Accesso alla rete Telecom, torna in auge l'equivalence of output - CorCom

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Accesso alla rete Telecom, torna in auge l’equivalence of output

Agcom, Telecom Italia e Organo di Vigilanza d’accordo sulla necessità di raffozare l’attuale modello. Equivalence of input ultima spiaggia in caso di eccessiva litigiosità tra Telecom e Olo che non consenta l’applicazione degli impegni

14 Mar 2014

Federica Meta

Avanti tutta sull’equivalence of output. È questa l’intenzione condivisa da Agcom, Telecom Italia e Organo di Vigilanza emersa oggi in occasione della presentazione della Relazione presentata dall’Organo. Il primo a evidenziare l’efficacia del modello è l’Ad di Telecom italia, Marco Patuano. Quanto all’equivalence of input, pure proposta da Telecom nei mesi scorsi, sembra passare in secondo piano e semmai tornerà di attualità sarà perché la litigiosità fra Telecom e olo continuerà anche in futuro senza trovare una composizione grazie a una rafforzamento del ruolo dell’Organo di Vigilanza, come emerso stamane dalla Relazione del suo presidente Antonio Sassano.

“L’equivalence of output, vale a dire in sostanza la funzione Open Access, ha fornito adeguate garanzie sulla parità di trattamento e non ha nemmeno dispiegato tutti i suoi effetti positivi – ha detto Patuano – Tuttavia, la conflittualità che si è generata è esagerata” e quindi “Telecom Italia ha volontariamente dato la disponibilità a migrare verso l’equivalence of input (modello che garantisce la parità di accesso assoluta alla rete da parte degli operatori alternativi, ndr).

In realtà, ha proseguito Patuano, al momento Telecom Italia sta lavorando a una “equivalence of output rafforzata insieme all’Agcom che, se condivisa da tutti, costerebbe al sistema molto meno”.

Della stessa opinione anche il presidente di Agcom, Angelo Marcello Cardani, che ha annunciato che “per il momento il controllo della parità di accesso alle compagnie telefoniche concorrenti da parte della divisione rete di Telecom Italia continuerà ad essere attuato con il monitoraggio sulla cosiddetta equivalenza degli output”. “Per il momento occupiamoci di equivalence of the output, di affinare l’attuale sistema, non è il momento di passare al controllo basato sull’equivalence of input”, ha detto Cardani facendo presente che il passaggio alla equivalence degli input “in Gran Bretagna ha richiesto 7 anni per essere messo a punto e quindi è meglio incominciare prima possibile”.

D’accordo anche il commissario Antonio Preto ha detto che “Agcom è pronta ad attuare al meglio il modello di equivalence of outputs, anche riformando gli impegni 5 anni dopo la loro definizione”.

“Apprezzo quanto detto da Sassano – dichiara Preto – che dimostra l’importante ruolo dell’Organo di Vigilanza per monitorare la parita’ di accesso e condivido le indicazioni importanti che ha dato sull’uso e la valorizzazione dell’equivalence of outputs, uno strumento che e’ gia’ usato ma che puo’ essere migliorato con la partecipazione dell’Organo di Vigilanza” “A mio parere – conclude il commissario Preto – l’adozione di un modello di equivalence of inputs sui servizi tradizionali in rame puo’ essere troppo costoso e inefficiente rispetto ad un miglioramento dell’equivalence of outputs”.

Anche per Antonio Sassano, numero uno dell’Organo di Vigilanza, l’attuale modello di separazione della rete di accesso, basato sul principio della “equivalence of output”, “ha funzionato efficientemente in questi anni” e viene indicato come best trackpice o come soluzione alternativa e più economica al più radicale equivalence of input, rappresentato dall’esperienza di Openreach. Ma pur dandone un giudizio positivo, Sassano spiega che il modello “può essere ulteriormente rafforzato”.

“Passati dunque 5 anni dall’approvazione degli impegni, alla luce dell’esperienza maturata, dobbiamo chiederci se l’attuale modello di equivalence possa avere qualche correttivo strutturale per rendere ancora più efficace la parità di trattamento. Crediamo di sì”, ha sottolineato.

In particolare, il Collegio dell’Organo di Vigilanza “è persuaso che il sistema degli Impegni abbia dato, fino ad oggi, prova positiva” e che “non si siano ancora pienamente dispiegati tutti gli effetti benefici contenuti nel modello di Equivalence of Output; effetti che intendiamo massimizzare a garanzia della effettiva parità di trattamento”, ha spiegato Sassano.

L’attuale modello ha ricevuto critiche dagli operatori alternativi (Olo) perché le regole esistenti non permettono un’efficace misurazione della parità di accesso; non ci sarebbero regole per valutare l’equivalenza retail-wholesale delle informazioni fornite da Telecom, né per misurare l’efficienza relativa dei sistemi informativi.

L’occasione per un dibattito a cinque anni dalla sua adozione giunge proprio dalla delibera dell’Autorità per le comunicazioni che indica questo termine temporale per avviare procedure di modifica al modello.

Nell’attuale sistema il controllo della parità di accesso garantita da Telecom Italia agli operatori concorrenti viene svolto utilizzando indicatori di performance e di obiettivo. Di fatto c’è un controllo a posteriori che l’Organismo svolge sull’imparzialità nella tempistica e sulle modalità con cui Open Access serve i concorrenti e la divisione mercato di Telecom Italia. Inoltre l’Organo, su segnalazione degli operatori, svolge istruttorie proprie ad esempio in caso di rifiuto da parte di Telecom di un allaccio o della messa a disposizione di linee all’ingrosso alle altre compagnie telefoniche.

Nella relazione dell’Organo di vigilanza si evidenzia che l’equivalence of out put garantisce l’offerta del servizio alla divisione commerciale di Telecom Italia e agli operatori alternativi con modalità non necessariamente identiche ma comunque tali da garantire la parità di trattamento. Più radicale è il modello si equivalence of input, che garantendo la parità assoluta di accesso alla rete, garantisce lo stesso servizio a tutti gli operatori nello stesso tempo, sotto gli stessi termini e condizioni, e con gli stessi livelli di qualità, attraverso i medesimi sistemi informatici. Questo modello è stato scelto in Gran Bretagna.

Rispondendo alla critica degli operatori alternativi che ritengono inefficace il modello di equivalence of output, l’Organo di vigilanza sostiene invece che “il sistema di impegni abbia dato fino ad oggi, prova positiva e che, in ragione dell’oggettiva complessità tecnica che si è dovuta affrontare nel dare attuazione al modello e che inevitabilmente accompagna processi di ridisegno del funzionamento di organizzazioni di grandi dimensioni come quello di Open Access (la divisione di Telecom che si occupa della rete) non siano ancora pienamente dispiegati tutti gli effetti benefici contenuti nel modello di equivalence of output; effetti che, con il nostro lavoro, intendiamo massimizzare a garanzia della effettiva parità di trattamento”.

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