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Banda ultralarga, per l’Italia impatto sull’economia fino a 180 miliardi

La stima al 2030 in uno studio presentato al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Intanto sulla rete unica Tlc resta aperto il dibattito. E il “caso” Mediaset-Vivendi apre inediti scenari

07 Set 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

La realizzazione delle reti a banda ultralarga può generare fino a 180 miliardi di Pil aggiuntivo entro il 2030. È questa la stima messa nero su bianco nello studio “Lo sviluppo della banda ultra larga in Italia. Prospettive, assetti organizzativi e linee d’azione” (cliccare qui per scaricare lo studio) realizzato da The European House – Ambrosetti, su incarico di Tim, presentato al Forum di Cernobbio.

Lo studio analizza l’impatto della fibra ottica sull’economia italiana: “Considerando l’aumento di copertura in banda ultra larga in linea con le previsioni correnti e il conseguente aumento della velocità media di connessione, oltre che del numero di sottoscrizioni, si stima che il pieno dispiegamento della rete possa generare benefici incrementali per il sistema-Paese quantificabili in più di 96,5 miliardi di euro di Pil cumulati tra il 2020 e il 2025 e oltre 180,5 miliardi di euro cumulati tra il 2020 e il 2030”, emerge dallo studio che evidenzia benefici a 360 gradi in tutti i settori economico-produttivi.

“Accelerare gli investimenti nella banda ultralarga è prerequisito fondamentale per aumentarne la penetrazione (oggi al 31% in Italia) riducendo il gap nel nostro Paese nei confronti dei peer europei”, ha detto oggi il vicedirettore generale di Cdp, Paolo Calcagnini, in audizione sulle priorità a cui destinare le risorse del Recovery fund in commissione Bilancio alla Camera. Per quanto riguarda i dati center, Cdp suggerice di “investire in infrastrutture cloud per la PA e i privati, riducendo il gap nei confronti del resto dell’Europa” e per la cybersecurity “ridurre il ritardo rispetto ai peer europei anche creando ‘campioni nazionali’ della cybersecurity”.

Co-investimento modello win-win

 È sul co-investimento che sono puntati i riflettori, anche e soprattutto tenendo conto di quanto previsto dall’articolo 76 del Codice delle Comunicazioni elettroniche: “È uno strumento chiave per mantenere la competizione infrastrutturale riducendo i rischi di duplicazione della rete e ottimizzando gli investimenti degli operatori”, si legge nel documento. E rappresenta anche “la soluzione a molti dei nodi che caratterizzando il complesso panorama competitivo nazionale. Permette infatti di creare finalmente quelle condizioni per cui gli operatori trovino stimolo economico all’investimento”. E a tal proposito vengono citati anche alcuni casi internazionali, in particolare quelli di Spagna e Portogallo che hanno registrato la crescita più marcata in termini di quota di famiglie coperte da Very High Capacity Network tra il 2014 al 2019, rispettivamente pari a 44,2 punti percentuali in Spagna e 37,7 punti percentuali in Portogallo, ma anche i più recenti casi provenienti dalla Francia e dalla Germania.

“Le evidenze emerse sottolineano come il co-investimento, abbinato a principi di neutralità tecnologica e al supporto alla crescita delle sottoscrizio­ni alla banda ultralarga, possa consentire al Paese di recuperare il ritardo accumulato e creare le condizioni infrastrutturali ottimali per attivare i benefici della digitalizzazione”. Benefici tangibili anche sul fronte governance, il “nodo dei nodi” nel dibattito sulla rete unica di Tlc che sta tenendo banco in Italia: “Il co-investimento è un modello già di per sé una soluzione di governance capace di stimolare la libera ed indipendente partecipazione degli operatori allo sviluppo del mercato in quanto, se da un lato permette anche ad operatori minori di compartecipare allo sviluppo infrastrutturale, dall’altro permette di avere un numero maggiore di offerte di prodotti wholesale destinati a quegli operatori che decidono di non sviluppare proprie infrastrutture ma con la presenza di operatori completi capaci di presidiare tutta la catena del valore ed integrare nuove tecnologie quali cloud e edge-computing indispensabili per la messa a terra di nuovi paradigmi di digitalizzazione.

Un Piano d’azione in 7 proposte per spingere la connettività

Il modello del co-investimento si inserisce all’interno di un più ampio “Piano d’Azione per l’Italia” che si articola in sette proposte suddivise, a loro volta, in proposte di assetto competiti­vo, funzionali a sostenere la connettività e il take-up, e proposte di sistema per stimolare l’adozione di servizi digitali e accrescere le competenze dei cittadini. “Complessivamente, il Piano d’Azione ha la potenzialità di attivare 12,2 miliardi di euro di pil incrementali nel periodo 2020-2025 grazie all’accelerazione del dispiegamento della banda ultralarga ottenuta attraverso il modello competitivo descritto e un risparmio di costi sistemici che raggiungono i 6 miliardi di euro legati alla non duplicazione su larga scala degli investi­menti infrastrutturali”.

Rete unica di Tlc, si va avanti ma resta il “nodo” Open Fiber

Il Forum di Cernobbio è stato l’occasione anche per fare il punto sul progetto di rete unica di Tlc. “È un percorso molto complicato ma confidiamo che possa completarsi presto avvalendosi del ruolo di investitore strategico e paziente di Cassa depositi e prestiti. Siamo per una infrastruttura aperta e inclusiva, Gubitosi lo sa”, ha detto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E in quanto al numero uno di Tim Luigi Gubitosi ha ribadito che “non ci sono chiusure di principio a nessuno ma dobbiamo capire le motivazioni e le condizioni. Ci saranno operatori di tlc che vorranno essere a bordo entrando nel capitale e nel consiglio, altri che invece vorranno fare semplicemente un co-investimento per condividere i soldi”. Riguardo al coinvolgimento di Open Fiber Gubitosi non si è sbilanciato ma si è limitato a ricordare che “Enel (azionista al 50% di Open Fiber, ndr) ha sempre detto che se ci fosse stato un partner industriale non le sarebbe interessato fare il partner di minoranza”. E al momento Enel non ha ancora preso decisioni ufficiali sul da farsi: a metà settembre è previsto un cda in cui probabilmente sarà esaminata l’offerta del fondo Macquaire, ma non è detto che si arrivi subito a un verdetto.

Rete unica di Tlc, in campo anche Mediaset?

A sparigliare le carte in tavola il caso Mediaset-Vivendi ossia la sentenza della Corte di Giustizia Europea che consente ai francesi di tenere il piede in due scarpe, Tim e Mediaset. Decisione che inevitabilmente comporterà una revisione del Tusmar, alias della Legge Gasparri sui “pesi” nell’azionariato delle aziende del comparto media e Tlc. Vivendi è azionista di maggioranza in Tim e con la decisione della Corte di fatto occupa un ruolo di primissimo piano anche in Mediaset. Sul tema della convergenza media-Tlc si dibatte da anni e c’è chi ipotizza, alla luce del nuovo scenario, una discesa in campo di Mediaset nella rete unica di Tlc.

Sull’ipotesi però Gubitosi si dice scettico: “Mentre mi è evidente l’interesse di un operatore di tlc a partecipare, non mi è evidente quello di un fruitore di contenuti come può essere Rai e Mediaset: mi rendo conto che può essere suggestivo visto il momento e la sentenza Ue, ma l’accordo è stato precedente”. Ma ha anche aggiunto che “se ci fosse interesse di qualcuno certo sarà valutato”.

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