Banda ultralarga, Ansip "promuove" l'Italia. Ma non sulle frequenze - CorCom

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Banda ultralarga, Ansip “promuove” l’Italia. Ma non sulle frequenze

Il vp della Commissione Ue per il mercato unico digitale: “Piano italiano davvero buono. Aree a fallimento di mercato, giusta direzione”. Sulla banda 700Mhz rischio ruolo di retroguardia. Fusione Wind-3: “Non esiste numero magico di operatori. Serve valutazione caso per caso”.

19 Mag 2016

Andrea Frollà

Il Piano italiano per la banda ultralarga dell’Italia “è un piano davvero buono” e la parte che riguarda le aree a fallimento di mercato “va nella giusta direzione”. Il vicepresidente della Commissione Ue per il mercato unico digitale Andrus Ansip promuove la strategia dell’Italia sulle nuove infrastrutture di Rete, sottolineando in un’intervista all’Ansa la necessità di recuperare il grande ritardo accumulato dal Paese nel corso degli anni.

“Il punto di partenza non è per niente buono – ricorda Ansip – perchè secondo l’indice digitale Ue l’Italia è 25esima su 28 e ultima in Europa per la diffusione della banda larga fissa”. Il Commissario promuove l’esecutivo (“Il governo italiano sta facendo sforzi”), ma ricorda che il successo del piano italiano dipenderà naturalmente dalla sua efficace attuazione: “Vedremo quando il piano sarà implementato”.

Rispetto ad un altro tema caldo del mercato italiano delle telecomunicazioni, la fusione Wind-3, Ansip evidenzia la necessità di valutare singolarmente le diverse operazioni M&A sotto la lente di Bruxelles: “Non c’è un numero magico di operatori per Paese, tre o quattro – afferma alludendo alla bocciatura dell’operazione tra O2 e 3G in Gran Bretagna -. Dipende dalla situazione concreta in quello stato membro concreto, per cui c’è bisogno di una valutazione speciale in ogni caso”. È necessario, aggiunge, “tenere a mente che la concorrenza deve restare”.

Critiche dal Commissario sono arrivate invece sull’ipotesi di slittamento della liberazione delle frequenze 700Mhz dal 2020 al 2022, come vorrebbe l’Italia. Significherebbe “chiedere di restare indietro”. Per il nostro Paese, sottolinea Ansip, “il cambiamento sarà abbastanza complicato, ma è necessario”. Smentendo tutte le voci allarmistiche circolate finora, sottolinea che “non ci sarà bisogno di comprare nuovi televisori” quando ci sara’ lo ‘switch off’.