IL CASO

Agcom, la commissaria Elisa Giomi contraria su tutto (o quasi)

In disaccordo su buona parte dei provvedimenti approvati. Ultimo quello sulla consultazione delle tariffe wholesale di Tim per il biennio 2022-2023. Ma la lista dei no è lunga e lo scontro in Autorità non tende a placarsi

13 Ott 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

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In disaccordo praticamente su tutto. Non c’è provvedimento Agcom, da mesi a questa parte, su cui la commissaria Elisa Giomi esprima parere favorevole. L’ultimo no, in ordine temporale, sulla delibera che avvia la consultazione relativa alle tariffe wholesale per l’accesso alla rete Tim per il biennio 2022-2023.

E sempre su Tim si è consumato un altro feroce scontro sul progetto di co-investimento. Ma ha Commissaria ha avuto da ridire anche sui provvedimenti in materia di par condicio durante la campagna elettorale e persino sulle dichiarazioni dei colleghi Commissari in occasione di eventi pubblici.

Secondo Giomi “ci sono diversi fattori critici nel provvedimento che rischiano di compromettere la tutela della concorrenza e dei consumatori da possibili aumenti dei prezzi”. Lungo l’elenco delle motivazioni: “Innanzitutto non concordo con la scelta di autorizzare l’ex monopolista Tim ad aumentare i prezzi di noleggio delle linee in rame in virtù del costo della materia prima, il rame, e degli scavi di posa delle linee, quando in realtà la rete di Tim è stata già realizzata, e le spese sostenute sono state in larga parte già ammortizzate” prosegue la Commissaria, che sottolinea come “la norma al contrario richiede che gli aumenti siano orientati a incrementi di costo reali”. E aggiunge: “Aumentare il prezzo di questi collegamenti vuol dire solo scaricare maggiori oneri sugli operatori acquirenti con tutti gli effetti negativi che ne conseguono per la competitività del mercato e per i consumatori”. “Nella stessa delibera – va avanti la Commissaria – è stata inoltre apportata la riduzione dei prezzi di importantissimi servizi in fibra ottica, offerti in concorrenza con Tim anche da Open Fiber e da altri operatori infrastrutturali. L’aumento dei prezzi dei servizi monopolistici e la contemporanea riduzione di quelli offerti in concorrenza può indurre l’uscita dal mercato degli operatori diversi dall’ex monopolista. Con questo approccio poi si arriva al paradosso per cui i prezzi di noleggio delle linee in rame sono maggiori di quelli delle linee in fibra, con il rischio di un minor incentivo per l’ex monopolista a sviluppare questa tecnologia. Infine come prevede il Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche, per autorizzare la variazione dei prezzi relativi ai servizi erogati da chi ricopre un ruolo di operatore dominante è necessario che l’Autorità di regolazione realizzi in anticipo un’analisi coordinata dei mercati. Ma a due anni dal suo avvio questa analisi non è mai stata portata a termine, circostanza che potrebbe esporre l’Autorità al rischio di un intervento della Commissione europea”.

La lunga lista di no

Ad agosto è stata la volta del no sulla delibera AgCom n. 304/22/CONS in materia di par condicio adottata a fronte di diverse segnalazioni ricevute in relazione al confronto politico programmato dalla trasmissione “Porta a Porta” per il 22 settembre. E pochi giorni prima il dissenso sul richiamo dell’Autorità a tutta l’emittenza radiotelevisiva affinché fosse garantita la piena applicazione dei principi di parità di trattamento. A giugno la presa di distanza dalle dichiarazioni attribuite alla Commissaria Laura Aria riferibili all’operato dell’intero Consiglio in merito al progetto di co-investimento Tim sulla cui revisione dello stesso aveva dato qualche giorno prima parere contrario ritenendolo immodificabile da nessuno dei coinvestitori.

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