L'INTERVISTA

Banda larga, italiani soddisfatti a metà. Manghi: “Il Paese può farcela, ma servono coesione e chiarezza”

Secondo il Broadband Index di Cisco, che CorCom ha potuto visionare in anteprima, sono soprattutto i lavoratori in smart working ad auspicare una migliore qualità dei servizi di connettività e un intervento ancora più incisivo del Governo. Il Pnrr leva di accelerazione

23 Feb 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

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Il 71% degli italiani che ritiene che i servizi a banda larga debbano notevolmente migliorare e la stessa percentuale auspica che il Governo intensifichi gli sforzi per migliorare i servizi e rendere disponibili reti più performanti a tutta la popolazione. È quanto emerge dal Broadband Index di Cisco che CorCom ha potuto visionare in anteprima (QUI IL REPORT GLOBALE).

Il 39% degli italiani ritiene la propria connessione a Internet abbastanza soddisfacente anche se nella percentuale c’è un 6% di cittadini che la considera scarsa sul fronte della performance relativa alla velocità. E sono soprattutto i lavoratori in smart working a evidenziale le principali difficoltà. Ancora: il 63% dei cittadini – una percentuale altissima – pensa che la banda larga dovrebbe essere gratuita anche se il 47% considera giusto un extra costo per connessioni più veloci. Il 51% dei lavoratori vorrebbe che fosse il datore di lavoro a farsi carico delle spese per la connettività, percentuale che sale al 61% nel caso di chi opera in full smart working.

A fare il punto della situazione con CorCom è Gianmatteo Manghi, amministratore delegato di Cisco Italia. “Il lavoro ibrido funziona bene solo se è sostenuto da buone reti, sicure, ad alte prestazioni, flessibili per adattarsi a tutte le “configurazioni” di operatività e di collaborazione: in ufficio, da remoto, in mobilità e in siti di co-working. Inoltre, sono proprio le infrastrutture di rete con qualità e prestazioni elevate che possono amplificare i vantaggi degli altri investimenti in tecnologie digitali”.

Manghi, dal report emerge però che i livelli di connettività non sono adeguati alle esigenze del mercato nonostante i passi in avanti in termini di capacità abili tata dagli operatori e le misure governative. Crede che i fondi messi in campo nel Pnrr potranno velocizzare l’infrastrutturazione?

Il Pnrr mette a disposizione 3,7 miliardi di euro per portare una rete ultraveloce a sette milioni e mezzo di famiglie, mentre bandi specifici porteranno fino a 10Gb/s la connettività delle scuole, della sanità e delle isole minori: tutto questo senza dubbio spinge sull’acceleratore. Gli operatori di telecomunicazioni hanno una sfida enorme da superare, una sfida fondamentale per l’intero Paese, perché il digitale è la leva chiave di tutte le missioni previste del Piano. E la fibra è essenziale anche per il 5G. Sicuramente l’Italia può farcela: ma serve la collaborazione tra tutti gli attori, serve semplificazione, serve chiarezza di procedure.

Le principali telco europee chiedono interventi regolatori per obbligare gli over the top a co-investire nella realizzazione delle nuove reti. In Italia il caso Dazn sta facendo molto discutere e già sono stati posti obblighi da parte dell’Agcom: è ora di un cambio di passo?

Al di là del caso singolo, è venuto il momento di adottare un approccio di sistema diverso, basato cioè sulla collaborazione tra i vari attori nel reciproco interesse, pensando sia agli investimenti che a tanti altri aspetti. La tecnologia permette di costruire e gestire le reti in modo da creare un’esperienza eccellente per chi usa applicazioni e servizi, e questi ultimi a loro volta possono essere sviluppati in modo da sfruttare al meglio il potenziale delle nuove reti. In questo modo, gli operatori possono valorizzare le proprie infrastrutture, anche economicamente, grazie a modelli di collaborazione con gli OTT che rendano i loro servizi più innovativi e di qualità sempre migliore.

Quali sono le iniziative di Cisco in Italia per spingere la “cultura” della banda ultralarga e contribuire alla digital transformation del Paese?

Le competenze sono fondamentali: basti pensare che di recente il Ministro Colao ha parlato di dare punteggi più alti nei bandi tecnologici a coloro che presenteranno strategie di formazione adeguate. Con le Cisco Networking Academy facciamo da oltre 20 anni formazione Ict, sviluppando nuovi profili con competenze di rete, applicative, di cybersicurezza, IoT. Il nostro impegno non si ferma: il nostro obiettivo è diventare un’azienda ad emissioni zero nel 2040, raggiungendole già nel 2025 per gli scopi 1 e 2, e stiamo sviluppando nuove competenze, al nostro interno e per i nostri clienti, affinché la trasformazione digitale possa rendere le attività economiche e sociali ed i processi produttivi sempre più sostenibili.

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