Bruno Bossio-Open Fiber: è scontro aperto. Nuova interrogazione parlamentare? - CorCom

IL CASO

Bruno Bossio-Open Fiber: è scontro aperto. Nuova interrogazione parlamentare?

La deputata del Pd rincara la dose dopo la replica della società in merito all’andamento dei lavori del terzo bando Infratel e al cosiddetto “non-Ftth” con relativi costi “a domanda”. Ma l’azienda guidata da Elisabetta Ripa ribadisce quanto già puntualizzato e invita alla collaborazione facendo riferimento alla situazione di stallo soprattutto in Calabria

19 Ago 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Botta e risposta. Replica e controreplica. Fra la deputata del Pd Enza Bruno Bossio e Open Fiber è scontro aperto. Ad accendere la miccia l’intervista rilasciata a CorCom il 16 agosto in cui l’onorevole del Partito Democratico ha puntato il dito da un lato contro i ritardi del terzo bando Infratel in capo a Open Fiber e dall’altro sulla “definizione” di Ftth e sui costi dell’ultima porzione della rete, quella che arriva dritta dritta negli immobili. Sulle due faccende già ieri, 17 agosto, la società guidata da Elisabetta Ripa ha controbbattuto con una nota che punto per punto ha rimandato al mittente le accuse su entrambe le questioni. Nessun ritardo sulla roadmap del terzo bando e in quanto ai costi per l’ultima porzione di fibra “i costi sono interamente a nostro carico” ha puntualizzato l’azienda.

Ma l’onorevole Bruno Bossio ha deciso oggi di ribattere nuovamente attraverso una lunga nota inviata al direttore di CorCom Mila Fiordalisi. Nota a cui ha fatto seguito un’ulteriore nota a firma Open Fiber. A seguire le due note.

La nota di Enza Bruno Bossio, Deputata Pd

“È evidente che sulle prospettive della cosiddetta “rete unica” qualsiasi intervento, anche il più pacato, come nel caso dell’intervista che ho rilasciato il 16 agosto scorso, possa stimolare eccessive suscettibilità, specialmente quando si richiamano – pur riconoscendo qualche doverosa attenuante – enormi ritardi e serie difficoltà a rispettare gli impegni presi con lo Stato committente”, sottolinea la deputata del Pd. “Purtroppo, però le inesattezze della risposta di Open Fiber, mi costringono a tornare sugli argomenti trattati per chiarire alcuni fatti e, perciò, senza che fosse mia intenzione “calcare la mano”, potrà essere più chiaro quanto grave sia la situazione rispetto agli impegni assunti”.

In sostanza, “mi vedo contestate due verità lampanti: la mancata partenza delle realizzazioni relative al terzo bando Infratel e l’incompletezza dell’architettura di rete, denominata impropriamente Ftth, ma che non porta le connessioni ottiche alle case, come dovrebbe”.

Il terzo bando Infratel

Riguardo al primo punto, Bruno Bossio, dati alla mano, rende noto che “alla data del 31 luglio 2020 su 596 Comuni Ftth del Terzo bando ne risultano in esecuzione 14 (2%) e nessuno è completato; su 928 Comuni Fwa ne risultano in esecuzione 19 (2%) e completati 10 (1%). Sulla base di questi dati è davvero difficile sostenere che i lavori relativi al terzo bando Infratel siano davvero “partiti”, considerato che sono trascorsi ben sedici mesi dalla firma del contratto di concessione (il 44% del tempo contrattualmente assunto)”. La deputata del Pd ci tiene inoltre a evidenziare quella che definisce “una stranezza”: “I Comuni con progetti Ftth nelle tre Regioni (Calabria, Puglia, Sardegna), sempre al 31 luglio scorso, risultano 596 mentre al 31 maggio erano 691 (fonte: sito bandaultralarga.it); sarebbe utile comprendere il motivo di una drastica diminuzione di quasi cento Comuni”.

Ftth o non-Ftth?

Sul secondo punto in questione la risposta che fornisce Open Fiber sul problema di una realizzazione incompleta della rete Ftth, prevista per le aree bianche, “confida sulla scarsa trasparenza informativa, in merito ai reali impegni di gara”, dice Bruno Bossio. “Tale questione ho già avuto modo di evidenziare in una recente interrogazione al Ministro dello Sviluppo economico, in sede di Commissione Trasporti della Camera dei Deputati (10 giugno 2020) e che non ha avuto però risposta esaustiva. Tuttavia, il documento tecnico di gara, che il concessionario è tenuto a rispettare, sul punto della collocazione del box di attestazione delle fibre, detto Roe (Ripartitore Ottico di Edificio), è chiaro e smentisce Open Fiber”.  Testualmente, si legge nel testo, “il Roe può essere collocato internamente o esternamente agli edifici o in prossimità degli stessi in caso di aree a bassa densità abitativa”. Pertanto – sottolinea la deputata “la collocazione sistematica del box fibre a distanza (e qui poco rileva se si tratta di 40 metri al massimo o di 17 metri in media) non rispetta la specifica che consente di derogare solo per le condizioni delle case, presumibilmente uni- o bi-familiari, in aree a bassa densità (case sparse o comunque distanti dai nuclei abitati). È, dunque, proprio Open Fiber ad ammettere che l’attestazione della rete è distante dagli edifici e ciò comporta, purtroppo, la necessità di realizzare in un secondo tempo il tratto di adduzione, ossia il passaggio da area pubblica all’entrata dell’edificio che, in base all’esperienza, risulta spesso un’attività onerosa con difficoltà di attraversamento di proprietà altrui e conseguente richiesta di altri permessi. Inevitabilmente, questa scelta non-Ftth dell’azienda determinerà ulteriori forti e variabili ritardi, impossibili da stimare”.

I costi su “domanda” disincentivo agli allacci

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In merito ai costi da sostenere, poi, “è la stessa Open Fiber sul proprio sito a chiarire, nel rendersi disponibile a realizzare l’opera a completamento “su domanda”, che il costo dell’adduzione è posto in capo all’operatore retail che chiede il primo allaccio (260 euro)”, evidenzia la deputata aggiungendo che “questo extra-costo, indipendentemente se finirà in bolletta o dovrà essere assorbito dall’operatore retail, rappresenta un forte disincentivo ad allacciarsi alla rete del concessionario pubblico e, conseguentemente, potrà avere un effetto disincentivante sul take-up del servizio, a meno che non si intende usare, per coprire questi costi, i voucher, rivolti agli utenti , da poco stanziati dal Mise  come sostegno alla domanda per la connessione in fibra”.

E non finisce qui. “Il Presidente Bassanini, su Twitter, afferma che l’allaccio potrà essere realizzato “in fibra o in Fwa”. In questo secondo caso, Open Fiber si appresterebbe, dunque, a deviare dal progetto originario che prevede la copertura Ftth, salvo che nei siti del Cluster D, ove non è realizzata la rete secondaria in fibra ottica. Sarebbe opportuno che Open Fiber chiarisse il senso di questa affermazione che potrebbe sottintendere un’ulteriore deviazione contrattuale e l’inevitabile degrado di prestazione delle UI-over-100 per cui l’azienda si è impegnata”.

Quanti sono gli immobili cablati?

Su questi aspetti, come pure sulla ricorrente affermazione di 9 milioni di unità immobiliari cablate Ftth, “Open Fiber non fornisce prove”, rincara la dose Bruno Bossio la quale cita “documenti ufficiali che la contraddicono, come ad esempio la Delibera Agcom n. 481/19/Cons che fornisce il dato di 3.511.681 di famiglie coperte in Ftth complessivamente da tutti gli operatori nel 2018, di 4.256.267 di famiglie nel 2019, e una proiezione in uno scenario accelerato al 2020 di 6.490.267 di famiglie”

Nuova interrogazione parlamentare in vista?

“Come possono conciliarsi questi dati con quelli che sistematicamente pubblica Open Fiber sulla stampa? O forse la domanda più corretta è: quanti clienti sono stati attivati ad oggi su rete Open Fiber nelle aree bianche? Se la risposta è un numero piccolo a piacere non c’è bisogno di disquisizioni tecniche per dire che qualcosa non è andato per il verso giusto nella realizzazione del piano Bul nelle aree bianche. E non si può cercare di fare confusione fornendo dati di copertura e attivazioni delle aree nere che sono una libera scelta imprenditoriale dell’operatore e nulla hanno a che fare con gli impegni assunti all’atto delle aggiudicazioni dei bandi Bul. Ma proprio questi dati non certificati probabilmente rendono necessario e urgente presentare una nuova interrogazione parlamentare affinchè, nell’attuale situazione di grave ritardo e di significative deviazioni dal progetto originario per le aree bianche, Infratel, in qualità di stazione appaltante, fornisca tutta la documentazione richiesta a partire dall’offerta di Open Fiber ai bandi Bul, come diritto di trasparenza e informazione per tutti i cittadini”.

La nota di Open Fiber

“L’Onorevole Enza Bruno Bossio, verificati i dati ufficiali, corregge il tiro rispetto all’iniziale dichiarazione sui lavori relativi al terzo bando Infratel “nemmeno partiti”: la presenza dei cantieri è innegabile, tangibile e soprattutto sostanziale. Vorremmo però evitare di annoiare i lettori di Corcom con un estenuante ping pong d’agosto, quindi ci limitiamo a fare alcune sintetiche considerazioni rinviando per il resto alla nostra prima risposta (cliccare qui), che riteniamo esauriente”. Inizia così la nota di controreplica a firma dell’ufficio stampa di Open Fiber a seguito delle nuove dichiarazioni della deputata del Pd.

Tre i chiarimenti messi nero su bianco nella risposta dell’azienda guidata da Elisabetta Ripa:

  1. Il terzo bando è sicuramente in una fase iniziale rispetto agli altri due. Se si è appena iniziato un viaggio da Milano a Roma è un poco lapalissiano ricordare che c’è ancora strada da fare. Come dice la vecchia canzone vorremmo rassicurare l’Onorevole Bruno Bossio: “Bomba o non bomba, arriveremo a Roma” (e ciò nonostante durante il viaggio si sia verificato l’imprevisto di Covid-19). Con il contributo di tutti coloro che hanno a cuore la digitalizzazione del Paese, recupereremo il gap storico del nostro Paese più rapidamente.
  2. Il tema del take up su reti di nuova generazione è certamente rilevante per l’Italia. Gli unici dati certi disponibili indicano tuttavia che solo con l’ingresso di Open Fiber nel mercato il gap si sta rapidamente chiudendo. Anche per questo confidiamo nel supporto di esperti come l’Onorevole Bruno Bossio nel promuovere una corretta informazione del mercato chiamando fibra solo quello che effettivamente lo è.
  3. Ringraziamo l’Onorevole Bruno Bossio per aver scoperto il ruolo del Fwa nel piano industriale di Open Fiber e del Piano Bul. Sin dalla prima gara Infratel abbiamo inserito una quota residuale rispetto all’Ftth ma significativa di Fwa per coprire tutte le unità immobiliari facoltative che così non sono state abbandonate a se stesse. Oggi l’industria guarda con grande interesse all’Fwa, che invece viene evidentemente considerato dall’Onorevole Bruno Bossio una soluzione subottimale.

Siamo certi che potremo continuare a contare sul supporto dell’Onorevole Bruno Bossio anche in futuro e soprattutto in Calabria, che ben conosce, dove chiediamo il suo aiuto a sensibilizzare la stragrande maggioranza delle amministrazioni comunali che ad oggi non hanno ancora firmato la convenzione Infratel (prerequisito essenziale per avviare il progetto). Siamo sicuri – conclude la nota di Open Fiber – che all’Onorevole stia a cuore proprio, e solo, l’accelerazione nella realizzazione di una rete integralmente in fibra ottica neutrale a disposizione di tutti”.

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