INNOVAZIONE

Banda ultralarga, in Piemonte la sfida si gioca in montagna

Uncem e Anci insieme per dare il via al programma. I 284 milioni di investimenti riguarderanno in larga parte le zone appenniniche a fallimento di mercato

Pubblicato il 22 Apr 2016

Banda ultralarga, in Piemonte la sfida si gioca in montagna
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Garantire più servizi ai Comuni, alla pubblica amministrazione, alle imprese e a tutti i cittadini. È questo il principale obiettivo della Regione Piemonte con le associazioni degli enti locali Anci e Uncem, che nella mattinata di oggi hanno condiviso modalità e tempi per dare il via al Piano banda ultralarga e attuare l’Agenda digitale in tutti i territori. Non solo le grandi città: grazie a 284 milioni di euro di investimenti (194 milioni dal Par Fs e 90 dai Por Fesr e Feasr) internet ad alta velocità toccherà tutte le aree, comprese quelle alpine e appenniniche, “a fallimento di mercato”, dove gli operatori, senza l’aiuto pubblico, non investirebbero.

Anci e Uncem hanno definito con la Regione opportunità e tempistiche. Si parte subito, con un’azione culturale e formativa. Il 5 maggio, il Csi ospiterà sindaci e amministratori per una prima presentazione del piano banda ultralarga. Poi la Regione, con gli assessorati agli enti locali e allo Sviluppo economico, guidati da Aldo Reschigna e Giuseppina De Santis, promuoveranno incontri sul territorio nei quali ascoltare esigenze e necessità dei Comuni. Dal punto di vista operativo, per poter investire subito le risorse disponibili (entro il 2018 devono essere raggiunti importanti risultati), Regione firmerà con ministero dello Sviluppo economico e Infratel un accordo per mettere in moto la macchina. Poi saranno i Comuni a firmare le convenzioni che saranno l’ultimo passo prima dei bandi, interamente gestiti da Infratel.

All’incontro di oggi in piazza Castello a Torino, con gli assessori Reschigna e De Santis, hanno partecipato per Anci il vicepresidente Michele Pianetta, il direttore Marco Orlando e Fabrizio Ferrari, funzionario della Città di Alessandria e membro del comitato tecnico-scientifico del Csi, per Uncem il presidente Lido Riba e il vice Marco Bussone. “Abbiamo confermato alla Regione quanto il tema sia prioritario per i Comuni, tutti, sia quelli compresi nelle zone bianche a fallimento di mercato, sia quelli nelle nere, ad alta densità di popolazione. Certo è che tutti i cittadini, nel prossimi cinque anni, avranno copertura con 30 mbs, dunque anche venti volte rispetto all’attuale velocità di navigazione”.

Anci e Uncem hanno insistito sulla necessaria “neutralità tecnologica” per gli investimenti, che Infratel dovrà inserire nei bandi: si dovrà prevedere un uso misto di fibbra ottica, tecnologie wi.fi, satellite. Senza dimenticare che il digital divide tocca internet, ma prima ancora tv (digitale terrestre) e telefonia mobile. Nelle “aree bianche” si partirà dalle zone dove le Unioni di Comuni sono più solide e operative; saranno le Unioni a poter fare da coordinamento nella firma delle convenzione con Mise, Infratel e Regione. La rete resterà pubblica e verranno individuati dei gestori concessionari che porteranno servizi a tutti i icttadini.

“Su questo abbiamo chiesto alla Regione – confermano i rappresentanti di Anci e Uncem – di fare un attento lavoro affinché si migliorino realmente i servizi alle comunità, dai trasporti, alla telemedicina, all’istruzione e formazione. Dobbiamo lavorare molto con le Unioni di Comuni, anche per evitare che si facciano nei prossimi mesi investimenti sbagliati. E la fibra, come in passato è avvenuto, resti spenta, non accesa da gestori. Dobbiamo far sì che le nuove reti aiutino i Comuni a dialogare. Finora i sistemi tra enti non si parlavano. Su questo si gioca il futuro dei piccoli Comuni, nelle aree montane in particolare, delle stesse Unioni. L’interazione tra i servizi informativi, tra i gestionali, sono lo strumento base per rendere coeso il sistema, dando migliori servizi all’interno della PA, alle imprese, ai cittadini”.

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