FREQUENZE

Assoprovider: “Wifi a rischio per milioni di utenti italiani”

Secondo l’associazione il Mise punta a restringere l’uso dello spettro “unlicensed” per la fornitura di banda larga wireless anche da postazione fissa. Il presidente Dino Bortolotto: “A rischio oltre 1.000 aziende e danni per un milione di clienti”. Il dibattito del mondo regolatorio e industriale Usa e Ue sull’utilizzo delle frequenze “altissime” spinto dalla diffusione di smartphone e tablet

12 Ago 2014

F.Me.

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Qualche milione di utenti Internet, connessi alla rete mediante tecnologie wifi, da un giorno all’altro “potrebbero rimanere tagliati fuori dalla rete, ovvero di nuovo digital divisi”. A lanciare l’allarme è l’associazione Assoprovider che teme un giro di vite normativo, a discapito dei propri associati, sull’utilizzo delle frequenze “senza licenza” per fornire banda larga.

Gli Internet service provider wireless (Wisp), denuncia l’associazione, “che legalmente dal 2005 forniscono servizi di accesso ad Internet via radio, utilizzando le frequenze di libero uso, rischiano di vedere in pericolo le loro aziende per interpretazioni di norme comunitarie e nazionali stranamente errate e casomai in ritardo di un decennio, da parte della Direzione comunicazioni del ministero dell’Innovazione e Sviluppo Economico”. Secondo Assoprovider, alcune ispezioni da parte degli Ispettorati territoriali presso gli operatori Wisp, a seguito di circolari diramate dalla Direzione Comunicazioni del Mise, starebbero trattando in modo restrittivo il tema riguardante la liceità dell’uso delle frequenze libere per la creazione di reti di comunicazione pubbliche. Un fatto che l’associazione giudica “sconcertante” dopo quasi dieci anni di investimenti e maturazione di un mercato ormai solido, con milioni di utenti raggiunti dai servizi wireless. E annuncia azioni a tutela dell’oltre 1 milione di utenti e delle aziende operanti nel settore e nell’indotto.

Le frequenze in ballo sono quelle a 5 Ghz, utilizzate per dare accesso wireless a banda larga soprattutto in ambienti interni (uso domestico, ma anche piccoli locali pubblici) e spesso in zone in digital divide.

Si tratta di una porzione di spettro al centro dell’attenzione mondiale dei regolatori e delle aziende. Finora la banda di frequenze più usata per access point era quella dei 2,4 Ghz. Ma non basta più: sia perché, come notano alcuni osservatori (per esempio la Wireless Broadband Alliance) è una banda ormai “congestionata”. Sia perché molti smartphone e tablet sono abilitati a funzionare sui 5 Ghz. Secondo Cisco entro il 2018 il 52% dei dati mobili sarà scaricato via wifi. Addirittura, però, la Commissione europea stima che già oggi il 71% del traffico dati in mobilità venga scaricato via wifi.

Ma il punto è: come utilizzarle? Come armonizzarne l’uso in un contesto di etere sovraccarico e scongiurando conflitti tecnologici e di mercato? Il dibattito è tuttora aperto, a livello di regolatori, governi e industria delle Tlc.

Apre dunque un fronte polemico la denuncia di Assoprovider. Il presidente Dino Bortolotto, che sta attivamente organizzando colloqui con le parti interessate, ribadisce con determinazione che “questi chiari di luna normativi che ogni tanto investono il settore non avvengono per motivi tecnici o di carattere legislativo, altrimenti non si capirebbe l’incoerenza esistente tra quanto sta accadendo al Mise e i bandi nazionali e regionali per le reti wireless passati e quelli tutt’ora pubblicati sui portali interessati (ad esempio Infratel), oltre ai temi legati al mercato dell’Internet degli oggetti, dell’Agenda Digitale, delle scuole 3.0, che vede proprio le reti wireless al centro di questi eco sistemi”.

Bortolotto chiarisce che “i Wisp non vogliono essere il capro espiatorio per un settore (quello delle Comunicazioni ndr.) che ormai deve essere completamente riformato se non rivoluzionato, allineandolo all’Europa e non piu’ con gli interessi feudali del potentato di turno. Ci si domanda attoniti come mai in generale l’economia nazionale deperisce a vista d’occhio? Ecco, quel che accade in questo nostro settore è un esempio che spiega in parte le ragioni”.

Assoprovider chiede dunque al governo e al Mise chiarezza su questi ultimi avvenimenti e che, “così come succede in gran parte d’Europa, i Wisp italiani possano continuare a fruire delle risorse delle spettro radio, ritenendo che le attuali norme europee consentano:

– l’uso delle frequenze dei 2,4 GHz 5GHz per realizzare reti di accesso ad internet da postazione fissa (comunicazioni pubbliche da postazione fissa);

– l’uso delle frequenze dei 2,4GHz, 5GHz per connettere Access Point del medesimo Wisp (backbone);

– l’uso delle frequenze dei 17GHz, 24GHz per connettere Access Point del medesimo Wisp (backbone);

– l’uso delle frequenze dei 2,4GHz, 5GHz, 17GHz, 24GHz, per “interconnettere” infrastrutture di rete di operatori della comunicazione;

– l’accesso alle frequenze licenziate da parte dei Wisp”.