Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Asta frequenze a rischio. In fumo i 2,4 miliardi?

L’allarme del servizio Bilancio del Senato: il lag temporale potrebbe scoraggiare gli operatori dal prendere parte alla gara. L’economista Valletti: “Per generare vera ricchezza serve togliere spettro alle nazionali”. E sul beauty contest la Ue: “Valuteremo il regolamento Agcom”

24 Nov 2010

Nuvola nera sull’asta frequenze. I 2,4 miliardi che il governo
spera di incassare dalla cessione dello spettro agli operatori
mobili rischia di non arrivare. Lo dicono i tecnici del servizio
Bilancio del Senato che in un dossier sottolineano come “il
rilevante lag temporale tra la materiale acquisizione delle
frequenze e l'esborso effettuato (15 mesi) potrebbe costituire
un deterrente rispetto alla decisione di prendere parte alla
gara".

I tecnici ricordano che la misura inserita nel Ddl di stabilità
prevede che gli introiti dell'assegnazione debbano essere
versati allo Stato entro il 30 settembre 2011 mentre la liberazione
delle frequenze per la loro destinazione ai servizi di
comunicazione elettronica mobili è fissata al 31 dicembre 2012. La
misura dovrebbe assicurare entrate per 2,4 miliardi nel 2011.

Il servizio Bilancio evidenzia inoltre che le frequenze sono
assegnate a un numero rilevante di emittenti locali e alcune in
maniera pluriennale e questo potrebbe generare procedure di
contenzioso: anche questo potrebbe "scoraggiare eventuali
concorrenti o per lo meno rallentare la procedura
d'asta".

I tecnici di Palazzo Madama ribadiscono infine le perplessità già
avanzate dai tecnici della Camera sul fatto che i destinino entrate
una tantum a copertura di spese di carattere ordinario con il
rischio di un "peggioramento dell'indebitamento netto
strutturale".

La stima “per eccesso” delle entrate derivanti dalla gara è
anche al centro delle considerazioni, pubblicate su Lavoce.info, di
Tommaso Valletti (ordinario di Economia all'Imperial College
London e all'Università di Roma Tor Vergata, oltre che
Research Fellow del Cepr di Londra e membro della Competition
Commission britannica). Secondo Valletti non è ancora chiaro
“né quali frequenze saranno messe all’asta né come verrà
svolta la gara”. Inoltre niente entrerà nelle casse dello Stato
per quanto riguarda le frequenze TV in mano alle emittenti
nazionali. Gli operatori televisivi si ritengono – scrive Valletti
-, a torto, proprietari delle frequenze sul quale hanno finora
trasmesso il proprio programma (1 canale = 1 programma): “Ogni
rete televisiva pretende di conservare le frequenze analogiche
senza tener conto che, nel nuovo scenario digitale, un canale è in
grado di trasportare fino a 15 programmi! Se si vuole generare
ricchezza e crescita tramite aste competitive rivolte ai servizi
mobili bisognerebbe togliere frequenze a Rai e Mediaset (senza
però ridurre il numero di programmi che possono irradiare, anzi
consentendo loro di avere un moltiplicatore pari a 2 o addirittura
3 volte i loro attuali programmi)”. Ma ciò non avverrà, dice
Valletti, se non si cambia la legge.

Le frequenze dovrebbero arrivare dunque in buona parte da quelle in
mano alle reti private. “La vedo dura” scrive il
professore.”Le leggi vigenti affermano che almeno un terzo delle
frequenze debba essere assegnato all’emittenza locale”. Poiché
sono previsti 25 multiplex nazionali, la legge impone di destinare
all’emittenza locale almeno 13 multiplex in ogni area. “Anche
qui, se non si cambia la legge non ci sarà alcuna frequenza
disponibile per un’asta alla quale partecipino gli operatori
mobili”.
Il problema alla base di tutto ciò è quello non avere mai
chiarito di chi “sono” le frequenze (dovrebbero essere dello
Stato), e come sono state assegnate nel passato nel “far west”
del nostro etere. “Tale ambiguità – dice Valletti – porterà a
contenziosi e ricorsi al Tar, contando anche sul fatto che le
emittenti private riceverebbero un trattamento discriminatorio
rispetto a quelle nazionali”.

L’ultimo fattore di incertezza “è lo scontro probabile tra
ministero dell’Economia e quello dello Sviluppo Economico (spetta
a quest’ultimo organizzare la gara). Mentre va dato atto a
Tremonti di avere compiuto dei passi importanti e condivisibili –
scrive Valletti – l’ineffabile Romani si è già affrettato a
dire che se si fa una crisi di governo non si fa la gara, e che
inoltre lo spettro è già tutto occupato dalle varie
televisioni.

Quanto alle frequenze da assegnare in beauty contest la Commissione
Ue valuterà il regolamento che dovrebbe essere varato domani da
Agcom. “La Commissione Ue – fa sapere la portavoce Amelia Torres
– aspetta di ricevere (dall'Italia) il testo del regolamento
per verificare che la gara si faccia in piena conformità con le
regole per l'allocazione delle frequenze digitali, in modo tale
da essere aperta a tutti, trasparente e non discriminatoria”.

Il 20 luglio scorso, la Commissione Ue ha dato luce verde alla
partecipazione di News Corp alla gara per l'assegnazione delle
frequenze multiplex, a condizione che Sky trasmetta in chiaro e
gratuitamente sul digitale terrestre per almeno cinque anni.