L’INTERVISTA

Accordino, Ue: “Bisogna garantire stabilità ai piani di telco e investitori”



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Switch off del rame, semplificazione dei regolamenti e investimenti per spingere la roadmap del Decennio digitale e andare verso il Mercato unico delle comunicazioni elettroniche. La transizione verso un modello Network-as-a-service richiede circa 80 miliardi. “Stiamo lavorando con gli stakeholders per capire come agire su più livelli”

Pubblicato il 26 giu 2024



Accordino

“Il settore telecom si trova di fronte ad una svolta, spinto dall’evoluzione verso la virtualizzazione delle reti, con funzioni definite a livello software e basate sul cloud. La diffusione del cloud ed edge computing sta rivoluzionando le architetture di rete e i modelli di business, ed è importante che gli operatori si preparino a questa rivoluzione che consente non solo un risparmio sui costi, ma anche la possibilità per gli operatori di offrire prodotti e servizi più competitivi per i consumatori e le imprese”, Franco Accordino, Head of Unit Investment in High-Capacity Networks della Commissione Europea, in occasione di Telco per l’Italia fa il punto con CorCom sui dossier sul tavolo dell’Europa e soprattutto sulle azioni proposte nel Libro Bianco per accelerare la roadmap.

“La transizione verso un modello Network-as-a-Service (NaaS) richiede un investimento stimato in 80 miliardi di euro, che si aggiunge al gap finanziario di 200 miliardi di euro necessario per raggiungere gli obiettivi di connettività del Decennio Digitale, vale a dire collegare ogni nucleo familiare a una rete gigabit e garantire la copertura 5G in tutte le aree popolate dell’UE entro il 2030”.

Accordino, si tratta di investimenti importanti: le telco possono permetterseli?

La capacità degli operatori telecom di effettuare questi enormi investimenti dipende dalla loro situazione finanziaria, che recentemente ha destato qualche preoccupazione. I dati mostrano un settore con una redditività inferiore e investimenti più bassi rispetto ad altre regioni nel mondo. Stiamo lavorando insieme a tutti gli attori coinvolti per comprendere queste sfide e agire su più livelli. Dobbiamo facilitare la trasformazione del settore delle telecomunicazioni, poiché la competitività dell’economia europea si basa su infrastrutture digitali avanzate, ultraveloci e sicure.

Con quali misure?

Ricordiamo due delle azioni più importanti che abbiamo intrapreso di recente. In primo luogo, la legge sull’infrastruttura Gigabit (GIA), entrata in vigore a maggio: un vero perno di cambiamento per la messa in opera di infrastrutture Gigabit e 5G, introducendo procedure di autorizzazione più semplici e rapide, favorendo un migliore coordinamento tra lavori d’ingegneria civile, stimolando l’adozione della fibra negli edifici nuovi o ristrutturati, ecc. In secondo luogo, la Raccomandazione Gigabit, che mira a promuovere la messa a terra di reti ad alta capacità, garantendo al contempo un elevato grado di concorrenza sul mercato. Tuttavia, questo non è sufficiente. Occorre affrontare le esigenze dell’UE in termini di infrastrutture digitali in un contesto in cui i confini tra reti di comunicazioni e altre capacità digitali come il cloud diventano, da un punto di vista delle dinamiche di mercato, molto sottili. In questo contesto, la Commissione ha adottato a febbraio il Libro bianco “Come soddisfare le esigenze di infrastrutture digitali dell’Europa?”. Il Libro Bianco definisce una visione a lungo termine per le reti digitali e prepara il terreno per possibili azioni politiche e normative, al fine di facilitare la realizzazione di infrastrutture avanzate, accelerare la diffusione delle nuove tecnologie e attrarre capitali nel mercato unico.

E quali sono le priorità?

Il Libro Bianco si struttura su tre pilastri. Innanzitutto, investire nella ricerca e innovazione con l’ambizione di avanzare l’agenda 6G e sviluppare un ecosistema digitale competitivo insieme agli operatori industriali. Guardiamo ad una visione più ampia, che chiamiamo “3C” (connessa, collaborativa e computazionale), che comprende l’intero settore digitale, dai semiconduttori e dalle tecnologie radio alle infrastrutture di connettività, alla gestione dei dati e alle applicazioni. Una delle idee proposte è lanciare progetti pilota su larga scala e partneriati pubblico-privato per sviluppare e realizzare infrastrutture integrate, al fine di rafforzare la leadership industriale dell’UE in tutto l’ecosistema digitale.

In secondo luogo, il Libro bianco esorta a riflettere su come promuovere un vero mercato unico digitale con un quadro normativo e di regolamentazione adattato alle reti full-fibre e gigabit, riducendo la frammentazione del settore.

Infine, come terzo pilatro, il Libro Bianco mette in evidenza la necessità di rafforzare e proteggere le infrastrutture dorsali europee, rendendole più resilienti e sicure, con particolare riferimento ai cavi sottomarini.

Un mercato unico digitale per le comunicazioni elettroniche: sarà davvero possibile?

L’ambizione dell’Europa è promuovere una maggiore armonizzazione a livello europeo. Pur tenendo conto del carattere nazionale o locale delle reti di accesso, un futuro quadro normativo potrebbe includere dei prodotti all’ingrosso definiti a livello UE. Dobbiamo riflettere su come rendere questo possibile senza alterare la capacità degli operatori di accesso alla rete di competere in termini di servizi e qualità offerti agli utenti finali.

Il Libro Bianco include altre idee per consolidare il mercato unico. Ad esempio, andare oltre la regolamentazione ex-ante in tutte le aree in cui il mercato funziona correttamente e gli utenti finali possono beneficiare di una varietà di servizi concorrenti. Naturalmente, sarebbe compito dei regolatori nazionali monitorare il grado di concorrenza, adattando il proprio approccio alle varie situazioni di mercato delle differenti regioni.

Poi c’è la questione dello switch-off del rame.

È una proposta interessante e fissa la deadline al 2030. Ciò garantirebbe stabilità ai piani degli operatori e degli investitori a livello europeo. Questo processo richiederebbe un monitoraggio attento da parte delle autorità di regolamentazione competenti per evitare possibili indebolimenti del livello concorrenziale, sia all’ingrosso che al dettaglio. Certamente, queste sono solo idee per avviare una più ampia discussione con gli operatori del settore sui possibili miglioramenti che possiamo apportare al quadro normativo esistente. Il rapporto del professor Enrico Letta sul mercato unico ci fornisce ulteriori idee su cui riflettere. La consultazione sul Libro bianco ci darà altri input.

Cosa altro si può fare per stimolare il mercato e rendere il settore più competitivo?

La realizzazione di reti a fibra e 5G deve andare di pari passo con l’adozione delle reti. Oggi il tasso di adozione di reti gigabit e sistemi 5G standalone sono ancora piuttosto bassi. Dobbiamo rompere il circolo vizioso che fa dipendere gli investimenti in infrastruttura dalla domanda e quest’ultima dalla presenza di infrastrutture. Si potrebbero concepire, per esempio, misure per stimolare la domanda, che dipendono tuttavia dalla situazione degli Stati membri o delle regioni.

È importante assicurarsi che questi investimenti promuovano soluzioni per la connettività di ultima generazione per gli utenti, siano essi consumatori o imprese. Le aziende che dipendono sempre più da applicazioni basate sull’uso massiccio di dati e di potenza computazionale, avranno bisogno di una maggiore qualità di connettività assicurata. Lo stesso vale per i consumatori, poiché le nostre case e i luoghi di lavoro diventeranno sempre più dipendenti da connessioni altamente performanti con la diffusione di applicazioni XR, IoT e AI.

Dobbiamo investire nella connettività con questa nuova prospettiva in mente. Il programma Connecting Europe Facility (Cef) Digital va in questa direzione, sostenendo buone pratiche che mettono insieme la realizzazione di reti 5G standalone con servizi cloud per consentire applicazioni innovative di pubblica utilità. Con un tasso di finanziamento dell’75% dei costi, si tratta di un’opportunità unica per gli operatori mobili di sviluppare nuovi modelli di business e partnership nell’ecosistema della Rete 3C.

Nel Libro bianco si accendono i riflettori anche sull’importanza di rafforzare la sicurezza e la resilienza dei cavi sottomarini. Perché?

Le dorsali di rete, in particolare i cavi sottomarini, trasportano la maggior parte del traffico dati internazionale e sono fondamentali per il buon funzionamento di Internet, nel senso più ampio, e per garantire la sovranità dell’Unione Europea. Un loro danneggiamento, intenzionale o accidentale, potrebbe avere conseguenze molto gravi per intere regioni o stati. La Commissione europea sta perseguendo una strategia comune per rafforzare le dorsali di connettività.

Nella recente Raccomandazione sulla sicurezza e la resilienza dei cavi sottomarini, vogliamo sviluppare insieme agli Stati membri una mappatura accurata delle infrastrutture, dei cavi e dei relativi rischi e vulnerabilità, e identificare misure di mitigazione dei rischi e i gaps di resilienza. A tal fine, stiamo istituendo un gruppo di esperti indicati dagli stato membri per individuare i “Progetti di cavi di interesse europeo”, anche al fine di focalizzare gli investimenti sulle infrastrutture chiave. In questo campo vogliamo adottare tecnologie all’avanguardia, ad esempio i sistemi di cavi Smart (Science Monitoring And Reliable Telecommunications), dotati di sensori in grado di rilevare eventuali anomalie, danneggiamenti o tentativi di sabotaggio, così come strumenti per la messa in sicurezza dei cavi similmente a quanto fatto con il 5G Toolbox. Abbiamo già finanziato più di 20 progetti nell’ambito del programma Cef Digital, per rafforzare le dorsali di connettività dell’Unione e collegare l’UE con i propri partner internazionali.

Quali sono i prossimi passi?

Con il Libro Bianco chiediamo alle parti interessate di darci del feedback sugli scenari proposti e suggerire nuove idee per promuovere la trasformazione digitale e raggiungere gli obiettivi del Decennio Digitale. C’è ancora tempo fino al 30 giugno per contribuire.

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