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SFIDA DIGITALE

Agenda digitale, non conta il “cosa”, ma il “come” fare

Serve puntare al processo di policy design che trasforma un obiettivo in una politica con indicazioni precise delle modalità, delle fasi, dei responsabili, dei tempi, delle risorse, delle metriche di controllo dei risultati: per il Corriere delle Comunicazioni un articolo a firma Bassanini, Mochi Sismondi e Masiero

11 Nov 2013

Franco Bassanini, Carlo Mochi Sismondi, Roberto Masiero

I temi intorno a cui si concentra l’azione del Governo in relazione all’Agenda digitale sono stati efficacemente riassunti dal Presidente del Consiglio Letta durante il Forum di Confindustria:

1) Governo pubblico del settore, assumendone a Palazzo Chigi il coordinamento traverso il ruolo di Francesco Caio. “Sciogliere i nodi, decidere chi comanda: meno concerti ci sono, più funziona”.

2) Affrontare il divario digitale partendo dall’alfabetizzazione digitale.

3) Riconoscere che nel lungo periodo il digitale offre significative opportunità di nuova occupazione, ma che nel breve rischia di eliminarne; dobbiamo quindi affrontare il nodo di come gestire il passaggio e realizzare un saldo positivo dal trade-off delle due tendenze; è il tema di come affrontare il rischio di una “lost generation”.

4) L’Agenda digitale è la principale riforma dello Stato, che si articola prioritariamente nei tre grandi progetti dell’anagrafe unica, dell’identità digitale e dei pagamenti elettronici.

5) Expo 2015 è un’opportunità straordinaria per il Paese, e sarà un successo se sarà digitale.

6) Europa: un mercato unico delle Tlc è condizione essenziale per essere competitivi.

Nel promuovere il prossimo Digital Government Summit 2013 di Roma (12/13 novembre) non vogliamo quindi occuparci del “cosa fare”, ma piuttosto del “come fare”, ossia di quel processo di policy design che trasforma un obiettivo in una politica con indicazioni precise delle modalità, delle fasi, dei responsabili, dei tempi, delle risorse, delle metriche di controllo dei risultati.
Se ci permettete quindi la metafora, non vogliamo occuparci altro che della “frizione” della nostra macchina. Di quell’umile, ma indispensabile parte che attacca il motore alle ruote e che permette il movimento. La nostra impressione è che siamo un Paese che alla frizione ha badato pochissimo, se l’è anzi dimenticata, col risultato di avere un motore sufficientemente buono, una discreta mappa di dove andare, ruote ancora più o meno in buono stato, ma di essere disperatamente fermi, come i numeri e gli indicatori mostrati nel citato Forum hanno mostrato.+

Parlare della frizione ha una sua dignità, quindi, ma per farlo bisogna rispettare delle consegne precise, a volte un po’ in contrasto con la “convegnite” imperante: ad esempio essere sempre concreti, indicare sempre date e responsabilità, quantificare gli obiettivi e lavorare sin da ora agli strumenti per valutare gli outcome, essere consapevoli che il policy design è una tecnica non banale e che richiede passaggi delicati, ma obbligatori.

Per questo nel corso del summit proporremo ai nostri relatori, ai rappresentanti del Governo, della PA centrale e locale e dell’industria Ict di affrontare una serie di nodi estremamente pratici:

– Quando e attraverso quale processo avremo una chiara definizione di un’architettura complessiva dell’Informatica Pubblica? (infrastrutture, reti, sistemi applicativi?)

– Il ritardo della digitalizzazione del nostro Paese è colpa della domanda, dell’offerta o di entrambe? È colpa di una PA refrattaria all’innovazione o di investimenti largamente insufficienti sulla rete? E l’industria Ict è pronta a sostenere un’offerta adeguata alla nuova qualità della domanda espressa dall’Agenda digitale?

– In quale modo è possibile finanziare concretamente grandi progetti quali la rete pubblica di connettività, la razionalizzazione dei data center della PA, i grandi progetti cloud che stanno per andare in gara? Attraverso quali forme di partnership pubblico-privato, attraverso quali veicoli finanziari?

– Come affrontare il problema delle competenze digitali? E come rivoluzionare la didattica per superare il modello tradizionale della lezione frontale e adeguarla all’ era digitale?

– Anagrafe unica, identità digitale, pagamenti elettronici: come ridisegnare i processi centro-periferia nell’ambito della PA? E a quando un vero catalogo dei servizi di e-government?

– Quali drastiche misure di semplificazione amministrativa per la realizzazione delle reti Ngn sono in programma?

– E infine, cosa possiamo fare per utilizzare al meglio gli strumenti europei (fondi per le Ngn, finanziamenti Bei, garanzie sui project bonds, fondi strutturali?
Un summit dunque all’insegna del “come” e non del “cosa”, del pragmatismo e non delle chiacchiere. Un’occasione per un impegno concreto per quella che è di fatto la principale riforma dello Stato che ci sta di fronte.