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Agid, Palmieri: “Il dg non va lasciato solo, serve un sottosegretario al digitale”

Dopo le dimissioni della Poggiani, il deputato di FI invita il governo a rivedere la governance: “All’Agenda serve un forte commitment politico”. E sulle qualità del nuovo direttore dice: “Deve sapersi muovere nei meandri della PA”

31 Mar 2015

Federica Meta

“Costanza, competenza e supporto politico”. Sono queste le tre parole d’ordine per far finalmente funzionare l’Agenzia per l’Italia, a detta di Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia e responsabile Innovazione del partito.

Dopo le dimissioni della Poggiani da direttore generale per Agid si apre un nuovo capitolo per l’Agenda digitale. Cosa dobbiamo aspettarci?

Le dimissioni della Poggiani sono l’ennesima dimostrazione che, purtroppo, l’Agenzia nata sotto una cattiva stella. Rispetto alle novità che possiamo aspettarci, posso solo auspicare che l’ente sia messo nelle condizioni di operare, anche perché è in gioco il futuro del Paese.

Il governo cosa può fare?

Può fare molto, anzi deve fare molto: il digitale è une leva impressionante di crescita. Il fallimento su questo fronte non è concesso, lo dico anche da deputato dell’opposizione.

E dunque?

Dunque è necessario che il governo nomini in tempi rapidi, nel rispetto delle norme di legge e dei criteri di trasparenza, una figura di caratura che non solo abbia competenze tecnico-manageriali ma che sappia muoversi nel meandri della pubblica amministrazione. Il nuovo direttore, però, non va lasciato solo.

La Poggiani è stata lasciata sola?

Al di là dell’esperienza del singolo e anche per evitare che si ripetano errori fatti in passato, al direttore dell’Agenzia va dato un forte commitment politico che, necessariamente, deve arrivare dal governo.

Bisogna accentrare la governance a Palazzo Chigi?

Dico di più. Bisogna nominare un sottosegretario all’Agenda digitale con il quale il nuovo dg abbia un canale di comunicazione diretto. Ci sono molti parlamentari tra le file della maggioranza che potrebbero ricoprire questo ruolo e che già svolgono attività sul tema del digitale: penso a Paolo Coppola oppure a Stefano Quintarelli.

Un modo per semplificare una governance che, tempo fa, il sottosegretario Delrio ha definito “da manicomio”…

Non solo, anche per dimostrare un cambio di passo di natura culturale e strategica. Mettere un “cappello” politico all’Agenda digitale significa dire che l’innovazione è davvero diventata priorità di governo.

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