SCENARI

Banda ultralarga, il Piano Minerva vale l’1,2% di crescita del Pil in 5 anni

E i benefici potrebbero essere a lungo termine superiori, tali da compensare il danno della privatizzazione di Tim (6% di Pil perso in 25 anni). La simulazione effettuata da Maurizio Matteo Dècina

07 Nov 2022

Maurizio Matteo Dècina

Economista esperto di Tlc

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Il Piano Minerva vale l’1,2% di crescita del Pil in 5 anni. Ma i suoi benefici potrebbero essere a lungo termine superiori, tali da compensare il danno della privatizzazione (6% di Pil perso in 25 anni).

La stima dell’impatto sul Pil derivante dal mancato sviluppo di una rete completa in larga banda è stato calcolato in base a note formule (Banca Mondiale, Mc Kinsey, EY) che relazionano la crescita del Pil con lo sviluppo della rete.La Banca mondiale stima una crescita del Pil pari a a circa l’1,1% per ogni 10% addizionale di linee attive in Ftth. Stima sicuramente indicativa ma fin troppo ottimistica.

Nel modello di calcolo da me proposto (QUI IL MODELLO PER LA SIMULAZIONE) la crescita stimata è pari a 0,36% (la metà della media dei principali studi) per ogni 10% addizionale di attivazioni in Ftth.

I quattro benefici del Piano Minerva

Alla luce di questi numeri sembra evidente che il Piano Minerva proposto da Fratelli d’Italia – che in sostanza era molto simile a quello da me proposto insieme ai piccoli azionisti Telecom svariati anni fa in un contesto politico assai avverso se ben implementato, potrebbe generare quattro tipologie distinte bi benefici macroeconomici:

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  1. risparmi di capex ed opex derivanti da una rete unica senza duplicazioni di infrastrutture
  2. piano di sviluppo unitario ed organico della rete che consentirebbe una maggiore velocità di cablatura ed attivazione
  3. maggiore solidità nell’assetto della rete che potrebbe favorire lo sviluppo di piattaforme italiane per sevizi a valore aggiunto
  4. controllo pubblico di un asset strategico come la rete nazionale

Risparmio di Capex per 4 miliardi, di Opex per 1 miliardo

Con i numeri forinti da Infratel e da Italtel ho stimato, attraverso un modello di simulazione aperto a tutti ed in fieri, un risparmio di Capex pari a circa 4 miliardi ed un risparmio di Opex pari a circa 1 miliardo distinguendo tra aree bianche, nere e grigie. Tali risparmi derivano dal fatto che il Piano Minerva evita gli ingenti sprechi dovuti alla duplicazione della rete.

Quanto vale la partita voucher

Nell’ipotesi che il 50% di tali risparmi fossero investiti in voucher (500 euro a famiglia per 2 anni), si potrebbero avere circa 5 milioni di nuove attivazioni direttamente incidenti sulla crescita del Pil, stimata in circa lo 0,63% del Pil (sempre prendendo come riferimento la stima conservativa tre volte inferiore a quella della Banca Mondiale). Ma oltre ai risparmi di Capex ed Opex da reinvestire in voucher, il Piano Minerva consentirebbe un migliore flusso di cassa per completare la rete nella sua tratta finale (quella che manca in Open Fiber) arrivando, indipendentemente dai voucher, ad un tasso di attivazione piu veloce. Questo effetto, pari allo 0,56% del Pil, si sommerebbe a quello dei voucher per un totale pari ad 1,2% di impatto sul Pil in 5 anni. Si tratta ovviamente di una prima stima da raffinare e contestualizzare in base alle modalità di sviluppo del Piano.

I benefici indiretti per lo sviluppo e la sicurezza del Paese

Oltre a questi benefici tangibili, potrebbero essere aggiunti anche i benefici derivanti da un assetto più consono al raggiungimentio degli interessi pubblici, e non piu privati. Tale tipo di benefici sono difficilimente calcolabili, ma non meno rilevanti. Mi riferisco ad un assetto di rete piu solido, sia finanziariamente che politicamente, con una visione del futuro incentrata sullo sviluppo dei servizi di pubblica utilità (telemedicina, videosorveglianza, telemonitoraggio ambientale, servizi al turismo, teledidattica…) abilitati da una rete pubblica. Effettivamente, tali servizi dipendono molto anche dalle politiche di incentivo di chi gestisce la rete (prezzi, modalità, sovvenzioni..). Tali servizi, al contrario di quelli improduttivi erogati dagli Over the Top hanno notevoli ricadute economiche e sociali, sia sul benessere che sulla creacita del Pil.

Rimane inoltre l’inestimabile beneficio di mettere in sicurezza un asset geopoliticamente così strategico come la rete, per evitare nel futuro la possibilità di interferenze di varie potenze straniere con l’intento di controllare le informazioni italiane.

Il danno della privatizzazione vale 120 miliardi

In seguitio a tutte queste considerazioni, se si facesse una proiezione a 25 anni sui benefici macroeconomici del Piano Minerva, potrebbe emergere un impatto tale da poter compensare in toto o in parte i danni della privatizzazione. Da una mia simulazione,  presentata presso le aule del Senato alla presenza dell’ex Presidente Agcom Angelo Cardani ed aggiornata ad oggi, emergerebbe che la privatizzazione avrebbe avuto un danno simulato totale sul sistema Paese di circa 120 miliardi di euro, pari al 6% del Pil.

La stima prende in considerazione tre distinti elementi: le inefficienze relative a gestioni come quelle di Tronchetti Provera e Colaninno quantificate in circa 20 miliardi (si pensi solo ai 6 miliardi persi con Seat Pagnie Gialle e ai 5 miliardi persi dalla svendita degli immobili), l’onere del debito (36 miliardi di debiti scaricati dalla Pirelli su Telecom) in seguito ad operazioni finanziarie totalmente improduttive (fusione Olvetti-Telecom ed Opa su Tim) ed infine il rallentamento nello sviluppo di una rete completa in larga banda che sarebbe costato circa 65 miliardi  di mancata crescita del Pil per effetto dei debiti.

Una serie di errori, dunque, che hanno riscritto la storia in maniera molto diversa da quella degli anni 90 quando il gruppo Telecom era il quarto per capitalizzazione di borsa ed il terzo per proiezione estera. Ci si domanda cosa sarebbe successo se quei 36 miliardi di debiti che hanno finanziato le scalate private fossero stati investiti da una Telecom pubblica in reti e piattaforme italiane.

Il progetto di Open Fiber per la posa della rete nelle aree bianche ha generato poi ulteriore spreco di tempo e denaro pubblico visto il mancato rispetto della roadmap iniziale e la duplicazione dell’infrastruttura in quelle nere.

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