Banda ultralarga, Campoli: “Politica e authority faranno la differenza” - CorCom

L'INTERVISTA

Banda ultralarga, Campoli: “Politica e authority faranno la differenza”

Il manager di Cisco: “Importante considerare la sostenibilità economica delle infrastrutture fisse e mobili, sempre più critiche per il Paese. Operatori dovranno equipaggiare al meglio i territori ma è fondamentale agevolare il completamento dei cantieri e mettere in campo norme adeguate”

15 Apr 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

“In un momento in cui tutti gli operatori Tlc hanno messo a disposizione traffico, supporto e risorse in modo gratuito per consentire di far fronte alla domanda generata dal lockdown è importante considerare la sostenibilità economica di queste infrastrutture, che sono sempre più infrastrutture critiche per il Paese”: Paolo Campoli, Senior Director Emear Service Provider Segment di Cisco fa il punto con CorCom sull’andamento del traffico dati ma soprattutto delinea roadmap e strategie per rafforzare il settore delle Tlc e dotare l’Italia di infrastrutture adeguate per gli anni a venire.

“Quale che sia l’orizzonte temporale e lo scenario del “dopo” Covid-19, il ricorso massiccio alla tecnologia – che si è reso necessario per riorganizzare da remoto il lavoro e i più diversi tipi di processi aziendali – ha spinto avanti di un paio di anni l’orologio della digitalizzazione in questo paese. Ricorreremo certamente ancora al lavoro da remoto quindi è importante che gli operatori si preparino a equipaggiare meglio il territorio e, in particolare, a lavorare per rimuovere i colli di bottiglia con modelli di gestione e di consumo del traffico flessibili”, evidenzia Campoli.

Campoli, qual è la situazione ad oggi e come prepararsi per il domani?

I dati ci dicono che nella prima settimana di lockdown il traffico sulle sue reti è cresciuto del 40%, e del 35% nella seconda: ciò che si prevedeva avvenisse in due anni, è avvenuto in due settimane. In tutto questo, le reti si sono comportate mediamente bene finora e potranno continuare a farlo se gli operatori si dedicheranno a ottimizzare tutte quelle operazioni di configurazione, gestione dei nuovi profili di traffico, creazione di servizi che consentano di evitare il più possibile “turbolenze” che – su una rete che opera al limite delle sue possibilità – si possono trasformare in disservizi importanti. In questo potranno essere aiutati dall’automazione di rete e dall’AI, che aiutano a agire su larga scala e anche a consentire di gestire al meglio da remoto eventuali interventi evitando il più possibile l’invio di personale sul campo, data l’esigenza di distanziamento sociale. Un ruolo fondamentale lo giocheranno la Politica e l’Authority, infatti diventa fondamentale agevolare il completamento dei cantieri per la fibra (Ftth) e mettere in campo tutte le norme che consentano di potenziare la rete 4G e procedere alla diffusione del 5G con costi gestibili. Altri elementi importanti che emergono: il traffico e la richiesta di banda sono arrivati da luoghi diversi e non negli orari soliti. Il “picco” di uso domestico che solitamente era serale si è trasferito negli orari tipicamente business e si è distribuito, come richiesta, sul territorio – in zone magari meno servite.

Fisso e mobile: quale delle due tecnologie secondo lei dovrà essere “rafforzata” con urgenza a garanzia di risultati ottimali nel lungo periodo?

L’esperienza di questo periodo ci dimostra chiaramente quanto è importante la presenza di una infrastruttura per la connettività in banda ultralarga.  La fibra Ftth o un 4G avanzato (Lte plus) fanno la differenza tra potere essere operativi da remoto non solo per il lavoro, ma anche per le nostre relazioni sociali “virtualizzate”, e non poterlo fare o farlo con esperienze insoddisfacenti, frustranti. Il digital divide diventa evidente e non è più accettabile. Quindi tutto quello che si può e potrà fare per accelerare la posa della fibra, rimuovendo gli impedimenti per snellire, velocizzare, sburocratizzare è essenziale.

Quali interventi andranno fatti sulle reti?

Sulla rete fissa esistente, sono necessari soprattutto upgrade a livello delle dorsali (backbone) in particolare nei punti della rete in cui si ha il peering con le reti dei cosiddetti “web scaler” come Aws, Azure, Netflix ecc; serviranno sicuramente, con priorità, adattamenti anche alle reti metropolitane, la cui infrastrutturazione si basava su statistiche di uso contemporaneo della rete che adesso cambieranno sicuramente. In parallelo si deve continuare a lavorare per implementare il 5G, che può rivelarsi uno strumento fondamentale per portare la velocità e le performance dove la posa della fibra è troppo costosa o complessa, attuando modelli di Fixed Wireless Access che possono accelerare i tempi di copertura del territorio. Il 5G e l’Iot inoltre sosterranno la ripresa di alcuni settori di industria e servizi: pensiamo solo alla crescente necessità di automazione e gestione da remoto che avranno le linee di produzione o all’esigenza, nella sanità, di triage, gestione delle terapie, diagnostica per immagini da remoto ed in mobilità. Il caso delle ambulanze connesse in 5G per ridurre i tempi di intervento è uno dei cosidetti “use case” già in fase di sperimentazione all’estero.

Al di là degli interventi “ordinari” quali tecnologie di nuova generazione dovranno essere adottate e implementate al fine dell’erogazione di servizi in linea con la rinnovata esigenza di mercato?
Oltre a quanto già detto sulla necessità di investire in fibra Ftth e in 5G per creare una connettività Fixed Wireless così da arrivare alla copertura, gli operatori dovranno ragionare in termini di investimento sui nuovi servizi di cui aumenterà la richiesta, per fare in modo di poterli gestire al meglio. Ad esempio – pur nel rispetto della net neutrality che non consente di dare priorità a diversi tipi di traffico – è importante offrire a tutti i livelli di clientela, business ma anche consumer come le persone che oggi stanno lavorando da casa, la possibilità di avere un’esperienza efficace e coinvolgente su piattaforme ricche come quelle di web collaboration.  Gli operatori possono pensare a servizi di tipo gestito, che permettono di modulare entro la propria rete le caratteristiche di connessione più appropriate per le richieste di questo tipo di applicazioni, per migliorare l’esperienza. Non c’è nulla che affatichi di più che lavorare per ore da remoto, con un video intermittente o di bassa qualità o con la necessità di riconnettersi ad ogni passo. Gli operatori hanno gli strumenti per gestire al meglio le soluzioni di Work From Home, fa parte delle loro competenze forti e queste saranno necessarie per far sì che l’accelerazione di cui abbiamo beneficiato in questo periodo non vada persa.  Parallelamente, emerge l’imperativo della cybersecurity. Abbiamo visto che in questo periodo l’emergenza Covid-19 si è trasformata in una ricchissima opportunità per i criminali informatici, che hanno sfruttato l’ampliamento improvviso della “superficie di attacco”, favoriti anche dal fatto che non tutte le realtà e le persone erano ben equipaggiate per lavorare e gestire processi da remoto.

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Quanto cambia il ruolo dei provider locali? Quelli che operano su specifici territori?

I provider locali potrebbero assumere un ruolo molto importante per la loro capacità di arrivare a livello capillare su un pubblico, quello della piccola e piccolissima impresa locale, che per le sue esigenze IT lavora principalmente con reseller, agenti locali. L’operatore di rete potrebbe creare soluzioni adatte a connettività locale sfruttando le risorse disponibili sul territorio, e assumere un importante ruolo di formazione e di consulenza rispetto alle esigenze di rete e alle possibilità che la connettività apre alle attività locali sempre, anche al di fuori dell’emergenza.

L’adozione delle piattaforme a distanza, in primis dello smart working, quanto impatta sulla questione cybersecurity? Come le aziende possono garantire l’integrità dei propri dati e proteggere i dipendenti da intrusioni sui dispositivi in loro uso?

L’impatto delle piattaforme per operare da remoto è enorme. Tim, che utilizza la nostra piattaforma di cybersecurity Umbrella per erogare ai clienti i servizi di sicurezza Dns Tim Safe Web, ha comunicato per marzo e inizio aprile una impennata incredibile del numero di azioni di filtraggio e di “respingimento” di link a siti malevoli e minacce varie. In un giorno, il 31 marzo, hanno bloccato oltre 10.400.000 accessi a siti pericolosi, un dato enorme.  Quando l’utenza più generale diventa una utenza “prosumer” che alterna un uso personale e uno professionale della rete, bisogna ampliare il più possibile azioni che rendano la rete stessa il primo livello di difesa e questo può essere fatto dagli operatori stessi in primis, con modello di protezione basato sul Dns che consente di controllare tutto il perimetro della rete e dell’uso di Internet, dal device personale alle più complesse infrastrutture aziendali. A questo deve affiancarsi l’azione capillare delle aziende nel fornire ai dipendenti strumenti per connettersi in modo sicuro: usare le Virtual Private Networks, prevedere una autenticazione sicura almeno a due fattori, attrezzarsi per mantenere costantemente aggiornati, magari sfruttando l’automazione e l’erogazione da cloud, tutti i software e sistemi di protezione sui device individuali e sulle reti aziendali.  Infine, dato che l’anello debole della catena in molti attacchi, dal phishing al ransomware, è l’uomo, è essenziale attivare una educazione alla cybersecurity capillare. Gli operatori telco, che raggiungono milioni e milioni di utenti, potrebbero essere un alleato importante nel veicolare con semplicità informazioni chiare e inculcare corrette abitudini.

Quali saranno secondo lei le soluzioni hardware e software che hanno in prospettiva maggiore potenziale di mercato? E quali quelle che invece sono destinate a perdere appeal?

Tutto ciò che riguarda le infrastrutture di rete – dai router IP alle soluzioni per la connettività su fibra ottica – vedrà sicuramente una crescita; per quanto riguarda gli applicativi, sicuramente tutto il mondo delle piattaforme di collaborazione online, e soluzioni “a pacchetto” per le imprese che servono per creare piattaforme per il telelavoro; soluzioni per creare cloud gestiti e naturalmente soluzioni complete, aperte e semplici per la Sicurezza.  Stiamo vedendo a livello generale sui mercati in cui operiamo anche una richiesta di soluzioni verticali per determinati settori: sanità, ma anche tutto l’aspetto legato alla gestione integrata delle filiere produttive, l’applicazione dell’IoT per la gestione remota, nell’ottica di consentire un minore intervento sul campo e una tempestività.  Al fronte opposto, è possibile aspettarsi una riduzione della richiesta di applicazioni specifiche per i settori che sono maggiormente colpiti dalle conseguenze delle misure prese a livello globale per contrastare la pandemia, con un andamento che sarà però legato anche poi alla loro auspicabile ripresa.

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