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Banda larga, Parisi: “Regole squilibrate frenano gli investimenti”

Il numero uno di Chili Tv: “Il ritardo dell’Italia determinato da regole pro-rame che hanno bloccato l’impegno per la fibra”. E sul futuro delle tlc: “Consolidamento inevitabile: quattro operatori sono troppi”

15 Dic 2014

E.L.

In Italia ci sono troppi operatori di Tlc, sarà inevitabile la scomparsa di alcuni di essi. La previsione la fa Stefano Parisi, ex presidente di Confindustria Digitale e oggi numero uno di Chili Tv, in un’intervista al Sole 24 Ore. “Le liberalizzazioni – dice Parisi – hanno fatto bene al Paese perché hanno creato concorrenza si qualità e prezzi”. Il problema è che i prezzi sono scesi troppo. In questo contesto – a detta del manager – è prevedibile un’ondata di consolidamento.

Nel 1999 c’erano sette operatori, in 15 anni si sono ridotti a 4 ma sono ancora troppi per come il mercato si è ridimensionato. La domanda è anelastica rispetto ai prezzi e in correlazione inversa: oggi i prezzi bassi hanno il solo effetti di far spostare i clienti da un gestore all’altro, ma il mercato nel suo complesso non cresce. Quindi non c’è più spazio nemmeno per i 4 attuali operatori.

Uno spiraglo potrebbe arrivare dalle smart tv che entreranno nelle case di chi non ha il pc. Di qui l’impegno con Chili Tv. “In Italia siamo arrivati a 400mila clienti e a inizio anno sbarcheremo in Germania, Polonia e Austria”. Paura dell’arrivo di Netflix? “No, anzi – dice Parisi – Ci aiuterà: avvicinerà la gente all’internet tv”.

Il manager ha poi evidenziato il ritardo italiano sulla banda larga: oggi solo il 23% della popolazione è coperta. Si tratta di un dato che innesca una spirale pericolosa: poche aziende e famiglie connesse, pochi ricavi incrementali per le telco. E dunque pochi investimenti nella rete.

Per Parisi le cause sono diverse. Il primo di natura regolatoria. “La passata gestione Agcom ha ostinatamente avvantaggiato il rame rispetto alla fibra, per favorire gli obiettivi a breve di Telecom Italia”. E questo avrebbe garantito una rendita così alta da disincentivare gli investimenti in fibra.

C’è poi la questione di una PA poco digitalizzata. “Non è mai stato fatto lo switch off, il passaggio obbligatorio dal cartaceo al digitale – ricorda – Senza una spinta, la popolazione non ha un incentivo ad avere un collegamento veloce”.

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