Elisabetta Ripa: “Open Fiber completerà i lavori entro il 2022” - CorCom

L'ANNUNCIO

Elisabetta Ripa: “Open Fiber completerà i lavori entro il 2022”

Tutte le regioni saranno cablate a eccezione di Piemonte, Lombardia e Veneto dove la roadmap si concluderà nel 2023. La newco con Tim? “Per evitare duplicazioni c’è la strada delle collaborazioni e il co-investimento”

07 Apr 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Completeremo tutte le regioni entro il 2022, a eccezione di Piemonte, Lombardia e Veneto che saranno completate nel 2023”: è quanto annuncia Elisabetta Ripa, Ad di Open Fiber sulle colonne de La Stampa. In una lunga intervista la manager fa il punto sul piano nelle aree bianche e non solo: “In due anni abbiamo collegato 8,5 milioni di case, siamo la terza rete in fibra in Europa dietro la spagnola Telefonica e la francese Orange. E siamo il primo operatore wholesale”.

Non ci sta la numero uno di Open Fiber alle accuse sui ritardi della roadmap: “In ritardo di due anni? Bisognerebbe ricordare che Open Fiber ha iniziato i lavori solo nel 2018”. E riguardo alla percentuale dei collaudi sul totale dei lavori “i servizi sono già disponibili per la collettività in oltre 250 comuni. Stiamo accelerando la messa a disposizione di un’infrastruttura che, ricordiamolo, per funzionare deve essere completata. I singoli cluster territoriali sono come ponti: non se ne può aprire al traffico un pezzo, prima devono essere ultimati”.

webinar -16 dicembre
5G e connettività a banda ultralarga: la priorità, anche dopo l'emergenza
Networking
Telco

Le concessioni, puntualizza Ripa, “sono state bloccate per lungaggini burocratiche e ricorsi di altri operatori, in particolare di Tim”. E a proposito di Tim, Ripa conferma che l’azienda procederà con l’azione legale: “Dopo la decisione dell’Antitrust il cda deve tutelare i suoi interessi”. E sulla newco, ossia l’ipotesi di integrazione degli asset di Open Fiber con quelli di Tim, l’Ad puntualizza che “per evitare duplicazioni c’è la strada delle collaborazioni e del co-investimento” e che “l’operatore verticalmente integrato non è il nostro modello di riferimento e non è compatibile con la regolamentazione e gli orientamenti normativi vigenti. Quello che conta oggi è investire nelle infrastrutture digitali, anche per sostenere la ripresa e l’occupazione. Nel 2018 siamo partiti con 5mila lavoratori nell’indotto, quest’anno abbiamo toccato picchi di 14mila”.  L’emergenza Coronavirus può trasformarsi in un’occasione per il rilancio delle Tlc: “è un corso accelerato di digitalizzazione che contribuirà  a una maggiore adozione di servizi evoluti”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA