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Apple, la Fcc indaga sui costi “nascosti” delle app

Nel mirino della Federal Trade Commission americana le applicazioni gratuite destinate ai minori. Per aggiornarle e aggiungere funzionalità è necessario pagare: i bambini danno l’ok inconsapevolmente

24 Feb 2011

La Federal Trade Commission esaminerà il sistema con cui Apple
commercializza i giochi con gli acquisti in-app. Nel mirino non
c'è la controversa politica per gli sviluppatori annunciata la
scorsa settimana, in base alla quale Apple tratterrà una quota del
30% sul guadagno generato dalle applicazioni per gli abbonamenti
editoriali che includono acquisti in-app. La questione che ha
attratto l’attenzione della commissione Usa è un altro: la
trasparenza con cui l'azienda rende noto che le transazioni
virtuali si concludono con soldi veri e pesano sulle bollette.

Il presidente della Ftc John Leibowitz ha scritto una lettera al
Rappresentante Democratico Ed Markey, che per primo aveva
richiamato l’attenzione sul problema chiedendo l’intervento
della commissione, assicurando che esaminerà il modo in cui Apple
e le altre aziende del settore offrono gli acquisti in-app, con un
occhio particolare alle applicazioni destinate ai bambini. La
scorsa settimana il Washington Post riferiva di genitori che si
sono trovati a pagare bollette esorbitanti per gli acquisti in-app
effettuati dai loro figli. I bambini sono in grado di acquistare
articoli all'interno dei giochi che costano soldi veri senza
comprendere appieno quello che stanno facendo, scriveva il
Post.

Leibowitz scrive a Markey: "Condividiamo pienamente la sua
preoccupazione che i consumatori, soprattutto i bambini,
difficilmente comprendono le ramificazioni di questi acquisti …Le
assicuro che studieremo attentamente le attuali prassi del settore
per quanto riguarda la commercializzazione e l’offerta di questo
tipo di applicazioni”.

L’inchiesta, dunque, riguarda non solo Apple ma l’intera
industria delle mobile app; tuttavia, essendo l’azienda di
Cupertino decisamente la leader, gli osservatori si aspettano che
sia oggetto dello scrutinio più approfondito, oltre che più
seguito dai media.

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