Banda ultralarga, le regole sugli aiuti di Stato sono da rivedere - CorCom

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Banda ultralarga, le regole sugli aiuti di Stato sono da rivedere

La Commissione Ue avvia una consultazione pubblica: le norme del 2013 non più in linea con le evoluzioni tecnologiche e di mercato e gli obiettivi della Gigabit society

08 Set 2020

Patrizia Licata

giornalista

La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica sulle regole per gli aiuti di Stato a sostegno della realizzazione delle reti a banda larga. Bruxelles invita gli Stati membri e altre parti interessate a fornire opinioni e commenti sulle attuali norme e sulla loro adeguatezza alle evoluzioni tecnologiche e alla costruzione della Gigabit society. La consultazione, si legge nella nota dell’esecutivo Ue, fa parte di una più ampia valutazione che la Commissione sta conducendo sulle regole rilevanti in materia al fine di capire se sono ancora idonee o se necessitano di un aggiornamento. La consultazione pubblica resterà aperta fino al 5 gennaio 2021.

“La trasformazione digitale dell’Europa dipende da reti di alta qualità, cruciali per connettere le varie regioni dell’Unione europea e contribuire a un’economia di mercato competitiva e sostenibile anche sul piano sociale”, ha commentato Margrethe Vestager, vice presidente esecutivo della Commissione europea a capo delle politiche sulla concorrenza. “La consultazione pubblica aiuterà la Commissione a valutare se le regole attuali sugli aiuti di Stato relative al sostegno pubblico allo sviluppo delle reti di banda larga sono dotate di tutti gli strumenti per permettere di vincere le sfide del futuro digitale dell’Europa”.

Le attuali linee guida risalgono al 2013

L’Ue fa riferimento oggi alle linee guida del 2013 sugli aiuti di Stato per la banda larga, che consentono agli Stati membri di fornire sostegno per la realizzazione delle reti a banda larga, ma a determinate condizioni. In particolare, sono consentiti gli investimenti pubblici laddove esiste un fallimento di mercato e dove tali investimenti generano un miglioramento significativo sul mercato in termini di disponibilità, capacità, velocità del servizio e concorrenza.

Questo impianto garantisce che gli interventi pubblici si concentrino su aree che altrimenti sarebbero lasciate indietro nella copertura broadband per l’assenza di interesse commerciale e che si dirigano verso  tecnologie “all’avanguardia”. Allo stesso tempo, le linee guida mirano a proteggere gli investimenti privati prevedendo che nessun intervento pubblico possa aver luogo se gli operatori privati hanno investito o hanno piani di investimento credibili e promuovendo la concorrenza ad armi pari attraverso procedure di selezione competitiva, la neutralità tecnologica e requisiti di open access “a beneficio di tutti i cittadini e le imprese”, sottolinea la Commissione Ue.

Il settore è regolato anche dal Gber (General block exemption regulation), il regolamento generale di esenzione per categoria adottato nel 2014, che esenta – a determinate condizioni – gli Stati membri dall’obbligo di notificare misure di aiuto a supporto della realizzazione di reti a banda larga in aree in cui non esistono infrastrutture della stessa categoria o sono pianificate in modo credibile nel vicino futuro.

La tecnologia e il mercato sono cambiati

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Dall’adozione di queste norme le tecnologie di banda larga sono notevolmente migliorate e le esigenze degli utenti sono aumentate, con la conseguente richiesta di una maggiore larghezza di banda e un miglioramento delle reti in termini di parametri come la latenza, la disponibilità e l’affidabilità.

La consultazione pubblica invita gli stakeholder a esprimersi sull’efficacia delle linee guida del 2013 e del Gber, sul loro effetto sul mercato e sulla concorrenza, e sull’opportunità di un eventuale aggiornamento per soddisfare i nuovi obiettivi di politica digitale dell’Ue.

La regulation alla prova della Gigabit society

Tra il 2014 e il 2019 gli Stati membri hanno speso circa 30 miliardi di euro in finanziamenti pubblici, in conformità con le norme Ue sugli aiuti di Stato, per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2020 dall’Agenda digitale europea, fa sapere la Commissione. A metà 2019, l’86% delle famiglie in Europa aveva accesso alla banda larga veloce (almeno 30 megabit al secondo p Mbps) in download e il 30% era raggiunto da velocità in Gigabit.

La European Gigabit society che l’Ue vuole costruire entro il 2025 prevede che tutte le famiglie europee siano raggiunte da connettività veloce (almeno 100 Mbps in download) e con possibilità di aggiornamento a velocità in Gigabit; che tutti i principali motori di crescita socio-economica, come scuole, trasporti, fornitori di servizi pubblici e imprese ad alto contenuto digitale, abbiano accesso alla connettività in Gigabit (velocità di download e upload di almeno 1 Gbps); e che tutte le aree urbane e i maggiori centri per i trasporti terrestri siano dotati di piena copertura 5G.

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