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Agcom, non c’è accordo. Il voto slitta al primo febbraio

Il caos politico frena l’elezione del nuovo commissario. Pd ancora senza candidato

25 Gen 2017

Rimandato di una settimana. La nomina del nuovo commissario Agcom slitta al primo febbraio, spinta dal caos politico alla vigilia della sentenza della Corte costituzionale sulla legge elettorale. Dopo i fuochi d’artificio sui primi nomi spesi nella trattativa (Vito Di Marco, Roberto Sambuco, Mario Antonio Scino) il quadro prefigura uno stallo tra le forze in campo – Pd e Forza Italia – sulla figura che nei prossimi mesi dovrà affrontare nodi strategici per il Paese. L’assalto di Vivendi a Mediaset, ma non solo: le reti di nuova generazione, la liberazione delle frequenze nella banda 700Mhz.

Lo slittamento – lo ha deciso ieri sera dall’Assemblea di Palazzo Madama per dare precedenza alla riforma della Protezione civile – è funzionale alla ricerca di nuovi nomi su cui trovare un accordo. Ieri Paolo Romani, capogruppo FI al Senato, ha detto che sul nome “non c’è stata nessuna trattativa” fra Pd e Forza Italia a proposito del voto del Senato. “Mi e’ stato chiesto chi potesse essere candidato e abbiamo dato dei nominativi ma non c’è stata alcuna trattativa”.

I parlamentari M5S della Commissione di Vigilanza Rai propone tre nomi “di grande competenza e indipendenza dalla politica” invitando gli altri partiti, in particolare il Pd, a sceglierne uno. Si tratta di Antonio Sassano, a lungo consulente dell’AgCom e del ministero delle Comunicazioni, massimo esperto italiano in materia di frequenze; l’avvocato Fulvio Sarzana, specializzato in Diritto delle comunicazioni; e Oreste Pollicino, docente alla Bocconi di Diritto costituzionale e legislazione dei media. “Per l’elezione del nuovo commissario Agcom avevamo chiesto al Presidente Grasso di farsi garante di un metodo di selezione trasparente – si legge in un comunicato del 5S -, che ci permettesse di scegliere il futuro commissario sulla base del suo curriculum, quindi secondo un criterio di merito e non di appartenenza. Purtroppo così non è stato e oggi ci ritroviamo a dover esprimere in fretta e furia un voto cruciale, visto che in ballo c’è la libertà di informazione”.

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