elettromagnetici, così restrittivi da impedire la realizzazione di una rete 5G standalone capillare. Quando sono stati adottati nella legislazione italiana, nel 2003, è stata fatta una scelta di doppia cautela: da un lato, limiti inferiori a quelli degli standard internazionali (circa due terzi più bassi); dall’altro, “valori di attenzione” e “obiettivi di qualità” più bassi del 90% rispetto agli stessi standard, in attesa di accumulare dati rassicuranti. A distanza di vent’anni, il mondo ha visto diffondersi in modo capillare le comunicazioni cellulari senza alcuna evidenza di effetti nocivi sull’uomo. I nostri competitor internazionali corrono grazie a regole ragionevoli e condivise da tutti, tranne che da noi. Forse è arrivato il momento di rimuovere questo handicap allo sviluppo italiano.

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