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AGENDA DIGITALE

Banda larga, Cardani: “Agcom in linea con le strategie del governo”

Il presidente dell’Autorità: “Arrivare al cabinet è un punto intermedio per fare poi ulteriori progressi”. E sul caso Telecom-unbundling dice: “Fanno ricorso su qualunque cosa si muova”

16 Dic 2014

Antonello Salerno

“Non c’è distonia. Coloro che invocassero la distonia tra AgCom e Governo sul piano banda larga commetterebbero un errore, e mentirebbero sapendo di mentire. Noi siamo indipendenti, ma da qui ad andare il Governo c’è una bella differenza. Agcom potrebbe anche prendere una decisione del genere, ma dovrebbe farlo a ragion veduta, e non è questo il caso. E’ il principio della scalabilità a spiegare tutto”. Lo ha detto a CorCom Angelo Marcello Cardani, presidente di Agcom, a margine del seminario sull’agenda digitale organizzato questa mattina da “LuissDREAM” (diritto e regole per Europa, amministrazione e mercati) nella sede dell’ateneo. Che la fibra ottica arrivi intanto ai cabinet, ha lasciato intendere il presidente Agcom, non è una scelta in contraddizione con la volontà del Governo, ma la definizione di un passaggio intermedio che, se da una parte può comportare costi maggiori, dall’altra è un passaggio consente all’infrastruttura un balzo in avanti, da cui poi si potrà tripartire per interventi successivi.

“Il senso generale del discorso sulla banda larga e l’agenda digitale è sempre lo stesso – ha detto Cardani durante il suo intervento – Il paese non ha fatto finora scelte fondamentali in tanti campi, ma in particolare in questo. La credibilità di questo piano del Governo si basa sul fatto che c’è dietro l’ingegner Tiscar, e che per questo ha una credibilità maggiore rispetto alle cose che sono circolate in questi anni: d’altra parte eravamo allo zero assoluto. Dico questo per spiegare il latente scetticismo che ho nei confronti di notizie che poi devono essere confermate nei fatti. Perché noi abbiamo doveri diversi rispetto alle prime pagine dei giornali, dobbiamo occuparci di fenomeni che si verificano nella realtà”.

“Attraverso la regolamentazione – ha spiegato Cardani – si generano effetti economici anche importanti, e la disciplina che l’autorità ha nel corso del tempo licenziato tendeva a incentivare gli operatori verso una intensificazione dello sforzo dell’infrastrutturazione, per generare interesse nei confronti dell’infrastrutturazione e rendere possibili, se non incentivare, le iniziative di coinvestimento”.

“Poi – spiega il presidente Agcom – è uscito il rapporto Caio, che spezzava una lancia a favore del fiber to the cabinet, ma soprattutto faceva riferimento al concetto di scalabilità, che per come lo interpreto io vuol dire che se per andare da A a B ci sono varie strade con costo diverso, e se la meno costosa è quella diretta, che però pone alcuni problemi, in alcuni casi può essere più conveniente arrivare da A a C, e poi si vedrà come arrivare a B. Potrà costare di più, ma si è certi di aver raggiunto un risultato. In una visione generale in cui si sente di tutto ma non si è visto niente, intanto si possono mettere in cascina i primi risultati”.

“Io sono convinto che la nostra indagine e il piano del Governo siano molto vicine su una serie di punti: dalle politiche a sostegno della domanda e alle iniziative per dare sostegno all’offerta, che configura un coinvolgimento dello Stato che fino a qualche anno fa sarebbe risultato politicamente indigeribile a tutti, ma che ora in tempi difficili viene tollerato e probabilmente è irrinunciabile. Il punto su cui si concentra l’attenzione è il cabinet, e il passo successivo al cabinet. Su questo la scalabilità probabilmente prevede un costo maggiore, ma il passaggio da un punto intermedio può voler dire segnare un punto e attestarsi su una posizione da cui poi sarà possibile fare un altro salto. Non vedo contraddizioni”.

A Margine del convegno Cardani ha poi commentato con CorCom l’annuncio dell’Ad di Telecom Italia, Marco Patuano, di un ricorso al Tar contro la decisione dell’Authority di ieri sulle tariffe di Unbundling del periodo 2010-2012: “Sarebbe stata una notizia se non avessero fatto ricorso – ha detto – dato che faNno ricorso su qualsiasi cosa si muova. Hanno gli avvocati, li pagano bene e li mandano in tribunale. Non ha senso commentare questa cosa se non si conoscono bene le motivazioni del ricorso. Si può solo commentare sull’abitudine a fare ricorso su qualsiasi cosa, che io ho denunciato più di una volta. Fanno ricorso sul 100% delle nostre decisioni, se lei esclude quelle ‘di servizio’, di routine”.

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