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Agenda digitale, De Brabant: “Scegliere progetti da realizzare in 12 mesi”

Il presidente di Between rilancia sull’Ict come perno della exit strategy. E incalza: “Non c’è più tempo, passare all’azione”

04 Ott 2011

Action: è questa la parola scelta da Between per connotare
l’edizione 2011 della due giorni che a Capri vedrà riuniti, come
da tradizione ormai, i principali top manager delle aziende
dell’Ict (telco e Ott) rappresentanti del mondo
politico-istituzionale – ci saranno i ministri Brunetta e Romani
– e regolatorio, esperti e consulenti e, quest’anno, anche un
nutrito gruppo di rappresentanti del mondo bancario.
Il principale tema all’ordine del giorno è quello dell’Agenda
digitale, o meglio, della definizione delle linee d’azione da
intraprendere affinché il nostro Paese possa salire davvero sul
treno dell’innovazione dandosi una direzione precisa in nome
della crescita, dello sviluppo e, ça va sans dire, della ripresa.
“Non c’è più tempo”, allerta il presidente di Between
François de Brabant. “Bisogna passare
all’azione e mettere a punto una roadmap fatta di progetti e
iniziative da concretizzare di qui ai prossimi 12 mesi”.
Presidente, la situazione si fa difficile. La nuova ondata
della crisi certamente si ripercuoterà su un mercato, quello
dell’Ict, già sofferente. Mancano le risorse da investire, la
spesa è in calo…

Appunto, è ora di darsi una mossa, non c’è più spazio per le
chiacchiere, a meno di non voler rendere ancora più drammatica la
situazione. Il lavoro da fare ora è ragionare sulle azioni che
consentano di dare una spinta al mercato dell’Ict e soprattutto
di far incontrare la domanda con l’offerta. E definire azioni, mi
preme puntualizzarlo, è diverso dal fare appelli. Abbiamo chiesto
ai partecipanti alla convention di Capri di proporre iniziative
precise che siano concretamente realizzabili nei prossimi 12
mesi.
Nel nostro Paese dunque la domanda non si incontra con
l’offerta…

In Italia esistono due differenti mercati. Si sta assistendo a
un’enorme crescita della domanda di terminali innovativi quali
tablet e smartphone. I consumatori acquistano più del previsto e
l’informatizzazione individuale dunque sta accelerando. Un altro
fenomeno interessante è quello delle app, strettamente connesso
con i nuovi device. Ebbene, il sistema Paese non riesce a marciare
alla stessa velocità.
La domanda italiana si incontra di fatto con l’offerta estera:
sono gli over the top, Google, Facebook & co a incontrare la
domanda. A dimostrazione che il sistema Italia non riesce ad
agganciare questo sviluppo. Bisogna quindi definire le Action per
recuperare terreno.
Come?
I modelli di business devono inevitabilmente cambiare. La filiera
dell’Ict deve riposizionarsi. Non è pensabile un’offerta
ancora basata sulla vendita di pc, connettività e licenze. La
domanda non va più in questa direzione. Bisogna inventarsi un modo
nuovo di innovare: siamo di fronte a una serie di discontinuità
impressionanti e la filiera nazionale dell’Ict non può non
adeguarsi. Il cloud ad esempio rappresenta decisamente una rottura
con il passato: ma bisogna far capire ad aziende e PA quali sono
concretamente i benefici, non ragionare con i listini alla mano,
altrimenti la tecnologia continuerà a essere percepita con un
“extra” di cui si può fare a meno, soprattutto da parte della
PA, in cui l’attenzione ai costi si fa sempre più pressante.
L’innovazione sta anche e soprattutto nella progettualità, non
è più tempo di informatizzare silos verticali, serve
trasversalità e la trasversalità richiede una capacità
progettuale superiore. Bisogna fare “intelligence” per creare
innovazione.
Dunque i player dell’Ict hanno una grossa
responsabilità…

Diciamo che l’Ict deve responsabilizzarsi. La nascita di
Confindustria Digitale mira proprio a dare una sterzata. Per
vincere la sfida bisognerà che l’Ict si renda credibile, che
modifichi il suo approccio, che l’offerta si moduli in base alle
esigenze del mercato e non più sulla tecnologia. Se l’Ict in
questo Paese non è adeguatamente riconosciuta, se non la si
ritiene una leva strategica per la ripresa e per lo sviluppo
evidentemente qualcosa non ha funzionato. Insomma un po’ di
autocritica non guasta. Siamo di fronte a una sfida difficile, e
quindi serve una riflessione seria. C’è in palio lo sviluppo del
mercato dell’Ict e la crescita del Paese. Non è poco. E non
c’è più tempo da perdere. Action!

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