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L'ANALISI

Banda ultralarga, altro che aree bianche, il “nodo” sono le grigie

Gli attriti e le polemiche sulle aree a fallimento di mercato sono solo la punta dell’iceberg. E’ nelle zone in cui si concentra la maggior parte delle aziende italiane che si rischia infatti un insanabile e pericoloso gap infastrutturale

19 Giu 2017

Mila Fiordalisi

Altro che aree bianche. È sulle aree grigie che l’Italia rischia di impantanarsi, mandando all’aria quello che al momento si configura come uno dei piano più ambiziosi d’Europa: il piano Bul (banda ultralarga) del governo Renzi. La realizzazione di una rete di proprietà statale per non lasciare indietro una parte importante del Paese (le aree bianche sono presenti in oltre 7.000 comuni) è stata la carta che ha consentito di bypassare le logiche di mercato ossia la non appetibilità delle cosiddette aree a fallimento di mercato, quelle dove gli operatori, Tim in testa, avevano deciso di non investire. Avevano appunto. Perché le cose non stanno più così: l’azienda guidata da Flavio Cattaneo non solo ha rincarato la dose degli investimenti in fibra ma ha anche annunciato di voler creare una newco ad hoc per cablare le aree bianche, andando di fatto a fare concorrenza alla rete di Stato.

Una “mossa” che sta scatenando non poche polemiche e attriti, ultimi quelli che si sono consumati nel weekend sulle pagine dei principali quotidiani dove il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli e il presidente del Comitato Bul Claudio De Vincenti si sono letteralmente scagliati contro la compagnia di Tlc “accusandola” di voler travalicare i confini. “Se Telecom passasse dagli annunci alla realizzazione concreta della banda ultra larga anche nelle aree non redditizie, i piccoli Comuni, lo Stato dovrebbe valutare la concretezza e la dimensione dei danni”, ha detto De Vincenti. Sulla stessa linea Giacomelli: “Le aree a cui dedicare risorse pubbliche sono state definite consultando gli operatori in merito alle intenzioni di investimento, facendo affidamento sulla loro correttezza. È chiaro che se Tim cambiasse idea in corsa rischierebbe di provocare un danno all’interesse pubblico. In quel caso il governo dovrebbe valutarne l’entità e le azioni necessarie a tutelare la collettività”.

Ma soprattutto il sottosegretario ha puntato i riflettori sulla questione aree grigie, dove si concentra la maggior parte delle aziende. Aree in cui potrebbe andarsi a creare un inaspettato gap infrastrutturale a danno dell’economia-Paese. Dirottare gli investimenti sulla aree bianche potrebbe dunque generare un effetto boomerang dall’esito inquietante. “Nelle aree grigie un ritardo è possibile – ha detto Giacomelli -.Per questo vogliamo riutilizzare le risorse recuperate dalla prima gara (quasi 700 milioni di euro ndr) per nuovi incentivi. Come i voucher per passare alla fibra senza costi extra, abbiamo quasi ultimato l’istruttoria con la Ue. E ancora, strumenti specifici per aiutare le imprese a investire sui servizi cloud, ci stiamo ragionando con il ministro Calenda”.

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