PRIVACY

Antiterrorismo Ue, Avramopoulos: dati telefonici conservati più a lungo

Allo studio del commissario per gli Affari interni la revisione al rialzo dei limiti temporali di archiviazione delle informazioni: “Le registrazioni sono centrali nella lotta al terrorismo”

30 Gen 2015

F.Me.

telefono-140228171310

La Ue vuole reintrodurre la conservazione dati telefonici come misura antiterrorismo. Il commissario Ue per gli Affari interni, Dimitris Avramopoulos (esponente di Nea Democratia, candidato alle presidenziali greche dal premier Alexis Tsipras), ha dato mandato ai suoi servizi di studiare la possibile reintroduzione a partire dal 2016 di una direttiva europea per la conservazione dei dati delle comunicazioni elettroniche, che la Corte di giustizia Ue aveva annullato con una sentenza lo scorso aprile.

Discutendo, all’interno del collegio dei commissari, delle conseguenze di quella sentenza di annullamento, Avramopoulos ha sottolineato “il ruolo fondamentale che le registrazioni delle telecomunicazioni potrebbe svolgere nella lotta contro il terrorismo,” pur precisando che l’approccio da adottare deve essere “cauto e moderato” e per “un’appropriata protezione della privacy dei cittadini,” secondo le trascrizioni della riunione svoltasi la settimana scorsa. Il commissario ha quindi detto ai suoi omologhi che i suoi servizi sono gia’ al lavoro sulla questione e che “intende lanciare una consultazione pubblica, da accompagnare eventualmente con uno studio di impatto e una valutazione sulla necessita’ di preparare una nuova proposta legislativa nel corso del prossimo anno”.

La direttiva europea del 2005 che sull’onda emotiva degli attentati di Madrid e Londra spianò la strada alla conservazione di tutti i dati telefonici per un minimo di sei mesi ad un massimo di due anni, è stata cancellata dalla Corte di Giustizia europea nell’aprile del 2014. Secondo i giudici Ue imporre la conservazione di quelle informazioni rappresenta “un’ingerenza di vasta portata e di particolare gravità” in due diritti fondamentali: il rispetto della vita privata e la protezione dei dati personali. Inoltre, osservavano i giudici di Lussemburgo, il fatto che l’utilizzo dei dati avvenga all’insaputa degli utenti “può generare la sensazione che la loro vita sia oggetto di costante sorveglianza”.

Valuta questo articolo

La tua opinione è importante per noi!